La legge Severino non vale per De Magistris

Non bastano al sindaco di Napoli le parole (inequivocabili) del presidente della Giunta per l'immunità e del presidente del Senato. Dice: "Non mi dimetto"

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Antonio Ingroia con il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris nel 2014 – Credits: ANSA / CIRO FUSCO

A fare chiarezza ci ha pensato il presidente della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari del Senato, Dario Stèfano, che ha guidato i lavori di prima applicazione della legge Severino: «Il testo normativo della legge Severino non lascia dubbi di sorta: l’articolo 11 prevede per il sindaco che viene condannato, anche con sentenza non definitiva del reato di cui all’articolo 323 C.P. (abuso d’ufficio), la sospensione d’ufficio dalla carica per 18 mesi».

Eppure, a Luigi De Magistris, sindaco di Napoli, condannato in primo grado a un anno e tre mesi per abuso d’ufficio in relazione all’acquisizione di alcuni tabulati telefonici dei parlamentari nell'ambito dell'inchiesta Why not (condotta quando era ancora magistrato), tutto questo non basta.

Come non basta la spiegazione di Pietro Grasso, seconda carica dello Stato, secondo il quale «il sindaco di Napoli sa benissimo che, se non dovesse dimettersi, ci sarebbe comunque un provvedimento da parte del prefetto non appena si renderà esecutiva la sentenza». Tanto più che «la legge Severino è una legge che va applicata ed è stata già applicata anche ad altri sindaci». Qualche nome? Marco Zambuto, sindaco di Agrigento, costretto alle dimissioni un anno fa dopo una condanna in primo grado a due mesi e venti giorni per abuso d’ufficio. Il sindaco di Fasano Lello Di Bari, condannato in primo grado a otto mesi, anche lui per abuso d’ufficio, sospeso d'imperio dal prefetto. Armando Cusani, presidente della Provincia di Latina, condannato a a un anno e otto mesi (pena sospesa) e «fermato» dal prefetto il 2 novembre 2013.A De Magistris questo, dicevamo, non basta. Come non basta il testo della legge Severino: «Sono sospesi di diritto dalle cariche indicate al comma 1 dell’articolo 10 (che includono appunto il sindaco, ndr) coloro che hanno riportato una condanna non definitiva per uno dei delitti indicati all’articolo 10, comma 1, lettera a), b) e c)», la dovve la c sta per abuso d'ufficio. La sua difesa è l'offensiva e il sospetto nei confronti dei suoi accusatori. «Mi chiedono di dimettermi per questa condanna, ma guardandosi allo specchio e provando vergogna devono dimettersi quei giudici (della sentenza ndr)». «Ci sono pezzi di Stato collusi che vanno abbattuti e servitori dello Stato di cui esser fieri. Non mollo, resisto e lotto per la giustizia» (sempre su twitter). «Vorrebbero sospendermi in base alla legge Severino, un ex ministro della Giustizia che guarda caso è difensore della mia controparte nel processo a Roma. E la norma è stata approvata mentre il processo era in corso». Pare che il sindaco - che sostiene che la legge non si applichi a lui perché riguarda un reato commesso quando era solo un magistrato - stia accarezzando la contromossa: accettare la sospensione (quando sarà esecutiva) e individuare (con la sua maggioranza) un «facente funzioni» per il periodo di «stop». Napoli rimarrebbe sotto la sua ala. Con un uomo di sua fiducia.  Per ora è riuscito a far arrabbiare tutti, anche l'Associazione nazionale magistrati che ritiene «offensive» le sue parole.

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