Nadia Francalacci

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"La prossima è la tua". È il messaggio che la 'ndrangheta lasciava, assieme alle teste mozzate di maiale, alle sue vittime per farsi pagare il pizzo. La maxi operazione di questa mattina dei carabinieri del Comando provinciale di Torino ha stroncato un'organizzazione criminale legata alla 'ndrangheta che dettava legge tra il Piemonte e la Calabria, precisamente tra Reggio Calabria e l'hinterland del capoluogo piemontese. 

 

Per i 20 arrestati, le accuse sono a vario titolo, di associazione per delinquere di stampo mafioso finalizzata a estorsioni, usura, traffico di droga e gestione di bische clandestine.

Nell'inchiesta, coordinata dalla procura di Torino, che ha disposto anche 41 perquisizioni domiciliari e sequestrati beni per centinia di miglia di euro, sono emersi pesanti atti intimidatori da parte degli arrestati per 'Ndrangheta. Ad una vittima di estorsione, dopo numerosi pressioni e minacce, è stata recapitata, ad esempio, una testa mozzata di maiale con l'avviso che "la prossima sarebbe stata la sua".

In mano alla 'ndrangheta anche il traffico di droga e un giro di bische clandestine. Al centro di questa indagine dei carabinieri, denominata Bing Bang, due fratelli già protagonisti in passato di altre vicende criminali legate alla storia della ’ndrangheta ormai ben radicata in Piemonte: Adolfo e Cosimo Crea, 44 e 41 anni, considerati dagli investigatori 'i capi delle 'ndrine' in Piemonte. Il loro grado, all'interno dell'organizzazione mafiosa, era quello di 'padrino'. I fratelli Crea, sono nati in Calabria e si sono trasferiti nel nord 15 anni fa con un destino già segnato: quello di veritice nelle organizzazone mafiosa.

La loro famiglia, infatti, a Torino ha sempre avuto ruoli di comando in quella 'ndrangheta che aveva lasciato la Calabria per l'area piemontese. I due Crea erano stati arrestati nel giugno del 2011 nel quadro dell'operazione 'Minotauro'. Aldo Cosimo è tornato libero nel febbraio del 2014, Adolfo nel giugno del 2015.

Ma già nelle settimane precedenti, nel carcere di Voghera in cui erano rinchiusi, avevano cominciato a riorganizzarsi, riuscendo ad aggregare al sodalizio vecchi pregiudicati, parenti e giovani emergenti nell'ambiente criminale torinese.

In carcere, assieme ai due fratelli i gregari e prestanome dell'organizzazione. L'indagine ha ricostruito tutti i casi di estorsione ai danni di imprenditori, vittime di usura e di persone indebitate per avere frequentato case da gioco gestite dalle cosche. Le vittime sono una ventina ma nessuna di queste ha mai denunciato volontariamente le intimidazioni. 

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