Cronaca

Maltempo: "Ricostruire Genova si può". Parola di geologo

Demolire le abitazione nelle aree a rischio e trasferirle altrove è possibile, perché in Liguria esistono ancora aree edificabili "sicure"

"Secondo me bisogna andare avanti con le demolizioni. Non c'è altra strada. Non possiamo permetterci il lusso di avere case in aree a rischio con dissesto idrogeologico". Sono le parole del ministro dell'Ambiente Gian Luca Galletti davanti all’ennesimo disastro ligure.

Ancora pioggia, ancora danni e ancora vittime. Dopo i due coniugi genovesi travolti ieri daalle inondazioni, oggi c'è stata un'altra vittima in Piemonte. Le abbondanti piogge della notte scorsa hanno causato ulteriori frane ed esondazioni dei rivi di Genova: il Cervetto a Cornigliano e il Veilino a Staglieno hanno superato gli argini, provocando allagamenti di strade, scantinati e abitazioni.

 


"Io sono qui il padre per l'ambiente degli italiani - continua Galletti - e non posso permettere di lasciare i cittadini in aree pericolose". Poi il ministro parla della volontà di fare un “Patto con gli italiani”: “Queste cose capitano e capiteranno sempre di più per via dei cambiamenti climatici. Facciamo un Patto: lo Stato si impegna a non fare mai più condoni edilizi e i cittadini si impegnano a trattare bene il proprio giardino".

Dunque, mai più condoni e avanti con le demolizioni di case, palazzi e uffici.

Panorama.it ha intervistato il Presidente dell’Ordine dei Geologi della Liguria, Carlo Malgarotto.

Demolire le case nelle aree a rischio, per Genova, significa demolire quasi un'intera città.

È davvero necessario radere al suolo delle abitazioni? E nel caso del capoluogo ligure, dove è possibile ricostruire considerando che la Liguria frana in moltissime delle sue zone?
Il rischio idrogeologico può essere mitigato con vari interventi, ma non azzerato, neanche con gli scolmatori; una delle soluzioni può essere la delocalizzazione, attuabile solo individuando aree adatte attraverso criteri più attuali e, per sapere quali aree, servirebbero studi approfonditi, ma non escludo che ci siano. Si può pensare anche a lasciare liberi i piani bassi e ad eventualmente alzare i palazzi, soluzioni ce ne possono essere tante, dipende dalla volontà politica di attuarle, noi siamo pronti a collaborare con le istituzioni per individuare insieme azioni e progettazioni sostenibili.

Quali sono gli interventi che il Governo dovrebbe attuare, non solo in Liguria ma nelle varie aree “a rischio”, per mettere in sicurezza i cittadini?
Il rischio zero non esiste, per cui neanche la messa in sicurezza, meglio parlare di rischio accettabile, è più onesto nei confronti dei cittadini. Quanto uscito ieri dagli Stati Generali sul dissesto idrogeologico a Roma lascia intravedere azioni di prevenzione da parte del Governo, partendo da una base culturale diversa in cui non si giustifica tutto in base al profitto ma alla salvaguardia del territorio. Si può cominciare con la redazione delle Linee Guida per la Progettazione sostenibile, ovvero calare i progetti nel loro contesto reale per evitare che si facciano ad esempio più danni a valle che benefici a monte. È in preparazione la proposta di legge per il riordino della difesa del suolo, portato avanti dal nostro Consiglio Nazionale e dalla relativa Commissione, inoltre, come ha ricordato il Sindaco Doria ieri, la Pubbliche Amministrazioni sono impoverite di personale tecnico qualificato, serve assolutamente dare anche ai Comuni la possibilità di avere un supporto tecnico importante. Bisogna anche rivedere in una nuova ottica i piani regolatori e i piani di emergenza che, per la maggior parte, al momento non sono efficaci come prevenzione al rischio idrogeologico. Gli interventi “strutturali” (argini, scolmatori ecc.) da soli non sono sufficienti, bisogna assolutamente ritornare in armonia con il territorio.

Il ministro ha puntato il dito sui condoni. Quanto sono pericolosi in termini ambientali?
I condoni sono veramente pericolosi, in molti casi è mancato il controllo delle amministrazioni, soprattutto per mancanza di tecnici qualificati, per cui situazioni a rischio possono essere state in qualche modo avvallate. Ricordiamo che molto spesso ci sono procedure cosiddette “semplificate” che in realtà saltano a piè pari i controlli ambientali e di rischio a discapito della sicurezza dei cittadini.

Per il ministro, i disastri ambientali potrebbero essere evitati se ogni cittadino curasse il proprio “giardino”.. 
Direi che la cura del territorio, intesa come quella che ognuno fa del proprio “giardino”, possa essere solo un elemento di mitigazione del rischio, per cercare di evitare i disastri ambientali le azioni devono essere su più fronti e organizzate e in questo le scienze della terra possono dare una grande mano, certo è che se si comincia dalle azioni dei singoli anche i grandi progetti funzionano meglio.

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