Cronaca

'Ndrangheta arrestato Vincenzo Crupi, sindaco di Bova Marina

L'operazione "Ecosistema" ha portato in carcere 14 persone. Al centro delle indagini le elezioni politiche e la raccolta dei rifiuti

Nadia Francalacci

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Il sindaco di Bova Marina, Vincenzo Crupi, questa mattina, non aprirà la porta del suo ufficio in Municipio. Attorno alle 5, i carabinieri di Reggio Calabria, lo hanno arrestato per corruzione. E con lui altre 14 persone tra assessori, ex sindaci, boss, gregari e imprenditori.

L’accusa nei confronti del primo cittadino di Bova Marina è quella di aver "pilotato", assieme ad altri, un appalto per la raccolta dei rifiuti nel suo comune, "controllato" dalla cosca Iamonte, uno dei gruppi storici della 'ndrangheta. Ai domiciliari, questa mattina, sempre con la stessa accusa, il vicesindaco e l'assessore al Turismo di Brancaleone, Giuseppe Benavoli ed Alfredo Zappia, e l'ex sindaco di Melito Porto Salvo, Giuseppe Iaria, già coinvolto in una precedente operazione.

Vincenzo Crupi, è nato a Melito di Porto Salvo, Reggio Calabria nel 1976, con una Laurea in Giurisprudenza, è stato eletto sindaco nel maggio 2014 e secondo gli inquirenti, appena raggiunto il Municipio, avrebbe agevolato la ‘ndrina Iamonte che detiene il “potere” in quei territori.

Ma tra i nomi finiti nei faldoni dei magistrati anche quello del consigliere regionale della Calabria Francesco Cannizzaro, eletto nella lista di centrodestra Cdl. Per lui, ad oggi indagato, l'accusa di aver ottenuto da parte della cosca Paviglianiti di San Lorenzo un appoggio elettorale.  

Elezioni comunali e rifiuti

Infatti, al centro di questa ultima operazione dei Carabinieri, denominata “Ecosistema” ci sono anche le elezioni comunali svoltesi nel 2014 a San Lorenzo, centro dell'hinterland reggino, che risulterebbero state influenzate dalla ‘ndrina "Paviglianiti", un’altra potentissima cosca presente in questo territorio.

Le accuse

I 14 arresti sono stati fatti in esecuzione di ordinanze di custodia cautelare emesse dal Gip di Reggio Calabria su richiesta della Dda reggina.

Le persone destinatarie del provvedimento cautelare, infatti, sono ritenute responsabili, a vario titolo, di oltre 13 capi d’accusa: dal concorso esterno in associazione di tipo mafioso, alla turbata libertà degli incanti; dalla violenza privata all’estorsione, illecita concorrenza con minaccia o violenza, tutte ipotesi aggravate dall'aver agito con modalità mafiose e per agevolare la cosca di riferimento; falsa testimonianza, corruzione per l'esercizio della funzione, corruzione per un atto contrario ai doveri d'ufficio, detenzione e porto illegale in luogo pubblico o aperto al pubblico di armi comuni da sparo.

Il seguito dei blitz "Ada" e "Ultima spiaggia"

Il maxi-blitz di oggi condotto dal Nucleo investigativo del Comando provinciale dei carabinieri, è nato quale approfondimento delle operazioni "Ada" e "Ultima spiaggia" nel dicembre di due anni fa, che avevano visto coinvolte le ndrine facenti capo alle famiglie "Iamonte" e "Paviglianiti".

"L'impegno investigativo - riferiscono i carabinieri in una nota stampa - ha consentito di acquisire elementi probatori sul conto di imprenditori attivi nel settore della raccolta rifiuti, i quali, forti del sostegno derivante dalla criminalità organizzata locale e avvalendosi della collaborazione di liberi professionisti e della compiacenza di funzionari e amministratori pubblici, hanno condizionato il regolare svolgimento di gare d'appalto in alcuni comuni del basso jonio reggino".

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