Mafia capitale 2, Renzi: "Chi ruba paghi"

"Tutto, fino all'ultimo centesimo": il commento del Presidente del Consiglio sul secondo capitolo dell'inchiesta sulla corruzione romana

Arresti Carabinieri

– Credits: ANSA/MASSIMO PERCOSSI

Floriana Bulfon

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"Un Paese solido combatte la corruzione, come sta avvenendo in Italia, con grande decisione e forza mandando chi ruba in galera". Lo ha detto Matteo Renzi. "C'è la presunzione di innocenza, ma quando arriverà la sentenza definitiva è giusto che chi ha violato la regole del gioco paghi tutto, fino all'ultimo giorno e fino all'ultimo centesimo". Così il premier sulla vicenda che ha fatto scattare le manette per il capitale istituzionale della mafia romana.

Questa mattina altri 44 arresti (LEGGI QUI CHI SONO), in quello che si presenta come il secondo capitolo di un'inchiesta che ha già fatto molto parlare di sé.

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La Procura di Roma inizia a svelare il mondo di sopra, gli uomini politici con cui “il re nero” Massimo Carminati e il ras delle cooperative rosse Salvatore Buzzi hanno fatto affari. A destra e a sinistra, in nome di un unico colore: quello verde dei soldi.

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È la Roma dei salotti, comodamente attovagliata in terrazza a disquisire del bene comune di proprio interesse, quella che con i criminali non vuol farsi vedere, ma ne ha disperatamente bisogno. Un sistema criminale bipartisan e trasversale in cui la mafia non ha bisogno di mettersi al servizio di politici e imprenditori, perché sono loro ad offrirsi.

 

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Le carte parlano chiaro: soldi che girano dietro al business dell'immigrazione. Ecco alcuni esempi dei giri di denaro e i nomi degli interessati.

Luca Gramazio, personaggio centrale

Luca Gramazio (arrestato questa mattina) ha un ruolo che può "ricondursi al capitale istituzionale di Mafia Capitale" ha affermato il Gip di Roma, Flavia Costantini. Ex capogruppo di Forza Italia in Regione, già consigliere al Comune di Roma quando si è dimesso pochi mesi fa ha detto di voler “dedicarsi alla difesa della onorabilità e della sua storia politica, che è caratterizzata da coerenza”. Lui figlio di Domenico, un tempo missino, quindi senatore di An, fornitore ufficiale della mortadella il giorno della caduta di Romano Prodi. Insieme a papà è finito a pranzare con Massimo Carminati e per l’accusa a “intervenire, direttamente e indirettamente nei diversi settori della Pubblica Amministrazione di interesse dell’associazione”.

Come consigliere comunale si sarebbe dato da fare per approvare lo stanziamento di 1.000.000 di euro per le piste ciclabili nel 2013, e poi per far riconoscere il debito fuori bilancio relativo all’emergenza dei minori non accompagnati provenienti dal Nord-Africa. Una volta diventato consigliere regionale si sarebbe dedicato al CUP e a favorire la destinazione di risorse regionali destinate al comune di Roma, poi orientate verso il X Municipio, quello di Ostia. Un lavoro ben retribuito: 98mila euro in contanti in tre tranches, 15mila euro con bonifico per finanziamento al suo comitato, l’assunzione di 10 persone e persino la promessa di pagamento di un debito per spese di tipografia.

Destra e sinistra a geometria variabile

Il maxi appalto da 90 milioni per il servizio di prenotazione unico della sanità era stato pensato per ridurre le liste d’attesa, ma alla fine a metterci gli occhi è stata una delle cooperative di Buzzi. L’obiettivo, per gli investigatori, era quello di stabilire le assegnazioni e per il gruppo Gramazio è una fonte preziosa. È lui, stando alla ricostruzione, ad “intervenire sulle intese raggiunte, modificandole, ottenendo a garanzia la nomina nella commissione aggiudicatrice di Angelo Scozzafava (arrestato), ormai abituale interlocutore dell’organizzazione all’interno delle istituzioni, il quale comunica a Buzzi pedissequamente il contenuto dei lavori della commissione e ne orienta le scelte a fine di ottenere il risultato”. Scozzafava viene inserito all'interno della commissione, pur non dovendone far parte, lo scorso luglio sbanchettando quello di Ileana Fusco. E per l’occasione Buzzi si affida alla cooperativa Formula Sociale perché la Eriches e la 29 Giugno sono chiaramente identificabili come appartenenti all’area della cooperazione sociale di sinistra, mentre ora si sono affidati a Gramazio e quindi sono in quota opposizione. La destra e la sinistra a geometria variabile.

