Cronaca

Migranti, UNHCR: ne muore in mare 1 su 18

Ridotti a un quinto gli arrivi in Italia rispetto al 2018, ma sulla rotta del Mediterraneo centrale il rischio di non farcela oggi è molto più alto

Migranti

Marta Buonadonna

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E' appena stato pubblicato il rapporto dell'Agenzia dell'Onu per i rifugiati dall'eloquente titolo "Viaggi disperati", che fotografa la situazione degli arrivi alle frontiere europee nei primi sette mesi dell'anno, mettendo le cifre a confronto con lo stesso periodo del 2017. Scopriamo così che "Tra gennaio e luglio, il numero di rifugiati e migranti entrati in Europa attraverso Grecia, Italia e Spagna è diminuito del 41% rispetto allo scorso anno".

A cosa si attribuisce la diminuzione degli sbarchi? "Nuove misure contro l'immigrazione irregolare nel Mediterraneo centrale, compreso un ulteriore sostegno alle autorità libiche per impedire l'attraversamento del mare verso l'Europa, ulteriori restrizioni sul lavoro delle ONG coinvolte nelle operazioni di ricerca e soccorso e un accesso limitato ai porti italiani per rifugiati e migranti soccorsi in mare da giugno, ha portato a un minor numero di arrivi in Italia".

Meno sbarchi, più morti (in proporzione)

Per qualcuno queste potranno anche essere buone notizie, peccato che al minor numero di arrivi corrisponda anche una più alta percentuale di morti. Si legge nel rapporto: "Lungo le rotte terrestri anche in Europa, quest'anno si registrano più morti con 74 morti registrati nei primi sette mesi del 2018 rispetto ai 42 dello stesso periodo dell'anno scorso".

La maggior parte comunque muore affogando nel Mare Nostrum. "Alla di fine luglio, quasi 1600 persone erano morte o disperse nel Mar Mediterraneo e lungo le rotte terrestri nel 2018, ad esclusione di coloro che sono morti lungo rotte da e verso il Nord Africa, come nel deserto del Sahara o in Libia. Nonostante i numeri più bassi di persone che attraversano il mare dalla Libia, una percentuale maggiore di persone muore in mare, con un decesso per ogni 18 persone che arrivano in Europa attraverso la rotta del Mediterraneo centrale tra gennaio e luglio di quest'anno rispetto a un decesso ogni 42 nello stesso periodo del 2017".

Arrivi in calo solo in Italia

Dei tre paesi mediterranei che costituiscono i confini meridionali dell'Unione Europea, solo nel nostro si è registrato quest'anno un brusco calo degli sbarchi. Siamo passati dai 95.200 arrivi dei primi 7 mesi del 2017 ai 18.500 giunti in Italia tra gennaio e luglio di quest'anno: un quinto. In Spagna, invece, negli stessi mesi gli arrivi (per terra e per mare), sono più che raddoppiati, passando da 12.100 nel 2017 a 27.600 nel 2018. Lo stesso è avvenuto in Grecia dove quest'anno sono arrivati 26.000 migranti contro i 13.800 dei primi sette mesi dello scorso anno.

Quanto ai decessi, in tutto il 2017 erano stati 2.276 quelli di migranti diretti in Italia, contro i 1.095 del 2018 che però non è ancora finito. Considerato che finora gli arrivi sono stati un quinto rispetto allo scorso anno, si vede come la proporzione delle persone scomparse o decedute sia altissima. In Spagna i morti sono passati da 113 a 318 e in Grecia da 38 a 99.

Da dove arrivano e cosa hanno subìto

Per quel che riguarda gli arrivi via mare in Italia, il paese di origine della maggior parte dei migranti è la Tunisia: da gennaio a luglio 2018 sono stati 3.300 i tunisini sbarcati sulle nostre coste. Le altre comunità più numerose sono quelle provenienti da Eritrea (2.900) Sudan (1.600), Nigeria (1.250) e Costa d'Avorio (1.000). In Grecia, invece, la nazionalità più rappresentata tra i migranti è quella siriana (5.750), al secondo posto c'è l'Iraq (3.450) e al terzo l'Afghanistan (2.450). In Spagna infine il numero più consistente di migranti arriva da Guinea (3.100), Marocco (2.600) e Mali (2.200).

Dai risultati di una relazione dell'UNHCR di prossima pubblicazione su eritrei, guineani e sudanesi arrivati in Italia nel 2017 emerge che il 75% delle oltre 900 persone intervistate ha sperimentato qualche forma di abuso sulle rotte che portano in Libia e in Europa. Il 44% degli intervistati ha segnalato di aver assistito a una o più morti durante il viaggio. Di coloro che hanno viaggiato attraverso la Libia, il 64% ha riferito di abusi fisici, violenze o torture, il 45% ha detto di essere stato privato di cibo e il 41% dell'acqua. Il 30% ha riferito di essere stato sottoposto a pratiche di sfruttamento del lavoro e il 21% ha riferito di aver fatto esperienza di estorsione o corruzione, l'11% ha dichiarato di essere stato colpito o minacciato con armi e il 3% ha riferito di essere stato oggetto di abusi o sfruttamento sessuale (il 7% delle donne e il 2% degli uomini).

Il dramma dei minori

Più di 3.500 bambini non accompagnati sono arrivati in Europa attraverso le tre rotte del Mediterraneo nei primi sette mesi del 2018, rispetto a oltre 13.300 nello stesso periodo dell'anno scorso. Quasi 2.900 minori non accompagnati sono arrivati in Italia, principalmente dalla Libia e dalla Tunisia. La maggior parte dei minori fino ad ora proveniva da Eritrea, Tunisia e Sudan.

Secondo il rapporto dell'UNHCR molti di loro sono soggetti ad abusi simili a quelli patiti dagli adulti. Inoltre, "anche i bambini, sia accompagnati che non accompagnati, che sono stati intercettati o salvati al largo delle coste libiche dalla Guardia costiera libica sono trasferiti in strutture di detenzione al momento dello sbarco in Libia. Alla fine di luglio 2018, quasi 1.200 bambini erano stati trasferiti in detenzione in Libia".

Quanto alla ridistribuzione dei rifugiati dai paesi di sbarco ad altri Stati membri dell'Unione Europea, in base al sistema di ricollocazione di emergenza dei rifugiati messo a punto dall'UE per assistere Italia e Grecia, all'inizio dello scorso luglio 22.000 richiedenti asilo sono stati ricollocati dalla Grecia (il 33% del totale originariamente previsto) e 12.700 dall'Italia (il 32% di quanto previsto in origine).

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