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'Ndrangheta: chi è Campolo, il "re dei videopoker"

Gli investigatori gli hanno confiscato altre 4 opere d'arte. L'uomo dei boss calabresi aveva dipinti per un valore di oltre 400 milioni di euro

Confiscate. La Guardia di Finanza e i Carabinieri del Patrimonio Culturale di Reggio Calabria, hanno portato via altre quattro opere al "re dei videopoker", ovvero l’imprenditore Gioacchino Campolo, 77 anni, l’uomo-lavatrice dei soldi sporchi dei boss della 'ndrangheta reggina.

Si tratta di quattro opere d'arte in marmo il cui valore è stimato di 150 mila euro, nulla rispetto al patrimonio inestimabile che nel corso degli anni, i militari sono riusciti a recuperare all’interno degli immobili di proprietà di Campolo.

L’altare chiesastico, una fontana da chiesa, composto da 6 pezzi, due statue raffiguranti un personaggio maschile e uno femminile e una cornice - porticina di tabernacolo, infatti, non sono che una minima parte delle opere d’arte che il Re calabrese dei videopoker era riuscito ad accumulare.
In meno di dieci anni, gli investigatori gli hanno sequestro dipinti per un valore di oltre 432 milioni di euro di Dalì, Guttuso, Migneco, Ligabue, Fontana, Sironi, Carrà, Cascella.

Ma chi è Gioacchino Campolo?
Ritenuto contiguo a cosche di 'ndrangheta e condannato in via definitiva a 16 anni di reclusione per estorsione aggravata dal metodo mafioso e riciclaggio, Campolo, amava mangiare ammirando un dipinto di Dalì, appeso alla parete della sua cucina. Non solo, aveva deciso che un De Chirico, un Fontana e un Sironi, incastonati in cornici d’oro, lo accompagnassero durante il suo passaggio in corridoio e un Ligabue, lo salutasse, al suo rientro in casa.

Accumulatore seriale
Ma Campolo, era un vero e proprio “accumulatore seriale” che negli anni non aveva solo acquistato opere di inestimabile valore ma anche conservato di tutto, persino le chiavi delle serrature ormai vecchie dei suoi 260 immobili. Non buttava mai via nulla.

Il suo impero, secondo gli investigatori, se lo sarebbe costruito presentandosi alle aste giudiziarie con valigette piene di milioni 'cash' per acquistare case, appartamenti e ville.
Poi, nel 2009, anno in cui la Dda lo ha spedito in carcere con l’accusa di essere la 'lavatrice' dei clan e sequestrandogli beni per circa 300 milioni di euro, è iniziata la sua rovina.

Lo “smemorato” di Reggio
Ma davanti agli inquirenti, Campolo sembra aver "perso la memoria" del suo immenso patrimonio artistico.
Quando gli hanno chiesto conto di 17 quadri d’autore trovati appesi alle pareti di un appartamento della Capitale, ha fatto solo “spallucce”. Stessa cosa quando è stato chiesto di rendere conto delle ottantasette riproduzioni fotografiche di gran pregio dei bozzetti originali di Amedeo Modigliani.

“Non ricordavo neanche di averle”, disse. Un “black out” di memoria anche per le due statue di fine Seicento e del fonte battesimale con tanto di putti alati e tabernacolo, scovati per caso dagli amministratori giudiziari in una stanza segreta all’interno di uno dei suoi tanti magazzini.

Opere accatastate in bauli
Tra scatole, armadi e ripostigli vari in giro per la Calabria e il resto d’Italia, sono saltate fuori anche due statue, un uomo e una donna, con fattezze da popolani seicenteschi e un gruppo marmoreo probabilmente trafugato in qualche chiesa. Le opere erano smontate in vari pezzi, ed erano state accatastate in anonime casse di legno ricoperte di polvere.

Insomma Campolo aveva una collezione da museo.

Un patrimonio diventato di Stato
Ovviamente nelle sue disponibilità centinaia di immobili, alcuni di enorme valore commerciale, auto di lusso e beni di ogni genere che oggi è tutto patrimonio dello Stato. Quadri compresi.
Le quattro opere confiscate, infatti raggiungeranno, tutti gli altri dipinti nelle stanze di Palazzo della cultura, “Pasqualino Crupi” a Reggio Calabria  

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Nadia Francalacci