Cronaca

‘Ndrangheta, come funzionava il narcotraffico di Gregorio Gigliotti

Oltre tre tonnellate di cocaina, fornita dal cartello di Alajuela in Costa Rica, agli Stati Uniti, e di lì in Olanda, Belgio, Spagna

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Floriana Bulfon

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“20 di ananas, container di banane, frutta esotica dal Costa Rica” e “io ti mando mio cugino per i soldi”, un cugino calabrese con almeno 530mila dollari al seguito. “Cugino dimmi una cosa, come ci possiamo muovere, possiamo esagerare?”, “sì non c’è problema!”, dove il “piano piano” sta per almeno 50 chili di cocaina

E così oltre tre tonnellate di cocaina, attraverso navi cariche di frutta tropicale, sono approdate dal Costa Rica ai porti degli Stati Uniti e da lì in Olanda, Belgio, Spagna, fino in Calabria. A muoversi agile, da una sponda all’altra dell’Oceano, è la ‘ndrangheta che conferma la sua leadership di organizzazione globale del narcotraffico.

Un broker insospettabile
Al centro un insospettabile broker internazionale, Gregorio Gigliotti, calabrese incensurato trapiantato a New York, finito in manette lo scorso maggio.

Dal suo ristorante “Cucino a Modo Mio”, nel quartiere multietnico di Corona, a due passi dalla nuova sede del MoMa, nel Queens, è stato in grado di tessere una ragnatela di rapporti, dai Genovese, una delle cinque storiche famiglie di Cosa nostra newyorkese, agli Alvaro, i “carni i cani” che vantano ramificazioni in tutto il mondo, fino ai narcos del Costa Rica.

A fornire la droga era il cartello di Alajuela, guidato dal boss Arnoldo de Jesus Guzman Rojas, per Gigliotti semplicemente “Armando”. Con lui sono stati oggi arrestati, con l'accusa di associazione per delinquere finalizzata al traffico di droga, aggravata dalla condotta trasnazionale, anche sei suoi luogotenenti: Juan José de la Trinidad Campos Mora, braccio destro di “Armando” che si incontrava con l’emissario di Gigliotti, German Andres Montero Picado, rappresentante legale delle società “Tropifruit” e “Comercializadora de Pina”, società da cui partivano i container con stipata, sotto le banane e la manioca, la polvere bianca; Carlos Arias Zuniga, che ha effettuato diverse spedizioni verso la società di Gugliotti, la "Fresh farm produce export corporation", Julio Velasco e Hector Aladino Zuniga Arias altri referenti logistici della filiera e “il cubano Riky”, al secolo Ricardo Jorge Garcia Alzugaray, uno che manteneva i rapporti con i proprietari delle società di import-export coinvolte nei traffici di stupefacenti e, parallelamente, con cittadini colombiani, da tempo stanziali nella capitale del Costa Rica.

Un’operazione condotta dagli agenti costaricensi dalla Fiscalia Adjunta contra la Delincuencia Organizada, in collaborazione con la Polizia di Stato (Servizio Centrale Operativo guidato da Renato Cortese), coordinata dalla DDA di Reggio Calabria che ha ricostruito l'organigramma del sodalizio, legato alla 'ndrangheta ionico-reggina e i suoi rapporti con i trafficanti del Centro – America.

San José, capitale della Costa Rica, era diventata la nuova base operativa delle ndrine riunite in cartello con i narcos locali.

Tra New York e Lamezia Terme
“Armando, come stai? Sono qui in Italia…sto facendo affari qua”, chiede Gigliotti, uno che “s’è mangiato un rene e un pezzo di cuore”, intesi come organi di qualcuno, non appena sbarca dalla Grande Mela a Lamezia Terme.

Lo ha fatto più volte tra agosto e ottobre scorso per seguire in prima persona le trattative e gli accordi sul versante italiano, del resto disponeva, secondo gli inquirenti, “di una rete di “appoggi” e sodali capaci di muoversi in tutta la regione e mantenere contatti con acquirenti di stupefacente in provincia di Catanzaro, Vibo Valentia, Crotone e, in particolare, nell’entroterra di Reggio Calabria”.

Il braccio operativo
E quando Armando fa sapere “stiamo aspettando i soldi”, Gregorio non ha problemi “vuoi che ti mando un ragazzo là? Ti mando mio cugino”. Il cugino è il suo braccio operativo, Franco Fazio, candidato nella lista del Cdu alle comunali di Lamezia Terme, pronto all'occorrenza a raggiungere i grattacieli di New York o ad andare in Costa Rica - “Franco, tu vai poi ti fai un altro viaggio, uno vai ora, l’altro dopo del 5, ed arrivi da me gli devi portare i soldi, gli dobbiamo portare i soldi a loro e sono 2 e torni a NY”, indica perentorio Gigliotti- e di stringere accordi con Francesco e Carmine Violi, parenti degli Alvaro di Sinopoli.

Spedizioni con Campos Mora
Fazio che in Costa Rica individua broker e organizza spedizioni e con Campos Mora ragiona su percentuali per “il servizio alla persona”, ossia per chi invia e per chi riceve i container: su 50 chili in media il 10 per cento. E quando non capisce, il costaricano paziente ripete: “Vede è una percentuale, lei non investe niente e noi neanche. Solo il lavoro nostro e a lei non più del suo lavoro, consegnare questo a loro”. Un modo nuovo per non dover più portare il denaro in Costa Rica per pagare la droga limitando a consegnare il container a loro: l’organizzazione lì, in Calabria. Ma Fazio vorrebbe il 30 per cento che in Calabria “di ananas e banane ce ne sono”, che il mercato è inflazionato, perché “molti lavorano nel settore, in particolare gente con un nome, gente che lavora 5/10 container per volta”.

Capacità delle ‘ndrine di riprodurre oltreoceano la loro struttura criminale
"Gli elementi raccolti non escludono ulteriori sviluppi delle indagini", avevano affermato gli inquirenti, lo scorso maggio, all’indomani dell’arresto di Gigliotti. Indagini che hanno portato a confermare la capacità delle ‘ndrine di riprodurre oltreoceano la loro struttura criminale impermeabile all’esterno, e di avere “reti di distribuzione ramificate negli Stati Uniti e nei paesi del Nord Europa e un sistema che si avvale di referenti e corrieri in grado di avviare e definire le trattative, procedere alla consegna del denaro e segue tutte le fasi". I compari calabresi fanno affari con tutti e continuano a costruire il loro impero di mafia globalizzata.

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