Cronaca

'Ndrangheta, nuovi arresti nell'operazione 'Big Bang'

L'ultimo blitz dei carabinieri tra Torino e Asti ha portato in carcere altre 14 persone legate ai boss Adolfo e Cosimo Crea

Nadia Francalacci

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In meno di due mesi, 9 maxi operazioni con centinaia di arrestati e indagati da Nord a Sud Italia. L'ultimo maxi blitz è quello portato a segno dai carabinieri questa mattina nella città di Asti e nel capoluogo piemontese. A finire in carcere altri 14 tra 'piccoli' capicosca e gregari legati a Adolfo e Cosimo Crea, ritenuti i capi del 'Crimine' ovvero il braccio violento della 'Ndrangheta in provincia di Torino.

Per due degli arresati di oggi, l'accusa è di tentata estorsione in concorso, con l'aggravante del metodo mafioso mentre per le altre 12 di detenzione di stupefacenti a fini di spaccio. Le misure cautelari richieste dalla Procura piemontese, sono lo sviluppo dell'operazione 'Big Bang' che lo scorso 14 gennaio, aveva visto l'arresto di 22 persone, tra i quali proprio i due pericolosi e spietati boss Adolfo e Cosimo Crea.

L'altra operazione, l’ultima in ordine di tempo, che ha fatto scattare le manette ai polsi di 16 fiancheggiatori del boss Giovanni Franco, stata portata a segno dalla Polizia di Stato, lo scorso gennaio a Reggio Calabria.

La Ndrangheta, che è ad oggi considerata dagli investigatori di tutto il mondo la mafia più potente e organizzata, dall’inizio dell’anno ad oggi si è vista ‘decapitare’ decine di capi cosche e ‘sfumare’ centinaia di affari milionari tra traffici di droga, appalti pubblici, usura e giochi d’azzardo.


 

Da Nord a Sud Italia, la mafia calabrese che prende il suo nome dalla ‘ndrina ovvero della famiglia, ha mostrato ancora una la sua abilità nell’infiltrarsi nel tessuto sociale, nel ramificarsi nei territori anche lontanissimi dalla Calabria.

Il 25 gennaio scorso, la Dda ha individuato i fiancheggiatori della latitanza di Giovanni Franco.
Il boss Giovanni Franco fu arrestato nel novembre 2013, nella località turistica francese di Antibes, dopo che si era sottratto all'esecuzione di una condanna definitiva ad 11 anni e 4 mesi di reclusione per traffico di sostanze stupefacenti.

Nel corso delle indagini gli investigatori hanno scoperto il modus operandi dei suoi gregari che lo avrebbero raggiunto più volte nella sua latitanza per prendere ordini. Per sviare le indagini, durante alcuni viaggi, i suoi fiancheggiatori avrebbero spedito, con un corriere, i loro telefoni cellulari accesi, in una località turistica del Nord Italia che avrebbero raggiunto, con autovetture prese a noleggio, dopo aver incontrato il latitante in Francia. Mentre in altri casi avrebbero affidato gli apparecchi telefonici ad altri affiliati, per simulare la loro presenza a Reggio Calabria.

Traffico di droga

Il 22 gennaio, la Dda calabrese e lo Sco, “stroncano” gli affari de “u mastro” ovvero del boss Giuseppe Commisso: un traffico di droga tra l’Italia, Belgio, Costa d'Avorio e Venezuela. A dare il via all'inchiesta della Dda reggina, le intercettazioni ambientali eseguite all'interno della lavanderia Apegreen di Siderno, base operativa di Commisso. Cimici che hanno fornito un inarrestabile flusso di notizie che, fin dal 2010, a detta degli investigatori, hanno ridisegnato la storia della 'ndrangheta portando alla luce le innovazioni criminali determinate soprattutto dall'avvento del traffico di sostanze stupefacenti con l'America. Tra i suoi collaboratori c'era anche il sovrintendente della polizia Gian Luca Castagna. Era lui, infatti, secondo l'accusa, che forniva alla cosca le informazioni sulle movimentazioni dei container nel porto di Gioia Tauro consentendo di eludere i controlli. Ma non solo. Il poliziotto avrebbe anche partecipato direttamente a consegne di droga agli acquirenti, tra i quali Francesco Fattoruso, esponente del clan camorristico Aquino-Annunziata di Boscoreale (Napoli), trovato cadavere il 26 marzo 2014 nella sua auto distrutta dalle fiamme.


Tre cosche

21 gennaio: l’operazione "Saggio compagno 2" dei carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria che ha portato all’arresto di 19 persone. Sono tre le cosche di 'Ndrangheta, che sono finite nel mirino dei militari dell’Arma ovvero quelle dei Petullà, dei Latini e dei Foriglio, tutte con base operativa nei territori di Cinquefrondi ed Anoia, nella Piana di Gioia Tauro. Il maxi blitz che è il seguito di un'attività d'indagine condotta nel dicembre del 2015 con l’arresto di 36 persone, ha riguardato oltre alla provincia di Reggio Calabria, le città di Verbania, Firenze, Cosenza, Catanzaro, Vibo Valentia e Chieti.


