Carmelo Abbate

-

La Corte di Cassazione ha confermato il quadro probatorio sul caso Avetrana. Il processo per l'omicidio di Sarah Scazzi è ufficialmente concluso: condanna all'ergastolo per Sabrina Misseri e Cosima Serrano, 8 anni di reclusione per Michele Misseri accusato di soppressione di cadavere.

- LEGGI QUI TUTTE LE TAPPE DELLA VICENDA

Zio Michele finalmente potrà andare in carcere, come ha sempre chiesto. Certo sperava che le porte si aprissero per lui e contemporaneamente si chiudessero per la figlia e la moglie. Ma non è andata proprio così.
O forse zio Michele puntava al "tutti colpevoli nessun colpevole".

Qualche dubbio è legittimo. Non fosse altro perché mentre continuava a ripetere di essere stato lui a uccidere Sarah, mentre tramite il suo avvocato presentava ricorso contro la sentenza di secondo grado che lo condannava a 8 anni per soppressione di cadavere. Chiedeva l'assoluzione sostenendo che non aveva soppresso il cadavere ma che l'aveva occultato, reato che prevede una pena inferiore.

Dunque siamo di fronte a un uomo che si accusa di meritare l'ergastolo per quello che ha fatto, che vuol pagare per il grave delitto, ma che si appella contro una pena tutto sommato ridicola rispetto all’atroce delitto che dice di aver commesso.

I giudici della Cassazione non gli hanno creduto, e soprattutto non hanno creduto all'avvocato Fausto Coppi, altro vero grande sconfitto di questa brutta vicenda, quando chiedeva a tutti un autentico atto di fede.

Per Coppi, Michele Misseri era credibile quando affermava di aver ammazzato la nipote, mentre non era credibile quando negava di averlo fatto per una improvvisa vampata alla testa. Lo zio Michele voleva andare in galera ma non ne voleva sapere di marchiarsi dell'infame movente sessuale che gli apparecchiava l'avvocato Coppi.

Tanto che durante una intercettazione ambientale in carcere con la moglie Cosima che lo incalza e insiste sul fatto che lui abbia violentato la nipote, Misseri alla fine sbotta: "se proprio lo devo dire, allora lo dico".

Certo non era facile credere a un assassino che non soltanto non sapeva perché aveva ucciso la nipote Sarah, ma neppure con che cosa l'aveva uccisa. Zio Michele aveva fatto ritrovare il cadavere della ragazza, il suo telefono, ma guardo caso non l'arma del delitto. Prima dice di averla ammazzata con la corda, poi con la cintura dei pantaloni. Chissà...

Tolta ogni credibilità a zio Michele, l'indagine non si apriva su un territorio sterminato, ma su uno spazio angusto, quello di casa Misseri, dove c'erano solo Sabrina e Cosima, e dove è morta la piccola Sarah.
Su questo non ci può essere dubbio, come afferma la stessa Cosima in una intercettazione con la figlia Valentina: "Il fatto è Valentì… il fatto che è successo a casa nostra, è stato a casa nostra, tutto è contro di noi per quella cosa".

© Riproduzione Riservata

Leggi anche

Sarah Scazzi: confermato ergastolo per Cosima e Sabrina

Il caso Sarah Scazzi e il circo della giustizia

Indagini attorcigliate. Tempi lunghi. Condanne senza motivazione. Ora anche un'ispezione ministeriale. Scommettiamo che finirà in nulla?

Commenti