Redazione

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Il giorno successivo all'ennesima tragedia di migranti annegati in mare, nel porto di Augusta approda la nave Ievoli Ivory con agganciato il relitto del peschereccio affondato il 18 aprile 2015 nel Canale di Sicilia dopo un recupero di tre giorni che ha segnato una complessa operazione disposta dalla presidenza del consiglio, affidata al ministero della Difesa e coordinata dalla Marina Militare.

Dopo essere rimasta a circa 400 metri su un fondale del Mediterraneo, l'imbarcazione dovrebbe far tornare alla luce i 250, forse 300 corpi, triste bilancio del contrammiraglio Marina militare italiana Pietro Covino. Il tutto è costato 9,5 milioni di euro, finanziati dalla Presidenza del consiglio dei ministri. 

Purtroppo non si conosce il numero preciso delle persone che erano a bordo del peschereccio prima che affondasse e quanti siano i dispersi in mare. Ai corpi che secondo una prima valutazione si troverebbero attualmente nell'imbarcazione, si devono aggiungere le 169 salme che sono state recuperate dai sommozzatori della Marina militare e dei vigili del fuoco, più un centinaio di persone disperse.

Sono stati i migranti sopravvissuti, testimoni della tragedia, a fornire il numero di oltre 700 passeggeri imbarcati sul peschereccio. I supersiti? Soltanto 28, compresi il presunto capitano e il suo mozzo, che sono a processo a Catania. 

E dopo la triste conta cominceranno le autopsie e le identificazioni delle vittime che saranno tumulate in cimiteri siciliani.

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