Le notizie ''pazze'' della settimana

Dalla nonna hacker alla marijuana nello smartphone. Quattro notizie che non vi avevamo detto ma che dovete sapere.

Notizie ''pazze'' del week end

– Credits: Getty Image

Nadia Francalacci

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Nonna hacker all’opera. “Non sono stata io. Vi sembro una hacker?”. Negare. Sempre. Anche l’evidenza. Così ha fatto una sessantenne veneta davanti ai carabinieri che, prove alla mano, erano riusciti a scoprire il suo nuovo “hobby”: la pirateria informatica.

Nonostante l'età anagrafica la nonnetta si e' rivelata un asso dell'informatica ma soprattutto del furto. Utilizzando le sue ormai approfondite conoscenze del computer e della rete è riuscita a decodificare la carta di credito di un uomo di Collagna, in provincia di Reggio Emilia, al quale “Invio” dopo “Invio” ha spillato diverse centinaia di euro. E i soldi che fine facevano? Spese folli online? No, niente di tutto questo. La nonnetta hacker dirottava i soldi sottratti al malcapitato, dritti dritti sul suo conto postale ovviamente di “rosso”.

Peccato però che la nonna veneta con le mani d’oro non avesse avuto un ugual “fiuto” per la vittima da prosciugare. Infatti è riuscita a codificare la carta di credito ricaricabile di un operaio di Collagna e non di un miliardario, che in poche settimane si è accorto che il conto corrente era stato “bersagliato” di prelievi e ormai era vuoto. Ma proprio “vuoto”: l’hacker veneta non gli aveva lasciato neppure un centesimo di euro. Ricostruiti, in via telematica, i movimenti del denaro e le operazioni avvenute attraverso il web i carabinieri, non senza stupore, sono risaliti all'anziana hacker, residente in provincia di Verona. Ma lo stupore dei militari è cresciuto quando la donna continuava a respingere le accuse fingendo di essere vittima a sua volta di un esperto hacker. Oltre all’abilità informatica, la nonnetta ha dimostrato di avere anche una discreta fantasia e faccia tosta.

Furti “graduati”. Un furto in un supermercato capita spesso. Capita meno spesso che il ladro sia un carabiniere. E’ accaduto in provincia di Cremona. Un appuntato scelto dei carabinieri entra in un supermercato di Treviglio e comincia ad aggirarsi tra le corsie e gli scaffali con fare sospetto alla ricerca del suo bottino: un paio di guanti e un cappello. Valore? 2 euro. Dopo averli individuati, si guarda in giro e come nelle migliori sceneggiature dei film, in un baleno li infila sotto la giacca. Ma non è ancora finita. L’astuzia del militare arriva oltre: prende il codice a barre di articolo di pochissimo valore, lo stacca dal prodotto e lo incolla su un dizionario tascabile, che è l'unico oggetto che paga alla cassa.

L’appuntato scelto dei carabinieri però non riesce a mettere i piedi fuori dal supermercato. Appena oltrepassato le casse viene fermato dai sorveglianti che lo portano negli uffici dell’amministrazione per contestargli il furto e chiamare i militari della locale stazione di Vailate. Ed ecco che il carabiniere tira fuori l’asso dalla manica, anzi, dalla divisa.”Sono un carabiniere. Fermatevi!”. Tutti di stucco, guardie giurate e personale del supermercato. Ma non si è limitato a questo.
Dopo aver tirato fuori il tesserino di riconoscimento li ha persino minacciati: “ O mi lasciate andare o vi faccio licenziare!”.  Audace. Poi tenta anche la fuga. Infine si mette a sbattere la testa contro il muro per poi accusare i sorveglianti di averlo picchiato. Alla fine però ha deciso di capitolare. Così, è stato consegnato ai colleghi di Treviglio, che lo hanno arrestato per rapina impropria. Ora e' agli arresti domiciliari. Senza cappello e senza guanti.

Mamma e papà ho perso il camper. Non si sono accorti che lui non c’era. Così, proprio come nel famosissimo film, invece di imbarcarsi sull’aereo  hanno inserito la marcia del proprio camper e sono ripartiti a tutta velocità dalla area di servizio dell'autostrada del Brennero. Ma proprio a tutta velocità, tanto che il bambino che si era accorto che i genitori erano risaliti a bordo, ha cercato di rincorre il camper, ma senza riuscirci. Ed è stato seminato in pochi istanti. Evidentemente chi era alla guida, non ha dato un’occhiata neanche allo specchietto retrovisore. E il loro bambino di 9 anni è rimasto solo sulla rampa di accesso dell’autostrada.

