Cronaca

M5S: la candidatura discussa del Presidente degli Avvocati di Roma

Il presidente Mauro Vaglio non vuole dimettersi dalla carica e gli avvocati del foro della Capitale sono in rivolta

mauro vaglio

Nadia Francalacci

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Da circa un mese l’aria, nella sede dell’Ordine degli Avvocati di Roma, è diventata irrespirabile.  

Gli avvocati del foro romano, infatti, sono in guerra aperta con il Presidente Mauro Vaglio da quando quest’ultimo ha annunciato la sua candidatura al Senato alle elezioni del 4 marzo con il Movimento 5 Stelle.

Niente contro la sua candidatura e la sua volontà di concorrere attivamente alla vita pubblica del Paese, ovviamente, ma solo sull’opportunità di farlo non rinunciando alla sua carica di presidente dell’Ordine.

“La candidatura del Presidente di un Ordine professionale, da una parte rischia di connotare politicamente l’intera categoria degli iscritti e dall'altra ingenera il sospetto che la carica ricoperta venga strumentalmente utilizzata per fini autoreferenziali - spiega il legale Livia Rossi, consigliere dell’Ordine degli avvocati di Roma - Per questo abbiamo chiesto e stiamo chiedendo le sue dimissioni dalla presidenza”.

Dimissioni che al 1 marzo non sono arrivate. Mauro Vaglio, un nome ed un cognome che al momento, non dice un granché alla maggior parte dei cittadini italiani, non sembra proprio intenzionato a dimettersi. Anzi, è deciso a rimanere ben saldo sulla sua poltrona.

I legali-consiglieri dell’Ordine della Capitale gli hanno rivolto, già agli inizi di febbraio, una formale istanza affinché annullasse almeno i previsti incontri validi per l’aggiornamento professionale e quindi con rilascio di crediti deontologici con i rappresentanti dei partiti politici che erano in calendario il 15 e il 20 febbraio. Vaglio, però ha annullato solo quella di martedì 20 mantenendo l'appuntamento precedente.   

“Questi incontri alla luce della "scesa in campo" con il Movimento 5 Stelle del Presidente Vaglio hanno prestato il fianco a critiche legate al sospetto di una strumentalizzazione della carica e soprattutto dell'Istituzione stessa - continuano infuriati i consiglieri - per finalità legate solo ad un "ritorno" di carattere elettorale e personale”.

Giuridicamente non ci sono elementi ostativi che impongano a Mauro Vaglio di dimettersi dalla carica di Presidente ma solo quelli "etici" di correttezza e rispetto nei confronti degli oltre 25 mila iscritti che sicuramente non la pensano politicamente tutti come lui e da lui non si sentono rappresentati nelle sue uscite elettorali.

Gli esempi dei colleghi di Vicenza e Nola

Indubbiamente, Mauro Vaglio è diverso dalla maggior parte dei presidenti dell’Ordine degli avvocati sparsi da Nord a Sud nel territorio italiano che proprio come il legale romano hanno deciso di buttarsi in politica.

Grande correttezza è stata dimostrata da Fabio Mantovani, Presidente dell’Ordine degli avvocati di Vicenza, il 22 gennaio scorso. Prima di ufficializzare la sua candidatura a Sindaco della città veneta, si è dimesso dalla sua carica di massimo rappresentante dell’Ordine.

Non da meno, è stato Presidente dell’Ordine di Nola Francesco Urraro, che si è autosospeso fino all’esito delle elezioni in quanto anche lui candidato al Senato. La sua sospensione è datata 31 gennaio.

“Mantovani e Urraro si sono dimessi o sospesi dalla carica di Presidente dell’Ordine degli avvocati per correttezza e rispetto verso i colleghi – prosegue Livia Rossi - e, peraltro, entrambi non rappresentano un numero così importante di iscritti quanti quelli che ci sono all’Ordine di Roma”.

Un programma politico che non è condiviso

Ma i consiglieri romani puntano il dito anche (e soprattutto) sulla “sostanza” di una candidatura politica che promuove un programma per la giustizia penale che buona parte degli avvocati non condividono.

“Il Movimento 5 Stelle del Presidente Vaglio vuole la sospensione del decorso del termine della prescrizione dal momento in cui viene esercitata l'azione penale, l'estensione dell'utilizzo delle intercettazioni telefoniche ad una ben più ampia gamma di reati e l'eliminazione del divieto di reformatio in peius in grado di appello - puntualizza il legale Rossi - riforme che molti avvocati non condividono e per questo non possono e non voglio essere rappresentati da Mauro Vaglio”.

La posizione di Mauro Vaglio

Il presidente Vaglio contattato da Panorama.it ha risposto alla domanda sulle sue dimissioni: "È un argomento sul quale negli ultimi giorni ho già risposto almeno cinque volte. Mi sembra veramente fuori da ogni logica giornalistica e di poco interesse per i lettori che si insista su questo tema invece di parlare dei programmi e del bene degli italiani. In ogni caso ribadisco che si tratta di una polemica sollevata ad arte dai miei avversari in politica forense che vorrebbero trarre  dei vantaggi personali dalle ipotetiche mie dimissioni. Non esiste alcuna norma che sancisca l'incompatibilità tra la carica che attualmente ricopro e quella di senatore, figurarsi con la semplice candidatura".

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