Ostia, la città nella città

"Andrea Tassone è nostro,..non c’è maggioranza e opposizione, è MIO”. Parola di Buzzi.

"Mi dimetto, sono troppo forti le pressioni della criminalità". Parola di Andrea Tassone (agli arresti domiciliari), minisindaco di Ostia che dice di essersi accorto della situazione solo a marzo 2015. Ad accompagnarlo alla porta è stato il senatore Stefano Esposito, inviato del commissario dem Matteo Orfini a riportare ordine e legalità nel partito del Municipio X. Per Ostia l’unica soluzione, fino alle elezioni di maggio 2016, è stata quella di nominare Alfonso Sabella a ristabilire la legalità.

E dire che Tassone proprio quel giorno sottolineava: "forse abbiamo pestato troppi calli, per questo siamo finiti al centro di un fuoco di fila mirato a massacrarci". I calli... già. Quando nel febbraio dello scorso anno si è iniziato a scoperchiare il sistema imprenditoriale retto dal clan di "don" Carmine Fasciani che riciclava denaro sporco in attività come alcuni stabilimenti balneari, il municipio di Ostia, meno di un mese dopo, ha rinnovato tutte le concessioni balneari demaniali fino al 2020. Un lungomare illegale in cui i politici hanno fatto finta di non vedere “violando tutto il violabile dal 1992”, ha sentenziato Sabella.

Ma chi è Tassone? Un passato nella segreteria giovanile della Democrazia Cristiana, poi Popolare Italiano, quindi nella segreteria politica de La Margherita, nel 2008 approda nella Direzione Romana del Pd. L’organizzazione gli ha dato, stando alle ricostruzioni dei ROS, tramite Solvi, suo intermediario, 30mila euro per atti contrari ai doveri del suo ufficio, in merito ali lavori della pulizia delle spiagge assegnati a maggio e a luglio 2014, e per gli interventi di potatura. Il 10 per cento in nero, su esplicita richiesta di Tassone, specifica Buzzi.

L’obiettivo dell’organizzazione era convogliare fondi regionali - "un milione di euro per il verde" stanziati con l’intervento del consigliere Gramazio, ("soldi nostri", secondo le testuali parole di Buzzi) - attraverso i referenti politici al Comune verso il municipio di Ostia, dove "i rappresentanti istituzionali piegavano la loro discrezionalità all’utilità dei soggetti economici", scrive il gip Flavia Costantini.

Operazione non semplice, che, a detta di Buzzi e dei suoi complici, "si scontrava con gli appetiti economici di rappresentanti del consiglio comunale, come Francesco D’Ausilio", che a Ostia c’è nato e nel cui municipio lavora la moglie, "che rivendicavano un potere d’interdizione sull’assegnazione dei lavori, il cui mancato esercizio andava remunerato".

Tutto normale: è una finta gara

10mila euro che salgono a 20mila dopo l’aggiudicazione della gara. A tanto ammonta la retribuzione di Luca Odevaine nel suo ruolo di componente delle tre commissioni di gara per l’aggiudicazione dei servizi di gestione del C.A.R.A. di Mineo, il centro di accoglienza più grande d’Europa, da parte del gruppo La Cascina, la principale cooperativa legata al mondo di Comunione e Liberazione. Un prezzo commisurato ai migranti gestiti dal gruppo, per quella che "è una finta gara". Funziona così, "nulla di anomalo", dichiara con candore Odevaine lo scorso marzo, dopo tre mesi di carcere, al pubblico ministero.

Il suo cursus honorum di faccendiere a Mineo parte da lontano. In una conversazione, prima con Domenico Cammisa e Carmelo Parabita, rispettivamente amministratore delegato de La Cascina e membro del C.d.A. (entrambi oggi agli arresti domiciliari), e poi con il suo commercialista Stefano Bravo, finito anche lui agli arresti domiciliari perché collettore delle tangenti, spiega di aver iniziato quando la gestione era ancora della Protezione Civile e lui era stato spedito a sedere al tavolo di coordinamento in rappresentanza dell’UPI (l’Unione delle province italiane). "In quell’occasione la gestione dell’emergenza venne tolta al Ministero dell’Interno e affidata alla Protezione Civile, al Commissario straordinario Franco Gabrielli".

