Cronaca

Mafia, chi è il "Re dell'eolico" arrestato in Sicilia

L'imprenditore Vito Nicastri è accusato di aver favorito e finanziato la latitanza del boss Matteo Messina Denaro

eolico parco

Nadia Francalacci

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Il “signore del vento”, alla fine, non è riuscito a sfuggire all'arresto. L’imprenditore trapanese, Vito Nicastri, conosciuto come il "Re dell'eolico" per essere stato tra i primi in Sicilia a puntare sul business dell’energie pulite è stato arrestato con l’accusa di associazione mafiosa, estorsione, favoreggiamento, fittizia intestazione di beni.

Tra le accuse che gravano sull'uomo del vento, “sfuggito” per quasi un decennio al carcere, ce n’è soprattutto una: aver favorito e finanziato la latitanza del super boss Matteo Messina Denaro.

Il sospetto era molto forte da almeno 9 anni quando sono iniziate le prime indagini sul settore 'green' che lo hanno sempre sfiorato senza mai riuscire ad incastrarlo. 

Questa volta, a dare dettagli determinanti per l’arresto di Nicastri, è stato il pentito Lorenzo Cimarosa, morto nel 2017, che non solo lo indicò come uno dei finanziatori della latitanza di Messina Denaro ma raccontò che il Re del vento avrebbe fatto recapitare al capomafia una borsa piena di soldi attraverso un altro uomo d'onore, Michele Gucciardi.

Oggi, infatti, secondo gli investigatori siciliani ci sarebbero le prove. L'operazione, che ha portato il cella assieme a Nicastri altri 11 uomini tra capimafia e gregari, nasce da un'inchiesta avviata nel 2014 proprio su esponenti delle famiglie di Vita e Salemi, ritenuti favoreggiatori del capomafia superlatitante.

Vento, legnami e ristoranti

Nicastri, secondo la ricostruzione fatta dai magistrati trapanesi e palermitani, assieme agli altri mafiosi arrestati, servendosi anche di professionisti nel settore agricolo e immobiliare, sarebbe riuscito attraverso numerose società di fatto riconducibili all'organizzazione mafiosa ma fittiziamente intestate a terzi, a realizzare ingenti investimenti, in terra sicula, sia in colture innovative per la produzione di legname che in attività di ristorazione.

L’imprenditore trapanese non era certamente un nome nuovo per i carabinieri del Ros e il personale della Dia che hanno condotto l'ultima inchiesta sui presunti favoreggiatori del padrino di Castelvetrano: i suoi legami col boss Messina Denaro gli sono costati sequestri e confische per centinaia di milioni di euro.

Affari anche nel Centro e Nord Italia

Nel 2012, ad esempio, al Re dell’eolico che da semplice elettricista era diventato il leader nel settore, furono confiscati tra Lazio, Lombardia e Calabria oltre 1,3 miliardi di euro in beni mobili ed immobili.

In quell’occasione la Dia, riuscì ad individuare ben 43 società nel settore dell’energia del vento e fotovoltaica che facevano capo a Nicastri ma che, in realtà, erano tutte collegate a Matteo Messina Denaro.

Il cospicuo patrimonio di Nicastri che sei anni fa passò nelle mani dello Stato ricomprendeva, oltre a conti correnti e società, anche 90 immobili dislocati tra il Nord e il Sud Italia.

Eppure anche nel 2009 spunta, nei faldoni dell’operazione Eolo, il nome dell’imprenditore trapanese. Fu proprio con quell’inchiesta che gli investigatori siciliani scoprirono, per la prima volta, il diretto coinvolgimento della Mafia nel business delle centrali eoliche.

Eppure, nonostante vi fossero tracce della vicinanza tra la malavita e l’imprenditore di Alcamo in alcuni “pizzini” scoperti in occasione dell’arresto di Salvatore e Sandro Lo Piccolo, anche in quell’occasione Nicastri riuscì a sfuggire all’arresto.

Questa volta, invece, le intercettazioni ma soprattutto le dichiarazioni precise e circostanziate del pentito Cimarosa, sono state determinanti per riuscire a fargli scattare le manette attorno ai polsi. 

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