L’obiettivo dell’allegra ma distratta famigliola era quello di arrivare il prima possibile a destinazione: il Trentino. A seguire sconcertato tutta la scena, un operatore della società autostrade che dopo aver raggiunto il bambino e averlo rassicurato ha avvisato il Centro operativo autostradale, che ha inviato sul posto una pattuglia della sottosezione della A22 di Trento. Intanto il bambino non si dava pace e la polizia ha impiegato un bel po’ per tranquillizzarlo.  
Ma mentre la polizia raggiungeva l’area di sosta dove avevano abbandonato il figlio, papà e mamma continuavano a viaggiare in direzione Trento senza accorgersi di niente. Per loro, il bambino stava ancora dormendo nel lettino del camper.

Nel frattempo i poliziotti dopo aver individuato la destinazione della famiglia, grazie al racconto del ragazzino, hanno diramato le ricerche riuscendo ad intercettare i familiari. Che ancora ignari di quanto accaduto, alla telefonata della Polizia, sono sobbalzati. Sul momento hanno pensato addirittura ad uno scherzo, poi facendo capolino nel camper si sono accorti di aver “smarrito veramente" il figlio. Il bambino e' stato riconsegnato ai genitori dopo oltre un'ora al casello di Affi.

Il diavolo fa le pentole non gli smartphone. Audace, intraprendente e presuntuoso con una spiccata propensione per la coltivazione. Di marjiuana. Un giovanotto di 22 anni di San Martino in Rio, provincia di Reggio Emilia, ha pensato di fotografare e filmare con il suo smartphone le serre di marijuana che aveva realizzato a casa, non immaginando che quelle riprese l'avrebbero portato all'arresto. Orgogliosissimo della sua coltivazione, rigogliosa ma illecita di “erba” non  ha resistito a “immortalarla” per compiacersi non solo dell’odore e della fumata ma anche della sua vista.

Peccato però che il diavolo faccia le pentole e non gli smartphone così il giovane agricoltore con la passione “sbagliata” e per di più sbadato, ha smarrito il suo cellulare in mezzo ad una strada. Per sua fortuna lo ha trovato proprio un giovane carabiniere che in nome e in onore della divisa che indossava ha cercato di fare del suo meglio per riconsegnarlo al proprietario. Ed è qui che per il giovanotto iniziano i problemi. Nel cercare nome cognome e indirizzo del ragazzo i militari si sono trovati di fronte ad un book fotografico di marijuana che li ha “guidati” dritti dritti al proprietario e alle sue rigogliosissime piantagioni.        

I militari hanno così fatto visita al giovane, scoprendo nella sua abitazione le serre con una decina di piante “verdissime”. Lo smartphone e' ritornato nelle mani nel proprietario ma ai suoi polsi sono scattate le manette. Accusa? Detenzione ai fini di spaccio di stupefacenti. Adesso è in carcere senza smartphone e senza le sue piantine che sono state soppresse.

Malato, salva i suoi soccorritori - L’ambulanza lo aspettava sotto casa per trasferirlo in ospedale, dove doveva essere curato per un tumore allo stomaco, ma Christian Nayet, 60 anni, si è ritrovato al volante, a sirene spiegate, per soccorrere l’autista dell’ambulanza stessa, colto da infarto. E’ accaduto in Francia, dove Nayet, che ha anche problemi di cuore, si è accorto che l’autista dell’ambulanza era stato colto da infarto: gli ha dato i propri farmaci e lo ha portato al pronto soccorso, dove è stato preso in cura.

L'annuncio funebre - “È venuto a mancare all'affetto di nessuno, per il gaudio di parenti e conoscenti. Coloro che in VITA non mi hanno accolto nella più atroce sciagura della mia esistenza, io non li voglio neppure da morto”. Il singolare messaggio funebre è di Mario Pisani, 94 anni, residente a Cava de' Tirreni. Lo ha scritto di proprio pugno poco prima di morire e ha incaricato la badante (l’unica che a suo dire si è presa cura di lui negli ultimi anni) di farlo affiggere. Il defunto, che ha tempo non aveva più contatti con i familiari.

Message in a bottle - Aveva affidato alle gelide acque canadesi un messaggio, all’interno di una bottiglia, per la sua amata Mary. Era il 1985. Quel messaggio, firmato da un tale Jonathon, alla fine è arrivato, peccato che ci abbia messo 28 anni e abbia dovuto attraversare l’Oceano dalla Nuova Scozia fino al Mar Mediterraneo, prima si toccare terra. A trovare la bottiglia è stata una surfista, 23enne croata, intenta a pulire la spiaggia di Desne, vicino Spalato, alla vigilia dell’inizio della stagione del surf.

83 anni e non sentirli - E’ stata attaccata da un varano, il più grande rettile carnivoro al mondo, ma ha reagito con un calcio e lo ha messo ko. Protagonista una donna di 83 anni, morsa ad una mano dall’animale, che può arrivare ad una lunghezza di 3 metri, mentre lavorava alla costruzione di scope, a casa sua, sull’isola indonesiana di Rinca. La donna ha così messo in fuga il varano, rimediando una sutura di 35 punti, e ha commentato: “Spero di arrivare a usare la mano per poter continuare a fabbricare le mie scope”.  

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