Cronaca

Mori e De Donno denunciano la Procura di Palermo

I due ufficiali dei carabinieri sostengono che i tre pm Teresi, Di Matteo e Tartaglia avrebbero incaricato un ufficiale di condurre una serie di interrogatori “anomali”

mori de donno

Giuseppe De Donno e Mario Mori in una foto d'archivio (Ansa)

È ancora scontro tra l’ex Ros dei carabinieri e la Procura di Palermo. I legali dei due ex ufficiali dell’Arma, Mario Mori e Giuseppe De Donno, imputati nel processo per il presunto patto tra Stato e mafia, hanno inviato un esposto nei confronti dei pubblici ministeri di Palermo a una serie di autorità: dal presidente della Repubblica nella sua qualità di capo del Csm, al vicepresidente del Csm, al ministro di Giustizia, alla procura di Caltanissetta e alla procura generale della Cassazione.

Nella denuncia, che risale alla fine settembre, il generale Mario Mori insieme al “pupillo” del giudice Falcone, Giuseppe De Donno, contestano “anomalie nel modus procedendi” dei tre pm palermitani Vittorio Teresi, Antonino Di Matteo e Roberto Tartaglia, e chiedono al Guardasigilli Andrea Orlando l’invio degli ispettori ministeriali.

Tutto nasce quando la Procura di Palermo, alla ricerca di presunte illeicità di condotta nel passato del prefetto Mori quando era al Servizio d’informazioni della difesa (che non ha nulla a che fare con i capi d’imputazioni per i quali è sotto processo, ndr), ha aperto un fascicolo a carico d’ignoti nel 2013 delegando per le nuove indagini non gli organi di polizia giudiziaria, ma il tenente colonnello Massimo Giraudo. Costui lavora al dipartimento Logistica e sicurezza dell’Arma, e soprattutto è il numero 51 nella lista dei testi della pubblica accusa nel processo contro gli stessi Mori e De Donno.  

Su delega dei pm palermitani, il colonnello Giraudo nel febbraio scorso ha più volte interrogato il colonnello in quiescenza Mauro Venturi (nato nel 1930), sempre alla ricerca di illeicità nel curriculum professionale di Mori. Questi colloqui sono stati depositati agli atti sia nel processo sulla presunta trattativa Stato-mafia, sia nel processo di secondo grado contro Mori per la mancata cattura di Bernardo Provenzano nell’ottobre del 1995.

I legali di Mori e De Donno lamentano che l’inchiesta del tecnico dell’Arma si sia svolta senza l’ausilio di altri funzionari di polizia giudiziaria e senza la registrazione dei colloqui, avvenuti talvolta nella residenza del colonnello Venturi, talvolta nella locale stazione dei Carabinieri a Bibione, a Venezia.  “Giraudo” scrivono i difensori di Mori e De Donno “non risulta rispondere a nessun superiore gerarchico in relazione all’attività svolta”, non sembra nemmeno “in possesso della certificazione del Nulla osta di sicurezza (Nos), motivo per cui non può rivestire incarichi di comando nell’Arma”.

Nell’interrogare il colonnello Venturi, inoltre, Giraudo “non documenta l’attività svolta con la registrazione magnetofonica o altri mezzi che assicurino l’integralità dell’atto”.

La procura generale della Cassazione, che è titolare dell’azione disciplinare nei confronti dei magistrati, si è mossa. Ha chiesto ai pm palermitani ragione del loro operato attraverso la Procura generale di Palermo, guidata da Roberto Scarpinato (magistrato sostiene il processo d’appello contro Mori, ndr). Scarpinato però ha chiesto ai giudici l’acquisizione proprio degli interrogatori del Giraudo, quelli che sono oggetto di denuncia degli ex ufficiali dell’Arma.

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