Cronaca

'Ndrangheta, gli affari del comune di Taurianova con il clan Fazzalari

Una maxi operazione della Dda di Reggio Calabria ha portato in carcere 48 persone. L'ex sindaco Romeo e l'ex assessore Sposato al centro dell'inchiesta

'Ndrangheta blitz

Nadia Francalacci

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Il palazzo municipale di Taurianova sarebbe stato “in mano” al boss Ernesto Fazzalari per due legislature, fino al 2014.

Era lui, Fazzalari, boss della ‘Ndrangheta, considerato uno dei killer più spietati al mondo e il numero due dei superlatitanti ricercati dalla polizia dopo Matteo Messina Denaro, che dal suo bunker avrebbe impartito “ordini” all’ex sindaco di Taurianova Domenico Romeo e all'ex assessore comunale Francesco Sposato, su come gestire appalti e concessioni per opere pubbliche.

In base agli atti della Dda di Reggio Cablabria che questa mattina nell’operazione "Terramara - Closed" ha fatto scattare le manette ai polsi di 48 persone (e il sequestro di beni per un valore di oltre 25 milioni di euro), sarebbero stati proprio Romeo e Sposato a favorire le cosche che spadroneggiano nel comune calabrese, con un susseguirsi di concessioni e autorizzazioni a beneficio di imprese riconducibili ai clan legati al boss.

I "giochi" politici di Romeo e Sposato

Proprio Sposato, ad esempio, assessore allo Sport, turismo e spettacolo nella prima giunta di Romeo e consigliere di minoranza nella seconda Giunta Romeo, è accusato di essere legato al gruppo Sposato - Tallarida alleato al cartello Zagari-Viola-Fazzalari.

Per l'accusa, sarebbe stato lui a far acquisire, con azioni corruttive e abusando della sua qualifica, il controllo degli appalti pubblici di Taurianova alla cosca di appartenenza.

Gli investigatori, infatti, hanno rilevato che la rottura degli equilibri tra Romeo e Sposato sarebbe avvenuta nel momento in cui il sindaco si era opposto alla realizzazione del progetto imprenditoriale della famiglia Sposato, finalizzato all'acquisizione del controllo e gestione del cimitero di Iatrinoli di Taurianova.

L'inchiesta della Dda calabrese mostra come l’amministrazione comunale avesse improntato la propria azione politico-amministrativa, a soddisfare gli interessi e soprattutto, le istanze provenienti dalle cosche della 'ndrangheta.

Non solo appalti e concessioni 

Ma non c’erano solo gli appalti “pilotati”.

Attraverso intimidazioni ed estorsioni, le cosche legate a Fazzalari erano riuscite ad avere il controllo dell’intero settore edile e di quello alimentare. Non solo, erano subentrati persino nella gestione delle intermediazioni immobiliari, delle produzioni in serra e anche delle energie rinnovabili.

L’inchiesta "Terramara - Closed", durata quattro anni, prima di decapitare i vertici delle cosche con il blitz di questa mattina, ne ha delineato gli assetti e l’operatività nell'area di Taurianova: al clan Avignone - Zagari - Fazzalari - Viola sono collegati, con autonomia funzionale, due gruppi, quello di Sposato-Tallarida e quello di Maio-Cianci.

Chi ha favorito la latitanza del boss

Nel corso delle indagini, i militari hanno finalmente identificato anche i soggetti che avrebbero favorito la ventennale latitanza del boss Ernesto Fazzalari catturato dai carabinieri il 26 giugno 2016.

Fazzalari, oggi 48 anni, prima del suo arresto da parte dei carabinieri del Ros e di quelli dello Squadrone Cacciatori di Calabria, ha sempre amato la bella vita: donne, soldi, sigari, cibo e champagne. Nel 1996, pochi anni dopo il momento più cruento e sanguinoso della faida che vide contrapporsi a Taurianova le cosche Asciutto-Neri-Grimaldi e Fazzalari-Crea-Viola, Ernesto Fazzalari, diventò latitante.

Aveva venticinque anni ed era già un killer spietato tanto da essere il sicario di riferimento del suo clan per la facilità con cui sparava. Non solo: Fazzalari amava anche decapitare le sue vittime tanto che persino l’Europol, nel 2004, lo segnalò come uno tra i killer più violenti. 

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