Caso Mulè: stop al carcere per i giornalisti

Sull'onda della campagna lanciata da Panorama, la Commissione giustizia della Camera ha approvato la norma - I 100 giorni per modificare la legge sulla diffamazione - I documenti

Montecitorio (credits: FILIPPO MONTEFORTE/Getty Images)

Ignazio Ingrao

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Niente più carcere per i giornalisti. La Commissione giustizia della Camera ha approvato la riforma della normativa sulla diffamazione a mezzo stampa. Un successo della campagna lanciata due mesi fa da Panorama dopo la condanna a otto mesi di carcere senza condizionale del direttore Giorgio Mulé  e dei giornalisti Andrea Marcenaro (un anno senza la condizionale) e Riccardo Arena (un anno con la condizionale). Un provvedimento che era atteso da anni.

La legge prevede la completa abolizione del carcere per il reato di diffamazione a mezzo stampa, sostituito da una multa da 5 mila a 10 mila euro che può diventare da 20 mila fino a 60 mila euro nel caso della attribuzione di “un fatto determinato, la cui diffusione sia avvenuta con la coscienza della sua falsità” (dolo del giornalista). Abolito invece l’aggravamento della pena che era previsto dal codice in caso di offesa ai danni di politici e magistrati. Non è previsto alcun tetto al risarcimento del danno morale poiché, spiega il relatore Enrico Costa (Pdl), “è stata ritenuta una norma incostituzionale secondo diversi giuristi ascoltati dalla Commissione”.

Le norme sono estese anche alle testate on line registrate: i blog restano esclusi. La pubblicazione della rettifica diventa condizione di non punibilità per il giornalista. Punita invece la “querela temeraria” con un’ammenda fino a 10 mila euro a carico del querelante. Prevista anche la possibilità per direttori e vicedirettori di “delegare le funzioni di controllo a uno o più giornalisti”.

“È un grandissimo passo avanti”, commenta il capogruppo del Pdl in commissione Giustizia Costa che è stato il relatore del provvedimento insieme con Walter Verini (Pd) . “Sono ottimista  per il prosieguo dei lavori perchè i margini per arrivare ad una larghissima convergenza ci sono tutti”, osserva Costa. Il testo ora andrà all’esame delle commissioni Cultura e Affari costituzionali di Montecitorio per il parere obbligatorio.

La discussione in aula è già calendarizzata per la prossima settimana ma non è da escludere che si riesca a trovare l’accordo tra tutte le forze politiche affinché la stessa commissione Giustizia possa approvare il provvedimento in sede legislativa e trasmetterlo direttamente al Senato.

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