Meredith e le altre. I perché degli omicidi irrisolti

Da Perugia a Brembate (Yara Gambirasio). Da Chiara Poggi e Roberta Ragusa, cosa c'è dietro i casi irrisolti

Processi da rifare: quando magistrati e investigatori sbagliano

– Credits: Getty

Nadia Francalacci

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ROBERTA RAGUSA.

Scompare dalla sua casa di San Giuliano, Pisa, il 13 gennaio 2012. Il suo corpo non è ancora stato ritrovato. Iscritto, ormai da mesi, nel registro degli indagati per omicidio volontario il marito, Antonio Logli.

Nonostante siano moltissimi i sospetti sul marito della donna, fino ad oggi, gli investigatori non sono riusciti a recuperare prove e reperti utili ad imprimere una svolta decisiva al caso. Da oltre quattordici mesi, infatti, le indagini della procura pisana sembrano proseguire a singhiozzo tra testimonianze segrete, interrogatori e oggetti recuperati da un cassonetto

Pochi giorni fa, i carabinieri di Pisa dopo la segnalazione di due fotografi hanno recuperato da un cassonetto dell’immondizia, a circa 10 chilometri dall’abitazione della donna scomparsa, decine di biglietti, quaderni e appunti appartenuti a Roberta. Non solo, il marito si sarebbe sbarazzato anche di numerosi capi di abbigliamento appartenuti alla donna.  Ma per la procura questo materiale non avrebbe alcun valore probatorio ai fini di una eventuale accusa di omicidio nei confronti di Antonio Logli. Per gli inquirenti la svolta potrebbe arrivare con gli interrogatori dell’uomo e dei suoi familiari fissati per dopo Pasqua.  
YARA GAMBIRASIO

E' scomparsa mentre stava rientrando a casa dalla palestra, la sera del 26 novembre 2010 a Brembate di Sopra, Bergamo. Il suo corpo viene ritrovato in un campo di Chignolo d’Isola il 26 febbraio 2011, uccisa dalle ferite di un coltello, e dal freddo.

L'assassino avrebbe tentato una violenza sessuale non riuscita, lasciando però della saliva sugli slip della ragazza. Nonostante siano stati analizzati e repertati i dna di migliaia di persone, per lo più abitanti della provincia bergamasca, le indagini sono ancora in alto mare. Il dna ritrovato sulle mutandine della ragazzina non corrisponderebbe a nessuno dei controllati ma ha tratti simili collegabili con un uomo, Giuseppe Guerinoni, morto però nel 1999. Secondo i periti legali il suo dna infatti corrisponderebbe anche se in maniera non diretta. Per questo si pensa che l'uomo abbia avuto un figlio al di fuori dela matrimonio, figlio che potrebbe essere l'assassino. Per questo il corpo di Guerinoni è stato riesumato ed analizzato pochi giorni fa.

Nell'attesa la procura di Bergamo continua ad “insistere” sul marocchino Mohamed Fikri, questa volta accusandolo di favoreggiamento. Al centro dell'indagine nuovamente le telefonate effettuate dal marocchino: tra questa anche quella con l'ex fidanzata in cui affermava ''e' vicino al cancello del cantiere''. Si tratta dell'ormai famoso cantiere di Mapello a cui portarono i cani molecolari durante le ricerche della ragazza.

Il dna di Fikri non ha nulla a che fare con quello dell'assassino.
SARA SCAZZI

Viene uccisa il 26 agosto 2010 ad Avetrana, in provincia di Taranto. Per giorni si pensa ad un sequestro della ragazzina ma con le dichiarazioni dello zio, Michele Misseri, si scopre che si tratta di un omicidio. E’ l’uomo stesso a far ritrovare il cadavere della piccola in un pozzo in mezzo alle campagne pugliesi.

Le porte del carcere si aprono immediatamente per lo zio Michele, dapprima reo confesso e poi accusatore della figlia e della moglie. Infatti, in poche settimane,le indagini subiscono una svolta e lo zio michele viene scarcerato mentre le manette scattano ai polsi delle due donne della famiglia: Sabrina e Cosima.

Ma adesso, un  'fuori onda' tra due giudici e rischia di far saltare il processo per l'omicidio, giunto alle ultime battute. Il nuovo colpo di scena spunta fuori proprio nella penultima udienza dedicata all'arringa dell'avvocato Nicola Marseglia, uno dei difensori di Sabrina Misseri. I legali degli imputati hanno chiesto ai giudici di valutare l'opportunità di astenersi dopo essere entrati in possesso del video di una conversazione tra il presidente della Corte d'assise di Taranto, Rina Trunfio, e il giudice a latere Fulvia Misserini, registrato il 19 marzo scorso dai microfoni delle telecamere ammesse in aula per riprendere il dibattimento. Questa una delle frasi ritenute 'compromettenti' dal collegio difensivo:

''Bisogna un po' vedere, no, come imposteranno ... potrebbe essere mors tua vita mea''.
Poi il video continua: ''Certo vorrei sapere, la', le due posizioni - dice il presidente Trunfio alla collega Misserini - sono collegate. Quindi bisogna vedere se si sono coordinati ... coordinati tra loro e se si daranno l'uno addosso all'altro''. La giudice a latere risponde: ''Ah, sicuramente''. Infine il presidente conclude: ''Non e' che negheranno in radice''.
I pubblici ministeri hanno chiesto l'ergastolo per Sabrina Misseri e Cosima Serrano, 9 anni per Michele Misseri, padre e il marito delle due donne. Inoltre, sono stati chiesti  8 anni per Carmine Misseri e Cosimo Cosma accusati entrambi  di soppressione di cadavere con il concorso materiale di Michele e il concorso morale delle due donne.

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