Manifestazione a Macerata: le parole di chi c'era

Amy, Valentina, Karim: tra chi ha pacificamente manifestato solo condanna per l'atroce delitto di Pamela e per i rigurgiti neofascisti

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La manifestazione anti-fascista e anti-razzista a Macerata - 10 febbraio 2018 – Credits: ANSA/FABIO FALCIONI

Anna Germoni

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Ventimila persone, giunte da ogni parte d’Italia, hanno raggiunto i giardini Diaz a Macerata per la grande manifestazione contro ogni fascismo, sessismo e razzismo, convocata dai movimenti dopo la tentata strage fascista di Luca Traini e per ricordare l’assassinio di Pamela Mastropietro.

La città era sorvegliata da oltre 2000 uomini delle forze dell’ordine, chiamati in forza per la sicurezza e ordine pubblico da Roma e anche mediante l’ausilio di elicotteri e droni. Una manifestazione che si è svolta pacificamente, così come era stato promesso dai promotori al tavolo del Questore di Macerata.

Il fiume umano che ha partecipato al corteo è andato oltre le previsioni. Tanti nomi noti della politica e dell’attivisimo sociale e per la legalità, moltissime famiglie con bambini, ribaltando così la previsione di possibili scontri, e di una città chiusa, blindata e ostile. Invece Macerata è stata letteralmente invasa da una folla composta, allegra, di ogni etnia, di ogni età, ma ferma nel rivendicare il no all’odio razziale e al fascismo. Ecco alcune storie di chi c'era.

LE STORIE

Amy, 35 anni, capelli neri corvino e occhi di velluto, è nata in Malaysia ed è romana d’adozione. Fa la guida turistica nella capitale. Laureata, si sente “ambasciatrice della cultura della città eterna nel mondo”.

Ha una figlia di 12 anni e dice: “A casa mia si parlano quattro lingue: italiano, francese, spagnolo e malese. Santifichiamo il Natale con il presepe, ma rispettiamo anche le regole musulmane. Sono qui, in questa piazza per il futuro dei bambini. Sogno un mondo colorato. Pieno di speranza, di amore, di fratellanza per noi e per tutti i nostri figli. Non è giusto che tutti i neri debbano pagare, per degli assassini brutali. Gli assassini non hanno colore. Sottolineo il cordoglio sincero per la famiglia di Pamela. Sono anche qui per questo. Nella sua piccola vita amputata ha conosciuto solo mostri e mi auguro che questi vili, bruti stiano in carcere a vita, perché costituiscono nella società un pericolo per chiunque. Noi siamo ospiti qui in Italia, anche se da tanti anni. Abbiamo l’obbligo di dare per primi il buon esempio di convivenza, civiltà e di rispettare le regole, le leggi italiane. Questa è una manifestazione contro tutte le barbarie e vuole lanciare due messaggi, uno di speranza: tutti insieme possiamo farcela per un mondo migliore; l’altro è che la droga uccide”.
 
Valentina è invece promotrice dell’Ambasciata dei diritti delle Marche, una delle tante sigle che ha partecipato a Macerata. “Siamo un fiume umano e stiamo aspettando ancora che arrivino altri bus da ogni parte d’Italia. Non bisogna avere paura del diverso. Noi siamo la vita, loro, chi predica odio, sono la morte. Loro, quelli che respingono, noi quelli che accolgono. Siamo contro il fascismo e il razzismo, da ogni parte provenga. Siamo per il “no” agli estremismi. La realtà va ripristinata: una comunità meticcia non vuol dire, perdita d’identità e di memoria, ma allargare i nostri confini culturali e mentali, intrisi di storia e di solidarietà. Macerata non è città dell’odio e del razzismo. Tutt’altro. E’ libera, aperta, accogliente. Ma la gestione della comunicazione politica e la morte atroce ed efferata di Pamela hanno creato paura e tensione nelle persone. Se vince la paura, non abbiamo futuro. Per questo siamo qui: contro l’odio razziale e il femminicidio. Il nemico, non è il diverso da noi, ma la crisi sociale che stiamo vivendo. E dobbiamo essere più che mai uniti per affrontarla".
 
Karim Franceschi, nome in codice Marcello, nato a Senigallia da padre italiano e madre marocchina, nel gennaio 2015 decide di raggiungere Kobane e unirsi alle milizie curde che contrastavano l’avanzata dell’Is in Siria. Karim, è un giovane combattente che quando ha visto un popolo violato da una forza feroce e oscurantista, non ha voluto essere solo un osservatore.

Non aveva alcuna qualifica militare, ma è partito lo stesso per la Siria. Non sapeva sparare, non conosceva il curdo. Si sentiva solo un partigiano contro l’Is e li ha combattuti.

Anche lui a Macerata dice: “Questa manifestazione è importantissima non solo per l’Italia ma per tutta l’Europa in un momento in cui l’odio razziale e il nazifascismo è in crescita in tutti i paesi membi dell’Ue. Sono qui per far valere i diritti della Costituzione italiana. Vogliamo rompere lo slogan “dell’invasione” della paura. Gli atti che si sono verificati qui, sono un sintomo. C’è una narrazione di violenza e poi c’è il pazzo di turno che si sente legittimato nel farsi giustizia da solo. Mi ha indignato molto l’assenza dei leader politici in questa città subito dopo i fatti cruenti che l’hanno colpita, tranne il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, che con molto coraggio e senso delle istituzioni ha fatto visita ai feriti dell’attentato terroristico a Macerata. Una vergogna, per gli altri politici, che non hanno ritenuto necessario fare un gesto di civiltà istituzionale. Restiamo umani”.
 
Mamadou Sy, del movimento rifugiati di Caserta, ricorda i 7 migranti uccisi a Castel Volturno nel 2008, vittime della criminalità organizzata e del razzismo. “Siamo qui per solidarietà, per vincere il terrore”.

Con un pullman pieno di famiglie e di bambini a seguito, da Caserta a Macerata ricorda Pamela “che è stata uccisa due volte e la seconda è quando hanno strumentalizzato la sua morte. Perché i suoi carnefici non hanno colore. Non vanno etichettati “neri”, gialli” o “bianchi”. Sono vili assassini, infami e devono pagare per ciò che hanno fatto. Ma no al far-west da soli. "Siamo qui per la democrazia, per la legalità e combatteremo sempre per questi valori, anche a costo della nostra vita”.

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