Cronaca

'Ndrangheta, il business miliardario del 'gambling' online

L'operazione contro il gioco d'azzardo e la criminalità organizzata riapre la polemica sulla necessità di riformare le procedure di sequestro dei beni

Nadia Francalacci

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56 imprese nazionali ed estere, 1.500 punti commerciali e 82 siti nazionali e internazionali sequestrati dalla Guardia di Finanza per un valore stimato di oltre 2 miliardi di euro.

E’ la più imponente operazione contro il “gambling online”, ovvero il gioco d’azzardo e le scommesse illegali sul web che, questa mattina, ha portato all’arresto 28 persone, a 13 misure di custodia cautelare ai domiciliari, a cinque divieti di dimora e cinque obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria.

Il blitz che ha colpito una delle più potenti organizzazioni legate all’‘Ndrangheta e specializzate nel gioco d’azzardo, è scattato nel cuore della notte: decine di militari dei comandi provinciali dei Carabinieri e della Guardia di finanza, della Squadra mobile della Polizia di Stato e della Direzione investigativa antimafia (Dia) di Reggio Calabria unitamente agli uomini del Servizio centrale di investigazione sulla criminalità organizzata (Scico) e al nucleo speciale Frodi tecnologiche di Roma della Gdf, sono piombati nelle abitazioni degli indagati e hanno messo i sigilli alle sedi delle società.

Un'indagine estremamente complessa, durata alcuni anni, coordinata della Direzione distrettuale antimafia (Dda) di Reggio Calabria che mostra chiaramente quanto sia imponente il giro d’affari legato alle scommesse clandestine e al gioco d’azzardo. Ed è proprio il gioco online il meccanismo privilegiato dalla 'Ndrangheta per riciclare i proventi della droga.

“Le cifre di quest’operazione sono davvero impressionanti, sono i numeri di una finanziaria – spiega a Panorama.it, l’onorevole Davide Mattiello, componente della commissione Antimafia e coordinatore del gruppo di lavoro su testimoni collaboratori e vittime di mafia - i beni e le aziende sequestrati che hanno il valore di una manovra finanziaria. Bisogna che tutti si convincano che bisogna mettere mano velocemente ad una riforma generale che riguarda la gestione di sequestri e confische”

Onorevole Mattiello, c’è già un proposta di riforma. Ma a che punto è?
La proposta di riforma è pronta e il Governo ha manifestato l'intenzione di procedere, convergendo sui testi depositati in Commissione Giustizia. Credo sia una prova di buona volontà.

La riforma è piuttosto complessa e articolata. Ma quali sono, secondo lei, i tre punti fondamentali che dovrebbero essere modificati?
Il primo riguarda il miglioramento e riorganizzazione delle procedure giudiziarie. Ad esempio, tra la proposta, il sequestro, la nomina dell’amministratore giudiziario e la confisca, trascorre troppo tempo. Questa procedura deve essere semplificata e ridotta a tempi minimi. Per far questo sarebbe opportuno creare delle sezioni distrettuali specializzate presso i vari Tribunali. Il secondo punto riguarda le misure da adottare nei confronti delle aziende sequestrate. In questo caso occorre capire se si trattano di aziende vere e capaci di essere “legalmente” competitive sul mercato oppure se si tratta di aziende “lavatrici” ovvero create ad hoc per riciclare denaro. In questo ultimo caso occorrerà procedere all’immediata messa in liquidazione della società salvaguardando comunque i lavoratori mentre se l’azienda risulta essere solida, lo Stato deve intervenire sia per garantire i posti di lavoro ma anche il volume d’affari. Il terzo punto, infine, riguarda la riforma dell’Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati. Questa agenzia ad oggi è inadeguata a svolgere il proprio compito. Quindi deve essere completamente riformata e adeguata in base alle nuove leggi.


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