Giorgio Mulè: "La mia condanna per omesso controllo"

Ecco la lettera che il direttore di Panorama, condannato per la seconda volta per omesso controllo, ha scritto al Corriere della Sera che per primo aveva dato la notizia - la reazione di Marina Berlusconi - l'articolo incriminato  

Il direttore di Panorama, Giorgio Mulè (Credits: Sergio Oliverio Imagoeconomica / Imagoeconomica)

Giorgio Mulè

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Gentile Direttore, a pagina 17 del «Corriere della Sera» di mercoledì 10 luglio viene data notizia di una mia condanna. Il titolo (Diffamazione/Giorgio Mulè condannato a otto mesi) è sbagliato: non sono stato condannato per diffamazione ma per omesso controllo, come correttamente riporta l’articolo. Non è differenza da azzeccagarbugli, come sai, in quanto l’omesso controllo — a differenza della diffamazione — è un reato colposo. Una frase del cronista Luigi Ferrarella sulla mia condanna — la quale, sia detto per inciso, dovrebbe far ribollire di indignazione ogni uomo libero — è foriera di un equivoco che voglio chiarire affinché i tuoi lettori non siano indotti in valutazioni erronee.

Scrive Ferrarella: «Il cronista (di Panorama condannato a 800 euro di multa, ndr), che a differenza del direttore contumace si è invece fatto interrogare e ha portato carte a sostegno della propria tesi, si è visto riconoscere le attenuanti generiche» con ciò spingendo il lettore a credere o ipotizzare che ci sia o possa esserci un nesso di causa/effetto tra la mia mancata comparsa in aula e la sentenza di condanna senza concessione delle attenuanti generiche. Come tu sai (a differenza di Ferrarella che non ha mai diretto un giornale ma che frequentando il tribunale di Milano dovrebbe saperlo) è raro, anzi rarissimo che un direttore sia presente in aula nei processi in cui è imputato di omesso controllo. Un direttore va in aula se il giudice, il pubblico ministero o la difesa ritiene necessaria la sua deposizione essendo egli imputato, ripeto e sottolineo, di un reato colposo (l’omesso controllo, appunto) e non avendo alcuna responsabilità diretta nella stesura dell’articolo. Bene: nessuno ha chiesto di sentirmi in aula. E, non avendo assolutamente nulla da poter dire sul merito del processo, ne capisco perfettamente le ragioni. Quelle della condanna, invece, mi appaiono assai oscure. E se le motivazioni del giudice a sostegno di una sentenza che mi priva della libertà personale fossero anche solo in parte quelle ipotizzate da Ferrarella (le motivazioni sono sconosciute in quanto il deposito è previsto tra svariate settimane) sarei ancora più indignato. Cordialità e buona libertà

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