Prima i sequestri, ora la droga. Dubbi e segreti di Graziano Mesina

Pino Scaccia, inviato del tg1 e profondo conoscitore dell'ultimo "bandito" non crede alle accuse di spaccio contro il malvivente sardo

E' il 24 Novembre 2004. Graziano Mesina riceve la grazia da Carlo Azeglio Ciampi (Credits: Ansa/Storico)

Carmelo Caruso

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“A volte i testimoni si screditano. La colpa di Graziano Mesina? Forse non aver mai dimenticato il ruolo che ebbe lo Stato nel sequestro del piccolo Farouk Kassam tanto da ribadirlo solo pochi giorni fa di fronte a me in un incontro avvenuto a Gorizia”. Diceva che si fidava di lui perché non usava taccuini (“Sei l’unico che non li usa, i taccuini mi ricordano i carabinieri”) poi lo scelse per dare la notizia in anteprima della liberazione del piccolo Kassam, “Stanotte sarà libero”.

E adesso non riesce a crederci Pino Scaccia - inviato del Tg1, a cui il monarca della Barbagia, Graziano Mesina, consegnò lo scoop della liberazione - che quell’anziano bandito che ha ottenuto la grazia nel 1994 dal presidente Carlo Azeglio Ciampi sia un trafficante di droga.

“Eravamo insieme a Gorizia per parlare del banditismo sardo solo dieci giorni fa, era ancora considerato una star. Chi gli chiedeva l’autografo, chi lo voleva fotografare. E’ rimasto Graziano Mesina non il sequestratore ma l’evaso per eccellenza. La sua fama si deve alle 22 evasioni, alcune per amore diceva lui, sempre rocambolesche, sempre progettate da una mente arguta”.

Quarant’anni di carcere, di questi 16 in isolamento e adesso l’accusa di essere un narcotrafficante. “Mi sorprende, se ne sa poco e nutro qualche dubbio. Sarebbe stupido e Mesina non è stupido. Di certo è anomalo che dopo aver sollevato i soliti dubbi sul ruolo che ebbero i Servizi e lo Stato nel sequestro Kassam, Mesina sia stato arrestato con l’accusa di essere il capo di un cartello di narcotrafficanti. A volte i testimoni si screditano”.

Addirittura screditarlo? “Sia chiaro, non conosco la vicenda, ma ho un ricordo nitido di solo dieci giorni fa. Sa cosa diceva: I latitanti famosi sono coperchi buoni per tutte le pentole. Parliamo di un uomo che è stato accusato anche di sequestri che mai aveva realizzato. Intorno a Mesina si era creata un’aurea sinistra. In realtà si macchiò di un solo omicidio: la morte dell’assassino del fratello”.

Per i sardi è stato simile a Salvatore Giuliano, il mito contemporaneo tutto lupara, campagna, solitudine e amanti. Eppure si deve a Graziano Mesina, lo stesso uomo che oggi è stato arrestato dai carabinieri che lo ritengono ancora “un soggetto pericoloso”, se nel 1992, lo stato riuscì a liberare il figlio di Fateh Kassam, uomo vicino all’Agha Khan.

Spedito con il pretesto di un permesso per partecipare al matrimonio della nipote (concesso dall’allora ministro della Giustizia Claudio Martelli) Mesina in realtà ebbe il ruolo d’intermediario con i sequestratori che liberarono il bambino dietro il pagamento di un riscatto di 5 miliardi di lire. Ed è su quel riscatto che mai si è fatta luce e su cui si è avanzata la partecipazione diretta dei Servizi. “Seicentomilioni li diede la famiglia e gli altri?”, chiede Scaccia a cui Mesina rivelò in anticipo la notizia della liberazione. Ed è considerato un mito vivente a Orgosolo, ancora oggi, il paese dei banditi e del regista Cesare De Seta.

“Ad Orgosolo si era cimentato nel ruolo di guida turistica, accompagnava e riceveva turisti che venivano dalla Svezia, dal Belgio e tutto per conoscerlo, conoscere l’ultimo bandito”.

Era cambiato secondo Scaccia che adesso ricorda l’abbraccio che Mesina scambiò con un carabiniere che ebbe modo di arrestarlo in uno delle sue tante fughe. “Per parlare di Mesina bisogna immaginare un Robin Hood, ha impersonato questa figura per i sardi. Diceva sempre che si era dato al banditismo per colpa dello Stato. Era la Barbagia di che si opponeva allo sfarzo della Costa Smeralda, ai soprusi dei padroni, è l’essere barbaricino, un miscuglio di violenza e primitivismo.Voleva studiare, sognava di studiare Giurisprudenza, e anche in carcere chiedeva libri. La cosa che mi chiedeva era di trovare un lavoro per il nipote per portarlo via da lì”.

E la grazia? “Aveva svolto il ruolo d’intermediario nel 1992 in cambio della grazia che gli venne concessa subito dopo. E mi anticipò la notizia, facendo fallire il blitz dei carabinieri proprio perché temeva di essere ucciso. E’ una vita legata a troppi misteri”.

Misteri che secondo Scaccia non sono stati fugati anche per l’ostinazione con cui Mesina ha parlato del denaro che servì a liberare Kassam. “Sappiamo che 600 milioni erano stati dati dalla famiglia Kassam, ma la rimanete parte? Forse la sua colpa è non avere dimenticato. La mia impressione è di una persona tranquilla che fra l’altro non aveva bisogno di denaro. Certo, non era ricco, ma non viveva nell’indigernza”. Per alcuni semplicemente violento, per Scaccia invece un uomo diffidente.

“Con il solito borsello in mano e il dolore di non aver avuto figli. Soffriva per questo. Del resto diceva sempre: i bambini non si toccano. Non era per intenderci un Vallanzasca”. Ma la Sardegna è ancora quella dei Mesina? “No, anche quella è cambiata, non si fanno più sequestri perché non sono remunerativi e non ci sono più latitanti. Adesso il crimine più frequente è l’assalto ai furgoni. Non è più la Sardegna di Mesina”

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