Cronaca

Forze dell'ordine: il mistero delle uniformi confezionate all'estero

Un poliziotto lancia l'allarme sulle divise non conformi, pagate migliaia di euro, ma di cui si perdono le tracce. E gli agenti sono costretti a comprarsi la tenuta estiva

Nadia Francalacci

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Mitra, fucili a canne mozze, pistole ma soprattutto decine di divise di ordinanza dei Carabinieri, Polizia, Finanza. In Italia si susseguono i sequestri di armi e con queste anche di uniformi in dotazione alle Forze dell’ordine. L’ultimo lo scorso 13 marzo in una abitazione di Reggio Calabria dove la Polizia di Stato ha ritrovato alcune divise dell’Arma dei Carabinieri.

Ma sempre nella città calabrese, pochi mesi fa, furono ritrovati assieme ad un piccolo arsenale, decine di capi d’abbigliamento sempre in dotazione ai militari dell’Arma: una placca con il fregio distintivo priva di matricola; un paio di manette corredate da custodia in tessuto; un cinturone completo di fondina di colore nero con bordo rosso in uso sempre all’Arma.

E ancora: tre berretti della divisa, due camicie bianche per uniforme; una camicia per l’uniforme estiva di colore azzurro; tre pantaloni; una giacca della divisa ordinaria dei Carabinieri ed infine un soprabito-cappotto di colore blu ma con gli alamari della Polizia Locale.

“Il numero delle divise sequestrate di per sé non è così preoccupante- spiega Franco Maccari, Segretario generale del Coisp, sindacato della Polizia di Stato – ma deve essere uno di quei campanelli d’allarme che dovrebbe indurre l’intelligence italiana a fare un’analisi molto più ampia e complessa legata non solo alle uniformi ma anche ai flussi di armi che arrivano dall’estero nel nostro Paese”.
Anche a Milano, in un garage, sono stati ritrovati quattro mesi fa durante un maxi blitz, decine di fucili, pistole e divise della Polizia di Stato.

Franco Maccari, in Italia come negli altri Paesi c’è un alto livello di allerta terrorismo e la cronaca ci insegna che molti attentati sono stati portati a segno da terroristi vestiti con divise di ordinanza. E nel nostro Paese ne “circolano” molte illegalmente…
Sì, e non solo nel nostro Paese. Il dato preoccupante non è quello legato alle divise che sequestriamo nei vari covi ma in quelle che vengono fatte confezionare alle ditte straniere. Purtroppo, oggi, con la globalizzazione e con la crescente crisi economica, lo Stato cerca di risparmiare e ovviamente lo sta facendo dando in appalto la realizzazione delle uniformi dei Carabinieri, Finanza e Polizia di Stato a ditte cinesi e romene.

Ma questo non è un dato allarmante…
Certo, non lo sarebbe se queste divise fossero confezionate in base agli standard richiesti e risultassero conformi…

Si spieghi meglio..
La polizia di Stato ha commissionato oltre 5 mila divise ad una ditta in Romania. Alla ditta vincitrice dell’appalto, lo Stato ha consegnato materiali, colori distintivi ma soprattutto numeri di serie. Il problema non si pone se la ditta compie il proprio lavoro correttamente. In questo caso invece, non ha fornito delle divise conformi allo standard e sono state rimandate indietro. Stessa cosa è avvenuta, per migliaia e migliaia di uniformi dei carabinieri, con una ditta cinese. Adesso io mi domando: che fine fanno queste divise? Vengono distrutte? Oppure vengono ‘rivendute’ in canali paralleli?

Ma ci saranno dei controlli…
Nessuno vigila. Chi garantisce che queste ditte, utilizzando i nostri tessuti , i colori e i nostri numeri di serie non realizzino solo il numero di divise richieste dallo Stato Italiano? L’Italia può commissionare 5 mila divise e loro possono realizzarle 7 mila, 8 mila e di quelle uniformi si perderà traccia. E nessuno controlla. E’ questo il vero pericolo.

Secondo lei è possibile che un attentato in Italia possa essere compiuto con uniformi acquistate illegalmente?
Non si può certamente escludere calcolando poi la facilità con la quale è possibile reperire questi materiali. La cronaca, inoltre, ci insegna che già 30 o 40 anni fa sono state indossate delle uniformi di ordinanza per compiere importanti attacchi terroristici per non parlare di quelli avvenuti recentemente anche in altri Paesi del mondo. 

E se le divise ordinate dal Ministero risultano conformi, non ci sono per tutti gli agenti in servizio. La denuncia è di Eugenio Bravo, segretario provinciale del sindacato autonomo Siulp.

"Finalmente - spiega Bravo - sono state distribuite in tutto il Paese le nuove divise operative per i poliziotti in servizio di volante e nei Reparti Prevenzione Crimine. Purtroppo, per ironia della sorte o meglio per la lungimirante spending review, queste divise non sono state distribuite in modo da vestire tutti i poliziotti".

A Torino, infatti, un centinaio di agenti di polizia si stanno "arrabattando" per acquistare di tasca propria capi di abbigliamento per completare la dotazione estiva della divisa, in particolare le magliette modello 'polo'.

"Poichè ai più fortunati sono state distribuite due sole magliette estive - precisa il segretario del Siulp - costoro sono costretti, se non vogliono ridursi durante il servizio in uno stato pietoso per via della calura, a comperarne due. In sintesi: chi non ha ricevuto magliette ne acquista quattro a spese proprie, chi ne ha ricevute due acquista "solo" le altre due".

Poi Eugenio Bravo conclude la sua denucia: "Sappiamo che l'abito non fa il monaco e che il poliziotto si può fare anche con divise differenti. Crediamo però che il degrado di uno Stato si possa manifestare anche attraverso un'organizzazione che fa apparire i suoi uomini e le sue donne, per usare un eufemismo, trascurati e molto poco uniformi". 

 

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