Mineo all’epoca era gestito dalla Croce Rossa e costava il doppio, 90 euro a persona invece di 45, e così Gabrielli, ora prefetto della Capitale, chiese di fare una gara. Peccato che Odevaine racconti di aver pensato "de guadagna’ uno stipendio" e di essersi seduto a tavola con il sub commissario, il presidente della provincia di Catania Giuseppe Castiglione, sottosegretario e uomo di fiducia di Angelino Alfano. "Mi ha portato a pranzo, c’era una sedia vuota e praticamente arrivai a capi’ che quello che veniva a pranzo con noi era quello che avrebbe dovuto vincere la gara". "Castiglione si è avvicinato molto a Comunione e Liberazione… ci sta dentro Lupi, è il loro principale referente in Sicilia, porta i voti". E così, spiega Odevaine, "io li ho messi insieme. Abbiamo fatto la prima gara, ho fatto il Presidente della Commissione e poi la seconda e poi la terza".

La mucca deve mangiare

Mucca o lupa poco importa. L’importante è mangiare. Buzzi, seguendo le indicazioni di Carminati, s’è "messo la minigonna ed è andato a battere" con i nuovi arrivati del sindaco Ignazio Marino. Tanto che solo per mettersi "a sede a parlà con Coratti" gli porta 10mila euro. Mirko Coratti, già presidente Pd dell’Assemblea Capitolina, oltre 6mila e 500 preferenze alle elezioni comunali del 2013, al secondo posto tra i votati del Pd, dopo Estella Marino, aiutata dall’omonimia. Coratti, autosospeso dal Partito all’indomani della tempesta di Mafia Capitale con il consueto "sconcerto nel dichiararsi completamente estraneo ai fatti contestati" e che dopo un mese ha visto esplodere per un attentato incendiario il suo ufficio politico e sede del comitato elettorale, è stato arrestato stamani.

10mila euro sono stati un buon biglietto da visita, secondo chi indaga. "Me so’ comprato Coratti… lui sta con me…gioca con me orami", chiarisce Buzzi che gli promette una percentuale pari a 150mila euro in cambio dell’assegnazione di "tre milioni" e gli versa 10mila euro all’associazione Rigenera.

In cambio Coratti avrebbe chiesto anche, attraverso il suo capo segreteria Franco Figurelli, stipendiato dall’organizzazione criminale con 1000 euro al mese, di intercedere con Buzzi per far assumere nella cooperativa una persona di sua fiducia. Ilenia sarà accolta con giubilo a lavorare alla raccolta differenziata. "Una fXXa da paura! Uno e settanta! Bellissima"

Coratti si adopera, secondo le accuse, a formare il consenso politico necessario alla riconferma di Giovanni "Ninni" Fiscon, già arrestato a dicembre, nel ruolo di DG di AMA, la municipalizzata dei rifiuti, a fronte di un’iniziativa del Sindaco che intendeva disporne la sostituzione.

E poi si sarebbe dato da fare per il riconoscimento di debiti fuori bilancio per remunerare soggetti economici riconducibili a Buzzi, con tanto di delibera dell’Assemblea capitolina. Con lui anche il consigliere del Centro Democratico Massimo Caprari (arrestato) e Giordano Tredicine (ai domiciliari), consigliere di Forza Italia, la quinta colonna dei caldarrostai e ambulanti romani, di cui Buzzi è felice perché "a noi Giordano c’ha sposati". Il tema del riconoscimento del debito fuori bilancio è una costante. Nel 2014 c’erano loro, ma per gli anni precedenti, secondo gli inquirenti, erano stati attivati gli altri canali, quelli a destra.

Patrimonio Capitale

Il disagio e l’emergenza abitativa sono per Mafia Capitale un business e i politici che lo gestiscono si prestano, secondo i carabinieri dei Ros e il gip Flavia Costantini, a favorirlo.

Guido Magrini (agli arresti domiciliari), direttore del Dipartimento Politiche Sociali della regione Lazio, avrebbe adottato "una determinazione in cui venivano assegnati a Roma Capitale oltre 7 milioni per realizzare interventi per il contrasto del disagio abitativo in violazione dei doveri d’imparzialità della pubblica amministrazione". Daniele Ozzimo, assessore comunale alla Casa, anche lui dimessosi subito dopo gli arresti di dicembre in nome della "totale estraneità" (arrestato), d’accordo con Stefano Venditti (agli arresti domiciliari), il presidente della Lega delle cooperative del Lazio, "avrebbe favorito il rinnovo dei servizi per l’emergenza alloggiativa a favore della coop Eriches favorendo soggetti riconducibili a Buzzi".