Da Reggio Calabria a Cortina

21 gennaio: gli uomini del commissariato di Cortina d'Ampezzo arrestano Daniele Misiano 23enne nato a Polistena, presunto affiliato alla 'ndrangheta, responsabile di rapina aggravata, ricettazione, lesioni aggravate e detenzione e porto illegale di arma comune da sparo in luogo pubblico. L'uomo che si trovava a Cortina d'Ampezzo dove lavorava presso una struttura ricettiva era coinvolto in alcune rapine a mano armata in concorso con altri, commesse in provincia di Reggio Calabria.

Beni confiscati

Il 19 gennaio: confiscati beni per un valore di circa 600 mila euro a Francesco Giuseppe Quattrone, 54 anni, ritenuto affiliato alla cosca Libri. Quattrone è stato condannato in via definitiva a sei anni e sei mesi di reclusione per associazione mafiosa e trasferimento fraudolento di valori nell'ambito della operazione "Testamento".

Estorsioni

16 gennaio. A Rosarno i carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria, insieme ai Cacciatori di Calabria, hanno arrestato per estorsione aggravata dal metodo mafioso, Gregorio Cacciola, 57 anni, ritenuto elemento di spicco dell'omonima cosca di Rosarno. Grazie ad intercettazioni ambientali e telefoniche e riprese video fatte dai militari del reparto operativo di Reggio e da quelli di Rosarno, è emerso che Cacciola avrebbe fatto richieste estorsive ai danni di un'azienda agricola di Candidoni. Gregorio Cacciola è lo zio paterno di Maria Concetta Cacciola, la testimone di giustizia morta il 20 agosto 2011 per ingestione di acido in circostanze ancora non del tutto chiarite.

In Emilia Romagna

A Bologna il 15 gennaio, un’altra costola della maxi operazione “Aemilia”. Decine di carabinieri del comando provinciale di Modena e finanzieri di Cremona hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare e un sequestro preventivo, nei confronti di sei persone e altrettante società di capitale, tra Emilia-Romagna, Veneto e Calabria. E' un nuovo e pensante colpo contro la 'Ndrangheta nel Nord Italia. Il 28 gennaio 2015 ci furono 117 arresti; sono 224 i rinviati a giudizio o con il processo in abbreviato in corso. Il valore complessivo di beni e società sequestrate nell'indagine è di quasi 500 milioni di euro.

Il 14 gennaio l’operazione Bing bang che sconvolge il Piemonte ed in particolare il suo capoluogo. "Siamo i padroni di Torino": la 'ndrangheta violenta, arrogante e ricca del Nord-Ovest si esprimeva così. A sgominarla sono stati i carabinieri con 20 arresti e 41 perquisizioni fra Piemonte e Calabria. L'operazione, chiamata 'Big Bang' dal nome di uno dei locali in cui i criminali si riunivano, ha interrotto una serie di estorsioni a commercianti, imprenditori e ambulanti, traffici di droga e prestiti a tassi usurari (anche al 120% di interesse annuo). Per incassare le somme la 'ndrina ricorreva a minacce di ogni tipo. Una volta ha spedito a un imprenditore una testa di maiale. Con un messaggio eloquente: "La prossima sarà la tua".Al vertice dell’organizzazione i due fratelli Adolfo e Cosimo Crea.

13 gennaio: i carabinieri di Vibo Valentia fermano Francesco Salvatore Fortuna, di 36 anni, pluripregiudicato, ritenuto esponente di spicco della cosca Bonavota di Sant'Onofrio, accusato di essere l'autore dell'omicidio di Domenico Di Leo, avvenuto nell'estate del 2004. Di Leo, secondo quanto emerso, sarebbe stato eliminato per contrasti interni al clan.

10 gennaio. La città di Locri è in ansia per la partita di calcio a 5 femminile tra lo Sporting Locri e la Lazio dopo le minacce che hanno portato alle dimissioni del presidente della società calabrese, Ferdinando Armeni.

Il 5 gennaio, il latitante Antonio Cilona, ritenuto elemento di spicco della cosca Santaiti di Seminara, viene arrestato dalla squadra mobile di Reggio Calabria. L'uomo, condannato all'ergastolo in appello per omicidio ed associazione mafiosa, è stato trovato in un villaggio turistico a Parghelia (Vibo Valentia). Cilona era ricercato dal momento della condanna, avvenuta nell'ambito del processo "Cosa mia", l'inchiesta che ha portato alla luce le infiltrazioni delle cosche nei lavori di ammodernamento dell'autostrada Salerno-Reggio Calabria ed ha ricostruito alcuni omicidi di una faida che ha visto contrapposte per anni le cosche di Palmi e Seminara.

4 gennaio. Estorsioni, ricettazione, usura, rapine, omicidi ma anche rapporti con "colletti bianchi" potenzialmente capaci di intervenire su organi giudiziari e alti prelati per ottenere favori. A Catanzaro, la cosca di 'ndrangheta capeggiata da Nicolino Grande Aracri non si faceva mancare niente per accrescere il proprio potere che già era salito considerevolmente, portando le ramificazioni del clan operativo a Cutro, nelle province di Crotone, Cosenza, Catanzaro, Vibo Valentia, e le propaggini a Roma, in Emilia Romagna e in Lombardia. In questa maxi operazione, la prima del 2016, i carabinieri arrestano 16 tra boss e gregari. Ma agli arresti sono finiti anche un avvocato ed una giornalista, quest'ultima con entrature tra i vertici ecclesiastici romani, L'indagine è la prosecuzione di quella portata a termine il 28 gennaio 2015 con l’arresto di 37 persone e che fu condotta in concomitanza con l'operazione Aemilia.

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