#MeToo Act, le suore cattoliche contro la violenza sulle donne

La fondazione pontificia si adopera per denunciare le violenze ed i ricatti sessuali dentro e fuori la Chiesa

papa

Vaticano, 9 maggio 2018 - Un gruppo di suore con papa Francesco – Credits: TIZIANA FABI/AFP/Getty Images

Orazio La Rocca

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Rivoluzione femminile nella Chiesa cattolica. La stanno portando avanti – lontano dai clamori mediatrci - gruppi di monache e suore che, coraggiosamente, aderiscono al movimento internazionale #MeToo nato tra le attrici americane e ramificato in tutto il mondo per denunciare le violenze ed i ricatti sessuali che avvengono sui posti di lavoro.

“Anche a causa delle fede cristiana ci sono tante donne che subiscono aggressioni e violenze, e noi vogliamo denunciarlo accanto alle tante altre donne che si sono esposte per  far conoscere all'opinione pubblica crimini tanto orrendi come sono gli stupri nei posti di lavoro ma anche in famiglia”, annuncia suor Meena Barwa, religiosa indiana dell'ordine delle Servitrici, violentata nel 2008 durante i program anticristiani in Orissa, India, e oggetto di umiliazioni da parte di gruppi di fanatici del suo Paese perché cristiana, nello spiegare l'adesione alla campagna #MeToo di Acs, la fondazione pontificia “Aiuto alla Chiesa che Soffre”.

Insieme alla religiosa indiana, ci sono altre suore che hanno iniziato a parlare pubblicamente rendendo noto di aver subito violenze, non solo per motivi religiosi o politici, ma anche dentro la Chiesa, in particolare in Francia intorno all'associazione “La parole libérée”. Mentre altre religiose, come la Scalabriniane, sono uscite allo scoperto per criticare il governo per aver respinto la scorso settimana l'attracco in un porto italiano della nave Aquarius con oltre 600 profughi a bordo, respinti poi a Valencia in Spagna.

Una rivoluzione, dunque, tutta rosa che sta prendendo piede dentro e fuori la Chiesa favorita anche dalla spinta di papa Francesco da sempre fautore di un più concreto e ampio inserimento  delle donne nelle gerarchie ecclesiali, al punto che nel corso del viaggio lampo in Svizzera, parlando con i giornalisti che gli chiedevano notizie sul futuro dello Ior, la banca vaticana, ha detto -scherzando ma non troppo – che “stiamo pensando a contattare Christine Lagarde, la direttrice del Fondo monetario internazionale”.

Suore, donne violentate per la fede cristiana


Suor Meena Barwa, intanto, chiede “a tutti di non essere indifferenti di fronte alle donne che subiscono violenza in nome della fede il fatto che il mondo sappia e che mostri loro affetto è essenziale...in India, lo stupro è un argomento tabù e tuttora io non posso dire apertamente di essere stata violentata: siamo costrette a tenercelo dentro per tutta la vita, il che equivale a nascondere noi stesse e la nostra identità. Le vittime si sentono umiliate e messe da parte dalla società, mentre hanno bisogno del nostro aiuto a livello fisico, psicologico e sociale. Mettiamo fine alla indifferenza e aiutiamo le vittime a ricominciare a vivere".

Altre suore denunciano invece le violenze subite dentro la Chiesa. Ne parla in un reportage il giornale francese Le Parisien, dedicato all'associazione "La parole libérée", che si occupa di vittime di preti pedofili e che sta iniziando a raccogliere le testimonianze di suore abusate. Una di queste quando aveva vent'anni, giovane novizia, era andata a confessarsi da quello che tutti consideravano un sant'uomo e gli aveva raccontato di aver provato risentimento per l'uomo che l'aveva violentata a 14 anni.

Il sacerdote invece ne approfitta per molestarla sessualmente. Per anni aveva rimosso l'accaduto, aveva lasciato la vita religiosa e dimenticato, ma guardando un documentario sugli abusi del clero tutto era tornato alla sua mente con chiarezza. Cercando notizie del suo aggressore aveva scoperto che molte altre donne avevano subìto la sua stessa sorte.

Un' altra ex religiosa, ora sessantenne, ricorda di come le fosse stato raccomandato un "grande e santo predicatore" lei viveva una situazione difficile nella comunità, unica giovane tra consorelle anziane, e si era appoggiata a lui che considerava un fratello spirituale. Pian piano i suoi modi erano cambiati e mentre lei si opponeva, lui le insinuava un profondo senso di colpa: "A ogni scivolata, era contrito. Fino al giorno in cui mi ha violentata. Non era in grado di controllarsi, sopraffatto dalle sue pulsioni". Quando ha saputo che, avendolo denunciato ai superiori, il sacerdote è stato destinato a miglior incarico, ha deciso di affidarsi alla giustizia.

Sui respingimenti critiche a Salvini

Altro scenario, altre suore in prima linea decise a parlare ad alta voce. Sono le religiose della Congregazione scalabriniana che, armate di carta e penna hanno scritto al ministro dell'Interno Salvini per “rimproverarlo” sulla sua politica dei respingimenti in materia di movimenti migratori. "Signor ministro – scrivano le suore - per rendere un Paese accogliente, inclusivo, rispettoso delle vittime di questi soprusi non si puo' tuonare contro i clandestini senza conoscere le situazioni da cui provengono e chi sono coloro che hanno organizzato il viaggio". Firmatarie della lettera, suor Eugenia Bonetti e suor Oria Gargano della cooperativa BeFree, che ricordano, tra l'altro al titolare del Viminale, che "i fondi stanziati per gli interventi umanitari provengono dalla Commissione europea, a riconoscimento del ruolo centrale dell'Italia". Quindi, gli chiedono: "Perché allora raccontare agli italiani che quei fondi sono sottratti alle politiche sociali destinate ai nativi? Signor ministro, cosa può portare di buono aizzare una guerra tra poveri?"

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