E poi Pierpaolo Pedetti, già dalemiano, semplicemente "l’uomo de Umberto Marroni" per Buzzi. Pedetti, presidente della commissione Patrimonio in Campidoglio, che ha dichiarato "conoscevo Buzzi, come tutti in assemblea capitolina. Con lui però ho avuto rapporti sporadici, non mi sono mai occupato di servizi sociali e respingo ogni accusa. Mai favorito Buzzi". Pedetti, ora in carcere, perché consentiva il rinnovo dei servizi per l’emergenza alloggiati a favore della Eriches a valori sovradimensionati e chiedeva a Buzzi di acquistare un appartamento intestato a una società a lui riconducibile in cambio di emendamenti e deliberazioni per fare sconti all’acquisto alle onlus.

Significativa una conversazione tra Buzzi e Carminati dopo le richieste di Pedetti: "Ho chiamato Umberto, so' annato subito da Umberto, gli ho detto ah pure questo me fa "ah, pure io vivo modestamente, c’ho una barca e un cavallo", ma gli ho detto . E ancora "mo aspetto Umberto. Se Umberto me dice de compra’, la compro"”. Conversazioni in libertà, i giudici non hanno chiesto alcun provvedimento per Umberto Marroni.

In cambio dei favori, secondo l’accusa, ottenevano da Buzzi l’acquisto di 14 appartamenti al prezzo di oltre 3 milioni tramite la Società Cooperativa Deposito Locomotive Roma San Lorenzo, rappresentata da Santino Dei Giudici (agli arresti domiciliari), uomo vicino all’area politica che appena una decina di giorni dopo l’inchiesta dello scorso dicembre ha ricevuto l’ambito premio di “maestro dell’Economia” per la capacità e l’impegno di quella cooperativa.

E ancora Mario Cola (agli arresti domiciliari) dipendente del dipartimento patrimonio che segnala a Buzzi un immobile di proprietà del Comune al fine di occuparlo, poi legittima l’occupazione ex post con un canone irrisorio 600/700 euro al mese per 1000 mq e intanto ne affitta uno della moglie a Buzzi a un valore superiore a quello di mercato. È il business dei palazzinari. Tra loro è finito ai domiciliari anche Daniele Pulcini, il costruttore che per Carminati è "l’amico mio", già accusato insieme al padre Antonio per aver elargito una maxi–tangente al deputato Pd Marco di Stefano per l’affitto di due palazzi alla Regione Lazio. Oggi è accusato di aver "chiuso accordi preventivi intesi a eliminare ogni forma di competizione per l’assegnazione dei servizi presso i residence di Valcannuta e Montecarotto".

Migranti e disagio abitativo sono affari per le cooperative, ma le coop diventano utili anche come società “cartiera", tanto che Carminati usa la CO.S.MA per recuperare le somme illecite che gli devono e consentire alla 29 giugno di evadere le tasse. In poco più di un anno undici fatture per oltre 150 mila euro.

È tutto un magna magna

Emilio Gammuto, all’attivo prima di Mafia Capitale una condanna per tentato omicidio, lesioni e detenzione di armi e munizioni conversa con Giovanni Campennì, entrato nel mondo delle cooperative romane quale emissario della cosca di ‘ndrangheta Mancuso di Limbadi. "Rutelli, abbiamo cominciato a crescere con lui, perché con il fatto che ci fu il Giubileo c’erano una marea di soldi. Se era oggi per come siamo messi, lavoravamo quell’anno e stavamo bene per altri cinque….poi diciamo con Veltroni siamo andati bene“. E Campennì ammette: “Veltroni, siete stati benissimo”. “Poi te dirò con Alemanno specialmente sul sociale ha fatto un balzo da paura”, chiosa Gammuto.

Alemanno, già indagato nella prima tornata di Mafia Capitale, candidato al Parlamento Europeo nel 2014 e Giovanni Campennì a cui, secondo quando scrivono gli investigatori, Buzzi ha chiesto appoggio tramite “l’organizzazione criminale calabrese per procurare i necessari consensi in occasione della campagna elettorale”

Nel 1992 dopo lo sciacquone di Mario Chiesa passarono tre mesi per le prime manette ai politici. Sembrava una vicenda locale e invece venne giù la Prima Repubblica. Sono passati sei mesi dall’ammissione della presenza della Mafia a Roma e non si tratta di una vicenda locale perché nella Capitale il marcio arriva a sfiorare il potere nazionale.

“Questo butta all’aria Roma. Non si fa ingloba’ dalla politica”, diceva preoccupato Massimo Carminati all’indomani della nomina di Giuseppe Pignatone e dell’arrivo dei suoi uomini da Reggio Calabria.

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