Cronaca

'Ndrangheta, gli affari dei Piromalli nel mercato ortofrutticolo di Milano

Gli interessi della 'ndrina calabrese anche sul porto di Gioia Tauro e sul commercio di olio negli Stati Uniti

'Ndrangheta blitz Ros

Nadia Francalacci

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La potentissima cosca calabrese dei Piromalli avrebbe gestito e controllato il mercato ortofrutticolo di Milano, una rete di distribuzione di prodotti oleari negli Stati Uniti e, ovviamente, il porto di Gioia Tauro da dove transitavano frutta, verdura, olio e soprattutto tonnellate di droga.

Antonio Piromalli, 45 anni, figlio di Giuseppe, uno degli esponenti storici della ‘ndrina calabrese della Piana di Gioia Tauro e arrestato questa mattina, avrebbe esercitato un controllo sistematico, direttamente dalla sua abitazione nel cuore del capoluogo lombardo, di tutte le attività imprenditoriali legate all’importazione, distribuzione e commercializzazione dei prodotti destinati al mercato ortofrutticolo di Milano.

Sarebbe stato lui a determinare prezzi, quantità e varietà di prodotti da “far arrivare” sulla piazza milanese. Non solo, attraverso un imprenditore italoamericano, Antonio Piromalli, sarebbe riuscito ad infiltrarsi anche nel tessuto economico statunitense attraverso la distribuzione di olio e di prodotti affini nella città di New York.

Affari oltreoceano
A ricostruire gli affari sporchi della ‘ndrina egemone sul mandamento tirrenico della provincia di Reggio Calabria e con diramazioni in Lombardia, Nord Europa, Stati Uniti e Australia, sono stati i carabinieri del Ros che questa mattina hanno arrestato 33 persone, tra boss e gregari, accusate a vario titolo, di associazione mafiosa, traffico di stupefacenti, intestazione fittizia di beni, autoriciclaggio e tentato omicidio.

Le indagini dei Ros hanno documentato il controllo delle attività del traffico di droga all'interno dello scalo portuale calabrese ma soprattutto la penetrazione della cosca nel tessuto economico ed imprenditoriale legato al settore agroalimentare. La movimentazione dei generi alimentari destinati al mercato ortofrutticolo milanese, infatti, veniva gestita dal boss Antonio Piromalli attraverso i suoi gregari e affiliati con i quali comunicava attraverso i “pizzini”.

Strutture alberghiere, edilizia e abbigliamento
Ma dove finiva il fiume di denaro “sporco” gestito dalla cosca?
Le risorse di provenienza illecita, sia quelle reperite in Italia che quelle provenienti dagli Usa, venivano reimpiegate dal boss Antonio Piromalli, in società di abbigliamento, collegate a noti marchi francesi ma anche in imprese attive nell'edilizia e nella gestione di strutture alberghiere.
Infatti, l'inchiesta ha messo in luce anche la partecipazione della cosca nel progetto di realizzazione di un centro commerciale a Gioia Tauro, all'altezza dello svincolo autostradale della Salerno-Reggio Calabria.

Un giro d'affari di oltre 16 miliardi
Gli interessi illeciti nel settore agroalimentare con l'infiltrazione nel mercato ortofrutticolo di Milano e la rete di distribuzione di prodotti oleari negli Usa facente capo ad un imprenditore italoamericano organico alla cosca Piromalli, sono la punta di un iceberg del business della criminalità organizzata nell'agroalimentare che vale circa 16 miliardi di euro all'anno.

Solo questa mattina con l’operazione denominata “Provvidenza”, i militari del Ros hanno sequestrato beni per un valore di oltre 40 milioni di euro riconducibili alla cosca Piromalli.

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