Cronaca

Mafia Capitale, 6 arresti per la nave fantasma

Nel mirino della magistratura tre militari della Marina e una fornitura milionaria di gasolio mai avvenuta. Una frode all'Erario per oltre 7 milioni di euro

++ Mafia Roma: rifornita nave fantasma, frode da 7 mln ++

Nadia Francalacci

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Dalla Capitale alla Sicilia, precisamente ad Augusta. Gli interessi di Massimo Perazza, detto “Massimo il romanista”, personaggio già emerso nell’ambito dell’operazione Mondo di mezzo dei Carabinieri del Ros, si erano dirottati anche sulle forniture di petrolio per la Marina Militare.

Il Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Roma, infatti, ha scoperto un’associazione composta da imprenditori e militari che aveva organizzato, solo cartolarmente, la consegna di 11 milioni di litri di gasolio presso il deposito della Marina Militare di Augusta a Siracusa.

Ovviamente, di questo gasolio, costato allo Stato oltre 7 milioni di euro, non ne è mai stato scaricato neppure una goccia.

 


Lo stratagemma utilizzato, grazie anche alla complicità di tre appartenenti alla Marina Militare, ha davvero dell’incredibile.

Il carburante veniva fornito solo documentalmente dalla ditta danese O.W. Supply, di proprietà di Lars P. Bohn e titolare di un appalto con l’Amministrazione della Difesa attraverso due società italiane che svolgevano il ruolo di brokers ovvero la Global Chemical Brokers S.r.l. di Massimo Perazza e la Abac Petroli di Andrea D’Aloja, entrambi, ovviamente, complici dei Bohn.

Ma per scaricare del gasolio fantasma, i brokers, non potevano che utilizzare una nave fantasma. Ed è così che i falsi rifornimenti venivano effettuati dalla nave cisterna “Victory I”, un mercantile naufragato nell’Oceano Atlantico nel 2013. Nel naufragio morirono numerosi membri dell’equipaggio e molti altri risultano, ancora oggi, formalmente dispersi.

Al momento sono sei le persone arrestate. L’organizzazione di cui faceva parte il Romanista, poteva poi contare sulla collaborazione di tre appartenenti alla Marina Miliare: un capitano di corvetta e due marescialli. Erano proprio quest’ultimi che materialmente attestavano l’avvenuta consegna del carburante e anche la certificazione grazie alla complicità di un tecnico chimico che ne controllava la qualità e le caratteristiche.

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