Massimo Ciancimino rinviato a giudizio per calunnia

Il teste del processo Stato-mafia, nel 2009 dichiarò di essere stato minacciato e fornì una descrizione dell'uomo che, secondo i magistrati, non è veritiera

Le "verità" di Ciancimino jr - Le foto dal processo Mori

Massimo Ciancimo (ANSA)

Anna Germoni

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Nuovi guai per il superteste del processo trattativa Stato-mafia. Oggi, presso il tribunale di Bologna, il gup Bruno Perla ha rinviato a giudizio Massimo Ciancimino per l'ipotesi di reato di calunnia nei confronti di Rosario Piraino, agente dell'Aisi.

Al centro dell'inchiesta, un fatto, riferito da Ciancimino a maggio del 2009. Secondo l'ex "icona antimafia", nella sua casa di Bologna, prima erano arrivate lettere minatorie, poi si era presentato un uomo, di cui aveva fornito la descrizione agli inquirenti, "alto 1,70-1,75, 45-50 anni, capelli scuri brizzolati", con l'intento di intimidirlo per fargli ritrattare la sua versione nel processo Stato-mafia. Ciancimino aveva  individuato il presunto autore delle minacce in Rosario Piraino, dopo che l'Aisi (servizio d'intelligence) su richiesta della Procura di Palermo aveva fornito un album dei suoi funzionari. I magistrati siciliani a quel punto trasmettono per competenza gli atti ai colleghi bolognesi, con un "alto giudizio di attendibilità" di Ciancimino. Ma la Procura di Bologna, a insaputa di Massimo Ciancimino, dopo la prima denuncia decide di far installare dalla Digos alcune telecamere nei pressi della sua abitazione. Così scopre che le sue affermazioni erano tutte false,  e “mere illazioni”, visto che dalle telecamere non risultava nulla e dai tabulati del cellulare del Piraino invece si evidenziava che il funzionario Aisi non si era mai recato a Bologna. Così i magistrati bolognesi, dopo aver visto anche che lo 007 "è alto 1,93 e di peso 105 chili", decisero di archiviare l'inchiesta a carico di Piraino, assistito dagli avvocati Nico Caleca e Marcello Montalbano, che decise di querelarlo, per aver avuto "vita e carriera rovinata".

Oggi il gup di Bologna ha deciso di rinviare Ciancimino a giudizio per calunnia. Ma non è la prima volta che l'ex "icona antimafia" lancia accuse infondate. Nel 2007 inizò a parlare con i pm palermitani di un misterioso "signor Carlo, Franco o Roberto" al centro della trattativa Stato-mafia e nel marzo del 2010 sostenne di averlo riconosciuto su un numero del 2006 della rivista romana Parioli Pocket. Ma venne smentito: l'uomo in realtà nella foto era Gianni Oliosi, dirigente della Bmw e del tutto estraneo. Stessa cosa accadde a Gianni De Gennaro, ex capo della Polizia: nel 2011 Ciancimino portò ai pm il presunto papello (copia di una fotocopia, l'originale ancora si attende), dove compariva il suo nome tra coloro che avrebbero agevolato la "trattativa". La Scientifica, consulenza di parte della Procura di Palermo, scoprì che era un maldestro falso. Per questo a Caltanissetta si sta processando Massimo Ciancimino per calunnia nei confronti dell'ex capo della Polizia.

Nel frattempo a Palermo si continua a celebrare un processo con oltre un milione di atti acquisiti, nato proprio dalle dichiarazioni dell'ex icona antimafia Massimo Ciancimino.  

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