L'allarme degli 007 su possibili attacchi in Europa

La relazione annuale dei servizi segreti non esclude "scenari parigini". Padoan sul terrorismo: "Rischio inquinamento del sistema finanziario"

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Il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan – Credits: ANSA/GIUSEPPE LAMI

Il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, ha lanciato nel corso di un convegno alla Luiss dedicato ai sistemi anti-riciclaggio un forte allarme sui rischi che il terrorismo islamico possa inquinare il sistema economico e finanziario, invocando una maggior cooperazione nazionle e internazionale per fronteggiare quella che ormai, secondo gli esperti della Luiss, è diventata una vera e propria emergenza.  

Con la globalizzazione dell'economia, ha avvertito il ministro, c'è infatti "la possibilità  che il circuito finanziario possa essere utilizzato come base per azioni terroristiche internazionali, mettendo a rischio la sicurezza nazionale ed internazionale". Nel dicrdare le azioni intraprese a livello di G7 e G20, oltre che dai singoli Stati, sullo scambio di informazioni e sul rafforzamento dei meccanismi di congelamento e le valute virtuali, Padoan ha insistito molto sul fatto che la guerra contro i canali di finanziamento del terrorismo e un'azione di forte contrasto contro il riciclaggio di denaro sporco debbano procedere speditamente e in modo congiunto.

"Alle reti illecite - ha detto Padoan, che ha stimato in 100 milioni di euro il guadagno annuale dell'Isis grazie alla vendita di petrolio di contrabbando - dobbiamo contrapporre una rete di contrasto", collaborando ai più elevati livelli istituzionali.

È da ritenere elevato il rischio di nuove azioni in territorio europeo Relazione annuale servizi segreti italiani


GLI 007: ATTACCHI IN EUROPA
Sempre su questo fronte della lotta al terrorismo internazionale, nella relazione annuale inviata oggi alle Camere dai nostri apparati segreti è scritto nero su bianco che "è da ritenere elevato il rischio di nuove azioni in territorio europeo" da parte del terrorismo jihadista. Attacchi, secondo l'intelligence, che potrebbero essere "eclatanti e coordinati" come quelli di Parigi. I rischi, secondo gli 007, arrivano sia da emissari dello Stato Islamico inviati ad hoc, inclusi foreign fighters addestrati in teatri di guerra, che da militanti già presenti e mimetizzati in Europa.

L'intelligence italiana riserva, nella relazione, anche "rilievo assoluto al presidio informativo in Libia, onde innervare di un dato di intelligence il più possibile capillare ed accurato il ruolo profilato e fruttuoso svolto dal Governo a sostegno di quel Paese, culminato nella Conferenza di Roma del 13 dicembre". "L'instabilità libica - aggiungono gli 007 - ha favorito la formazione, in quel territorio, di strutturate filiere jihadiste e di nuclei pro-Daesh e proprio da quelle coste sono partiti, nell'anno appena terminato, circa il 90% dei clandestini giunti in Italia via mare. È assai difficile limitare le attività terroristiche ed i traffici illeciti in una Libia instabile e divisa. Da qui, il convinto, ed "informato" sostegno all'impegno del nostro Paese nell'ambito della missione Onu.

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