La camorra mette le divise alle prostitute

Le passeggiatrici napoletane costrette ad indossare gli stessi indumenti: ad ogni colore corrisponde un clan

La Camorra mette le divise alle prostitute

– Credits: Getty

Nadia Francalacci

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Non bastava sfruttarle e talvolta massacrarle di botte. Adesso la Camorra ha deciso che le prostitute di "sua proprietà" devono vestire tutte in modo identico. Insomma, indossare una sorta di “divisa”. È la nuova moda lanciata dai clan napoletani per identificare le lucciole di piazza Garibaldi, davanti la stazione centrale.

Tre le “uniformi” ufficiali scelte dai camorristi: body bianco e pantaloni blu, giubbotti  rossi e jeans, felpa e pantaloni o gonna  totalmente di colore nero.

"Con il buio piazza Garibaldi diventa un vero e proprio quartiere a luci rosse dove non ci sono solamente prostitute maggiorenni ma anche moltissime adolescenti - spiega Armando Coppola, presidente della IV Municipalità di Napoli che ha denunciato per primo questo nuovo modo di comunicare dell’organizzazione criminale partenopea. Ad ogni angolo dell'emiciclo sfilano ragazze, giovani e giovanissime che a seconda del marciapiede su cui si sistemano vestono tutte in modo uguale proprio come se avessero una sorta di divisa. Ciò equivale all'appartenenza al clan che le gestisce".

Le dichiarazioni di Coppola creano caos in una città che negli ultimi anni vive la presenza sui marciapiedi delle prostitute come una vera e propria emergenza.  

"La denuncia del presidente della IV Municipalità - dichiarano il commissario regionale dei Verdi Ecologisti, Francesco Emilio Borrelli ed il segretario cittadino del Sole che Ride, Vincenzo Peretti - fa venire i brividi. L'unico modo secondo noi per combattere concretamente questo fenomeno che a Napoli e provincia è in totale espansione è quello di legalizzare la prostituzione che deve essere esercitata solo in appartamenti chiusi e controllati dallo Stato obbligando queste persone a pagare le tasse e fare periodici controlli sanitari”.

“Solo in questo modo - prosegue Borrelli- sottrarremo questo mondo alla gestione della Camorra che oramai ha preso il totale sopravvento”.

Quattro i clan che si sono divisi la zona della stazione e che gestiscono le prostitute di origine rumena: i Mallardo, i Licciardi, i Misso e i Vastarella. “Sono  solamente tre i colori scelti dai clan- precisa Francesco Emilio Borrelli - perché due clan si sono alleati”.

A Napoli sono oltre 2 mila i clienti che ogni giorno fanno domanda di sesso a pagamento alle circa 300 donne e trans presenti sulle strade partenopea.  

Secondo un’analisi fatta dalla cooperativa Dedalus, che da circa dieci anni lavora in città con progetti finalizzati alla riduzione del fenomeno dello sfruttamento della prostituzione, circa il 40 per cento della prostituzione giornaliera napoletana è fatta da transessuali. Non solo. La maggior parte dei loro clienti sono persone sposate o comunque con relazioni stabili. Ma è in forte aumento la prostituzione “casalinga”, ovvero svolta all’interno delle mura domestiche mentre circa il 50 per cento usa ancora la strada come punto di riferimento. Ancora molto elevato, sempre secondo lo studio, il numero dei clienti che chiedono prestazioni non protette.

Ma quanto può costare una prestazione sessuale tra i vicoli di  Napoli?
La prestazione è molto variabile: da 5 euro ad un massimo di oltre 100 euro. “Ormai ogni sera anche sotto la sede del Consiglio Regionale della Campania al centro Direzionale c'è un proliferare di uomini e donne che si prostituiscono- conclude Borrelli - solo regolamentando il fenomeno lo si potrà arginare”.

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