Cronaca

'Ndrangheta al nord: in manette il sindaco di Seregno

Il sindaco che non voleva gli accattoni in città e lottava per la legalità, avrebbe fatto affari con le cosche di San Luca

sindaco di Seregno

Nadia Francalacci

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Polindrangheta a Seregno. Sembra un gioco di parole, ma non lo è affatto. Della politica con la P maiuscola, la più potente delle organizzazioni mafiose al mondo ha fatto un modus operandi, una "propria" politica, appunto una polindrangheta.

Dai parlamentari ai sindaci, dagli assessori fino agli ultimi consiglieri comunali e, soprattutto, da Nord a Sud, la 'Ndrangheta ha infiltrato i propri uomini o è riuscita a "comprarsi" i loro favori in cambio di voti o soldi.

E ci sarebbe riuscita anche con il sindaco di Seregno, in provincia di Monza, Edoardo Mazza, il quale secondo gli inquirenti sarebbe “capitolato” ai piedi della Locale cosca originaria di San Luca, per essere eletto "primo cittadino".

Il presunto coinvolgimento di Mazza

Infatti, il sindaco Mazza, che su Facebook si presenta ai suoi concittadini e all’Italia con lo slogan “Serietà, concretezza e passione”, avrebbe “barattato” la sua elezione per una concessione finalizzata a realizzare un supermercato nel monzese.

Proprio i suoi legami con un imprenditore edile legato ad una potentissima cosca di Reggio Calabria, sono finiti al centro di una maxi inchiesta coordinata dalla procura di Monza e dalla Procura Distrettuale Antimafia di Milano che ha portato all’arresto, questa mattina, di 27 soggetti affiliati alla 'ndrangheta accusati a vario titolo di associazione di tipo mafioso, estorsione, detenzione e porto abusivo di armi, lesioni, danneggiamento, traffico di stupefacenti, corruzione, abuso e rivelazione di segreto d'ufficio.

L’accusa per il primo cittadino di Seregno, finito agli arresti domiciliari, è di corruzione.

Chi è coinvolto

A legare a "doppio filo" politica lombarda e 'ndrangheta, secondo l'inchiesta, sarebbe stato proprio l’imprenditore edile di Seregno, anche lui finito in carcere, il quale avrebbe intrattenuto rapporti con diversi politici del territorio, e coltivato frequentazioni fatte di reciproci scambi di favori con esponenti della criminalità organizzata.

Nell'inchiesta, infatti, sono coinvolti anche l'ex vicepresidente della Lombardia ora consigliere regionale Mario Mantovani e altri due politici locali di Seregno: un consigliere comunale è stato posto agli arresti domiciliari e un assessore, Gianfranco Ciafrone, per il quale è stata disposta l'interdizione dai pubblici uffici. 

Chi è Mazza

Mazza, avvocato 38enne, eletto nel 2015 da una coalizione di centrodestra che tutti i giovedì alle ore 12:30 si faceva trovare a “Tu per Tu” con in cittadini in “diretta streaming", solo pochi mesi fa, era stato al centro di feroci polemiche per alcune sue dichiarazioni contro gli accattoni, considerati la piaga della città di Seregno.

“Invito la popolazione a non aiutare gli accattoni. Basta dare soldi a chi chiede l'elemosina - disse il sindaco a marzo scorso - chi ha davvero bisogno è già aiutato dal Comune".

Il 31 agosto scorso, dopo lo stupro della ragazza polacca e del trans a Rimini, Mazza sempre da una delle sue dirette streaming si presentò con un paio di forbici in mano: "Questo è lo strumento che molti vorrebbero utilizzare per punire gli animali che hanno compiuto questo efferato delitto. Non è rappresentativo del mio stato d'animo ma se fossi il genitore di quella ragazza" - aggiunse - "altro che forbice utilizzerei...".

Pochi giorni fa, in un’altra diretta, Mazza parlò del bisogno dei cittadini di essere "supportati da uomini in divisa" e del suo legame stretto con le forze di polizia.

Insomma, un doppio volto per il sindaco di Seregno che da un lato si mostrava vicino alle Istituzioni e alla polizia e carabinieri e dall’altro avrebbe fatto affari con le feroci e spietate cosche calabresi.

Le stesse cosche che volevano trasformare Milano nella loro San Luca del Nord.

Milano con la città di San Luca

"Vogliono mettere in piedi San Luca .. San Luca a Milano ... al nord".  Le mire espansionistiche della cosca erano ben chiare e neppure celate nelle conversazioni telefoniche intercettate dai carabinieri, le quali facevano riferimento anche al grosso traffico di cocaina nel comasco e all'acquisto di "mitra" e "kalashnikov".

Le indagini, infatti, hanno portato all'identificazione di un sodalizio legato alla Locale della 'ndrangheta di Limbiate, in provincia di Monza, composto da soggetti per la maggior parte originari di San Luca, che aveva avviato proprio in provincia di Como un ingente traffico di cocaina e si è reso sempre in quella zona responsabile di alcuni violenti episodi di estorsioni nella cittadina di Cantù.

L'inchiesta dei carabinieri, iniziata nel 2015, rappresenta una costola dell'indagine "Infinito", che nel 2010, sempre coordinata dalle procure di Monza e Milano, aveva inferto un duro colpo alle "Locali" 'ndranghetiste in Lombardia.

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