Cronaca

Napoli: la criminalità dei bambini si combatte con la scuola

Mentre si continuano ad arrestare baby boss, il presidente della Municipalità di Scampia spiega perché solo l’istruzione può debellare le mini gang

Napoli 17 Maggio 2016. ANSA/CESARE ABBATE – Credits: Ansa

Salvatore: "Francesco, fammi sapere quanto l'ha pagato".
Francesco: "3.000 euro due caricatori...200 botte, quello mi voleva dare 500 botte".
Salvatore: "tutte quelle che stavano là sopra.. a quanto arrivavano a soldi?".
Francesco. "A soldi stavano solo i due kalashnikov a 5000 euro, i due Uzi grandi 4000...e sono 9000 euro...quei 357 piccolini sono 2000 euro...comunque 30.000 euro". E ancora, Francesco: "ma questo non è niente...Sasà ha visto i trolley, ha perfino quel mitra che si mette con la ruota...lo hai mai visto nei film eh? Mi credi ke armi che ho visto che tiene Massimo...la quantità che tiene Massimo non l'ho vista mai da nessuna parte".

Francesco e Salvatore sono due giovanissimi, baby criminali del quartiere Forcella, affiliati alla “Paranza dei bimbi”, l'organizzazione camorristica napoletana indicata così per la giovane età dei suoi affiliati e per i suoi feroci baby boss poco più che ventenni.

I due boss commentavano quanto avevano visto a casa di un trafficante di armi residente nell’ormai tristemente noto Parco Verde di Caivano, lo stesso dove è stata violentata e uccisa Fortuna detta Chicca.

All’interno di uno degli appartamenti del Parco Verde c’era un vero arsenale: 20 pistole, 2 kalashnikov, un Uzi, una mitraglietta e migliaia e migliaia di colpi. I due baby boss, parlando come due esperti di armi, facevano riferimento anche ai prezzi. Con una normalità sconvolgente. Il loro obiettivo, ovviamente, era quello di armarsi per prendere il controllo delle attività illecite nel quartiere napoletano di Forcella.

Dopo l'ala militare, sgominata nel giugno del 2015 con 64 arresti, ieri la Polizia di Stato con l’operazione "Car Wash", ha inferto un altro durissimo colpo l'ala finanziaria della "Paranza dei bimbi". In manette sono finiti non solo boss poco più che maggiorenni ma anche tre donne, che gestivano i pusher. Ne parliamo con Angelo Pisani, Presidente della VIII Municipalità di Scampia.

L’operazione Car Wash ha veramente sgominato l’ala finanziaria di questa organizzazione?

A Napoli adesso c’è la "moda della criminalità" quella dettata dal film di Gomorra e i giovani si improvvisano boss, con linguaggi cinematografici, con espressioni e atteggiamenti mutuati alle scene dei film. Ed è più difficile da debellare, da combattere rispetto alla criminalità del passato. Purtroppo oggi non ci troviamo più come alcuni anni fa a dover contrastare l’operato criminale di un singolo boss che comunque aveva un suo codice d’onore. Oggi il fenomeno dei nuovi boss è incontrollabile, veramente difficile da gestire.

Lei, da anni combatte per togliere i ragazzi dalle strade. Pensa veramente che la Camorra non abbia paura dello Stato ma solo della scuola?

Ne sono estremamente convinto. La Camorra non ha paura né degli arresti, né delle sentenze, meno che mai dei processi che hanno tempi biblici. La criminalità ha paura solo dell’istruzione. La scuola che forma i giovani e le coscienze spezza quel legame forte tra Camorra e giovanissimi affiliati. Il quartiere di Scampia ha dimostrato sul campo quello che ho appena affermato. Negli ultimi cinque anni, a Scampia non si spara più perché le scuole hanno rafforzato i loro programmi e allungato gli orari di apertura e i giovani stanno sempre meno in mezzo alle strade. Solo la cultura, la conoscenza e l’opportunità di un impiego può sgominare la “paranza dei bimbi”. Non un’operazione delle forze di Polizia e neppure mille bliz delle forze dell’ordine. Le baby gang denominate “Paranza”, spuntano come funghi in ogni strada.

Vuol dire che a Napoli ogni strada ha il suo boss poco più che adolescente?
Sì, e non è una esagerazione. Ogni strada ha un suo boss della “Paranza” Prima c’era un boss per quartiere o per un’area della città, adesso ce ne sono a decine. Mancando l’istruzione e lo Stato, c’è solo la droga. Questi ragazzi si ‘riempiono’ di cocaina e poi escono per il quartiere credendosi degli eroi, di essere potenti. Così si armano e sparano.

Lei sostiene che la “Paranza” sia solo un alibi dello Stato..
Certo, è un alibi di uno Stato che non c’è e non fa niente per esserci. È facile appellare dei giovani criminali con “la paranza dei bimbi”, fa solo scena. Certo questi baby delinquenti ci sono, è innegabile, ma se si vuole debellare il problema occorre adottare la strategia impiegata nel quartiere di Scampia, in tutti i quartieri napoletani. Aver creato centri di aggregazione e iniziative teatrali a Scampia è stato come “tirare la coperta”.

Ovvero?
Abbiamo “scoperto” altri quartieri. La criminalità che non ha più trovato terreno fertile tra i giovani di Scampia che avevano scelto la scuola o altre attività alla vita in strada, è migrata in altre zone di Napoli: Forcella, San Giovanni a Teduccio, Fuorigrotta.. Lo Stato vuole sgominare la Paranza? Investa in tutte le scuole napoletane, nei musei, nella cultura creando davvero nuovi interessi, punti di riferimento e nuovi posti di occupazione. 

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