Legami ossessivi: quando l'amore 'corrode'

Un altro caso a Vicenza. Ecco che cosa spinge gli uomini a sfigurare l'ex partner con l'acido

Legami ossessivi: quando l'amore corrode

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Nadia Francalacci

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Amori corrosi dalla gelosia ma anche dall’acido. Come quello di una donna di 31 anni, ricoverata in rianimazione nell'ospedale di  Vicenza dopo essere stata aggredita con il lancio di una sostanza  caustica da due uomini incappucciati che avevano suonato alla sua porta  di casa. O come William, Lucia e l’infermiere di Tor Pignattara di 32 anni sfigurato con l’acido muriatico due giorni fa alla stazione ferroviaria, che porteranno per sempre sul loro corpo il segno tangibile della loro ultima relazione: un amore finito, trasformato in ossessione.

A settembre scorso la storia di William, 26 enne della provincia di Brescia. Tutto ha inizio quando lui comunica alla compagna di essersi innamorato di un’altra ragazza. La donna non accetta la fine e inizia a perseguitarlo con messaggi e le minacce. Non solo, il 14 agosto, poche settimane prima dell’agguato con l’acido, gli taglia le gomme dell'auto e gli riga la carrozzeria.

Poi il suo odio cresce ancora e si trasforma di una rabbia cieca, talmente cieca da voler rendere cieco anche William.Ed ecco che con la complicità di un suo amico gli rovescia addosso e sul volto un litro di acido muriatico.

Stessa identica storia con identico epilogo per Lucia, l’avvocatessa di Pesaro. Il mandante è il suo ex compagno, gli esecutori due albanesi uno dei quali arrestato martedì scorso. E sempre martedì, la storia si ripete, questa volta a Roma. La vittima è un infermiere di 32 anni che subito dopo essere stato colpito al volto e aver preso la vista all’occhio sinistro e probabilmente anche al destro, ha ricevuto un sms “al veleno” dalla sua ex che da mesi lo perseguitava.  

Silvio Ciappi, Docente di Criminologia forense all’Università di Messina e psicologo, che significato può avere usare l’acido muriatico per una mente malata d’amore?

L’acido rappresenta e manifesta pubblicamente una volontà di trasfigurare, di cancellare, sbiadire il volto dell’amato o dell’amata, lo stesso volto che è stato alla base dell’amore o comunque della relazione amorosa. E’ attraverso il volto, l’incrocio degli sguardi che inizia una relazione amorosa. Pensiamo ad esempio ad Orfeo ed Euridice: lui può riprendersi il suo amore a patto che non si volti a guardarla. Il volto e l’amore sono intrinsecamente legati. La trasfigurazione del volto diventa anche trasfigurazione dell’amore.

La cronaca ci mostra che l’agguato con l’acido muriatico è solo l’ultimo gesto di una serie infinita di atti di stalking. Che cosa scatta nella mente di queste persone?
E’ vero. Questo è sempre l’atto finale di una serie minacce, telefonate, pedinamenti o danni materiali all’auto, alla casa o agli oggetti cari alla vittima dell’ossessione. L’acido, infatti, diventa la dimostrazione di quanto sia cresciuto l’odio e la rabbia del compagno lasciato. Il sentimento malato ha raggiunto la fase del tormento ed è solitamente l’ultimo stadio della sofferenza della persona abbandonata che, in questi casi, reagisce nel voler trasferire la stessa sofferenza all’ex amato. E in che modo? Rendendolo inguardabile. L’ossessione non vuole che il viso dell’amato si veda che venga ammirato, guardato. In sostanza scatta la volontà di sottrarre questa persona alla visibilità “lo rendo un oggetto anonimo”. Questi soggetti non trovano più soddisfazione negli atti di stalking e passano alla fase successiva: “ti cancello”. Nella mente del mandante si concretezza il: “ti sciolgo”.

L’acido ha sostituito l'aggressione con il coltello o la pistola?

Forse ha lasciato spazio ad “adesso ti struggo, ti lascio vivere ma una vita a metà”. E’ un tentativo di corporeizzazione emotiva, “voglio avere la possibilità di lasciarti per sempre le tracce della mia sofferenza sul tuo corpo”. Uccidendo una persona oppure colpendola alle gambe con una pistola non ha lo stesso significato. Per l’impiego dell’acido vige la stessa la logica del tatuaggio. Nel caso dell’acido muriatico è il corpo di un’altra persona ad essere “impresso”, non da un’immagine ma dalla rabbia e dalla violenza distruttiva dell’ex compagno. Il risultato, la deturpazione della pelle, è il segno permanente di riconoscimento:”adesso sarò sempre parte di te”. Poi non ci dobbiamo dimenticare che in una civiltà come quella di oggi, basata sull’immagine e su facebook, c’è l’idealizzazione della figura, dell'immagine dell’amato e di conseguenza la maturazione dell’ossessione del volto che deve essere cancellato.

A Roma non è il primo caso. C’è stata un’altra 'giustiziera dell'acido'. Nel dicembre scorso, infatti, una ragazza di 30 anni, folle di gelosia, era stata arrestata dai carabinieri dopo aver aggredito la nuova fiamma dell'ex fidanzato. La donna si era presentata all'ingresso dell'ufficio dell'ex e con il volto coperto si era scagliata contro la rivale tentando di spruzzarle dell'acido in faccia e cercando di colpirla alla testa con una mazzetta da
muratore.

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