Migranti, la truffa milionaria del Cara di Mineo

Oltre un milione di euro frodati allo Stato e all'Unione Europea. Sei le persone indagate in un'inchiesta nata da un filone di "Mafia Capitale"

ANSA/ ORIETTA SCARDINO – Credits: Ansa

Nadia Francalacci

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Reati di falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici e di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, ai danni dello Stato e dell'Unione Europea. Sono queste le accuse della Procura di Caltagirone nei confronti di sei persone, indagate nell’ambito di una inchiesta sulla contabilità relativa alle presenze giornaliere dei migranti ospiti del Cara di Mineo, finalizzata alla liquidazione delle somme spettanti al cosiddetto 'ente gestore'

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Secondo la Procura di Caltagirone sarebbero stati rendicontati e corrisposti, dal 2012 al 2015, importi superiori a quelli dovuti, per un ammontare di circa un milione di euro.

Un business milionario, l’ennesimo, dietro al flusso e accoglienza dei migranti.

Gli agenti della squadra mobile di Catania e del commissariato della polizia di Stato di Caltagirone, hanno eseguito questa mattina nei confronti dei sei indagati, in diverse regioni d’Italia, un decreto di perquisizione e sequestro e contemporaneamente stanno notificando le informazioni di garanzia.

Il provvedimento nasce dallo sviluppo di alcune indagini, di cui Panorama aveva dato una dettagliata descrizione, su un filone del procedimento 'Mafia Capitale' della Procura di Roma sulla gara d'appalto, indetta il 24 maggio del 2014, per la gestione triennale dei servizi del Cara di Mineo, ritenuta illegittima nel febbraio del 2015 dall'Autorità nazionale anticorruzione, con parere del presidente Raffaele Cantone.

In questo momento sul Cara di Mineo stanno indagando tre procure: due siciliane, quella di Caltagirone e qualla di Catania e quella della Capitale. Fu proprio quest'ultima procura, con l'operazione dei Carabinieri del Ros all'epoca comandanti dal generale Parente, a far emergere il business del centro richiedenti asilo mentre stavano indagando sugli affari di Massimo Carminati.


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