L'ultimo saluto alle vittime di Claudio Giardiello

Dopo il funerale di Giorgio Erba a Monza, il cardinale Scola celebra le esequie nel Duomo di Milano. Presenti anche Pisapia e Mattarella

 

Sulle bare dell'avvocato Lorenzo Claris Appiani e del giudice Fernando Ciampi - accolte al loro ingresso nella cattedrale da un generoso applauso - sono state appoggiate le loro toghe, quelle che indossavano durante la loro attività nelle aule di giustizia.

Alla cerimonia, celebrata al Duomo dall'arcivescovo di Milano Angelo Scola qualche ora dopo il funerale in forma privata di Giorgio Erba a Monza cui hanno preso parte anche Pietro Grasso ed Edmondo Bruti Liberati, ci sono tutte le autorità cittadine e nazionali, ma anche migliaia di comuni cittadini accorsi a Milano per l'ultimo saluto alle due vittime di Claudio Giardiello.

Dal presidente Matterella (che si è intrattenuto coi parenti delle vittime) al sindaco Pisapia, dal governatore Maroni all'ad del Milan Galliani, fino a Stefano Verna, il commercialista rimasto ferito nella sparatoria nel palazzo di Giustizia. Ma anche Pietro Grasso, il prefetto  Francesco Paolo Tronca, il procuratore capo, Edmondo Bruti Liberati, il presidente della camera Laura Boldrini, Umberto Ambrosoli, le parlamentari di Forza Italia Maria Stella Gelmini accompagnata dall’ex sottosegretario Giacomo Caliendo, Daniela Santanché e Laura Ravetto, i parlamentari del Pd Ivan Scalfarotto ed Emanuele Fiano

Scola ha usato parole inusuali per un uomo di Chiesa. Non ha invocato il perdono: «Le vittime innocenti di questo sciagurato pluriomicida ci chiedono almeno di pregare perché Claudio Giardiello, attraverso la giusta pena espiatoria, prenda consapevolezza del terribile male che ha compiuto fino a chiederne perdono a Dio e agli uomini che ha così brutalmente colpito». E dal pulpito ha fatto anche un appello al senso si responsabilità di tutti, per non dimenticare questa assurda tragedia: «Da queste morti deve nascere una maggiore responsabilità di educazione civica, morale, religiosa, instancabilmente perseguita da tutte le agenzie educative, dalla famiglia, alla scuola fino alle istituzioni. Non lasciamo che sulle figure di questi nostri cari si stenda la coltre soffocante dell’oblio. Mantenere desta la loro memoria è garanzia di fecondità». 

La camera ardente delle due vittime della follia omicida di Guardiello è stata allestita in mattinata al terzo piano del palazzo di giustizia di Milano, dove è arrivato anche anche il premier Matteo Renzi

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