Cronaca

Mafia, ecco come vengono decisi i vertici di Cosa Nostra

L'ultima operazione del Ros svela i metodi "democratici" utilizzati a Palermo per l'elezione dei boss mafiosi dopo l'arresto di Riina

Nadia Francalacci

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Decidevano alleanze, candidature ed esecuzioni all'interno di una sala da barba. È lì, nel cuore del feudo mafioso di Santa Maria di Gesù, che i boss di Palermo si riunivano prima di dar via alle elezioni per il rinnovo dei vertici del clan. Ed è proprio lì che è stata decisa anche la punizione di uno degli affiliati: Salvatore Schiaccitano ucciso lo scorso 3 ottobre.

Carabinieri del Ros e del Comando Provinciale di Palermo hanno eseguito sei arresti nei confronti di boss palermitani accusati a vario titolo di omicidio, tentato omicidio, associazione mafiosa e reati legati al possesso di armi.

Le indagini sono state concentrate sulla famiglia mafiosa di Santa Maria di Gesù, e avrebbero svelato il coinvolgimento della cosca nell'omicidio di Sciacchitano e nel ferimento di Antonino Arizzi, avvenuti due mesi fa.   

Sciacchitano avrebbe partecipato a un agguato contro un pregiudicato vicino alla cosca. Dopo poche ore, però, sarebbe stato punito: segno della capacità militare del clan, in grado di organizzare in pochissimo tempo una reazione militare all'aggressione di uno dei suoi.

Ma dall'inchiesta emerge il ritorno ai vecchi metodi di designazione dei capi, una sorta di "democratizzazione" criminale seguita agli anni di tirannia dei corleonesi di Totò Riina. I vertici del clan venivano designati attraverso elezioni a cui partecipavano uomini d'onore, secondo una prassi di cui i pentiti hanno parlato negli anni '80: bacio sulla fronte al padrino, votazioni per eleggere i vertici della cosca ormai pero' ridotta a un pugno di uomini. Le indagini dei carabinieri hanno sollevato il velo sul mandamento di Santa Maria di Gesu', un tempo uno dei piu' potenti in Sicilia sotto lo scettro di Stefano Bontade, e mostrano una nuova Cosa nostra.

Le telecamere e le microspie degli investigatori hanno ripreso le riunioni con i discorsi dei mafiosi sulle elezioni e i baci che a turno davano in fronte al nuovo padrino Giuseppe Greco, un rito rispettato da tutti anche da Salvatore Profeta, vecchio uomo d'onore scarcerato dopo il processo di revisione per la strage di via D'Amelio a Palermo, e finito nuovamente in carcere un mese fa. Il bacio in fronte era gia' stato documentato nell'inchiesta che aveva portato in carcere Profeta.


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