Un milione di migranti sono entrati in Europa nel 2015: qualcosa più di un decimo di questi, sono arrivati in Italia.
Esattamente il numero è 144.200: 129mila sono sono sbarcati sulle coste di Sicilia, Puglia e Calabria; i restanti sono passati dalle frontiere a nord est o dai porti adriatici.

Una massa di persone in fuga da guerre e povertà che, però, è in calo del 12,9% rispetto a quella giunta nel nostro paese nel 2014.

Oggi gli ultimi soccorsi in mare, tra Libia e Italia: sono state salvate 728 persone ed è stato recuperato il cadavere di un uomo.

Non è un'invasione
Il dato italiano conferma dunque sostanzialmente due cose:

1) chi parla di invasione non guarda alla realtà dei numeri ma alla propaganda;
2) nonostante negli ultimi mesi la rotta preferita sia diventata quella che attraversa i Balcani, la Libia continua ad essere una porta per l'Europa e un fronte strategico per l'Italia.

La Libia, una priorità
Ecco perché il ministro dell'Interno Angelino Alfano è tornato a ribadire che la Libia resta una priorità per il nostro paese, auspicando che l'accordo politico raggiunto nei giorni scorsi in Marocco per la formazione di un governo di unità nazionale "porti un'evoluzione" per la sicurezza di quel paese e, soprattutto, "fermi le partenze" verso l'Italia.

Eritrei, nigeriani, somali
Il titolare del Viminale ha anche confermato che nell'ultimo anno è cambiata la provenienza di quelli che sbarcano: non più siriani, che in gran parte fuggono attraverso la Turchia e i Balcani, ma eritrei (+10,3%) e, soprattutto, nigeriani (+124,1) e somali (+95,3%).

Tutte le regioni italiane
Migliaia di persone che attualmente sono ospitate nei centri governativi, nelle strutture temporanee e negli alloggi del sistema Sprar, con una distribuzione che interessa tutte le regioni italiane.

Delle 101.708 persone ospitate (+54% rispetto a 2014), infatti, il 13% sono in Lombardia, il 12% in Sicilia, l'8% nel Lazio, Campania, Piemonte e Veneto.

Redistribuzione difficile
Se i numeri dicono che non siamo di fronte a un invasione, resta però il fatto che il meccanismo messo in piedi dall'Europa con l'accordo di luglio, stenta a decollare.

Le relocation - la redistribuzione dei migranti sbarcati in Italia e Grecia negli altri paesi Ue - va avanti a dir poco a rilento: dei 160mila che dai due paesi dovrebbero andare nelle altre nazioni europee in due anni, ne sono partiti al momento soltanto 266: 184 dall'Italia (gli ultimi 24 proprio ieri) e 82 dalla Grecia.

I rimpatri dell'Europa
Così come non c'è alcuna traccia dei rimpatri gestiti dall'Europa. Non è un caso che il ministro Alfano, annunciando l'apertura a Trapani del secondo hotspot, ha rinnovato le critiche all'Unione per l'apertura della procedura di infrazione nei confronti dell'Italia per la mancata applicazione delle procedure di identificazione.

"Noi - ha detto - stiamo facendo un lavoro straordinario, salvando centinaia di vite umane e realizzando un grande servizio all'Europa, dalla quale ci aspettiamo una procedura di solenne ringraziamento. L'Europa, dal canto suo, deve farsi carico dei rimpatri degli irregolari, altrimenti il sistema collassa".(ANSA).

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