Cronaca

La scomparsa di Emanuela Orlandi: perché si riapre il caso

“Spesi dal Vaticano 483 milioni di lire per rette, vitto, alloggio e spostamenti della ragazza". Da un dossier pubblicato nel libro di Emanuele Fittipaldi

A demonstrator holds a poster of Emanuel

Chiara Degl'Innocenti

-

“Ho trovato un documento uscito dal Vaticano. Ci ho lavorato mesi, e ho pubblicato un libro, Gli impostori, che uscirà tra qualche giorno. Un riassunto di tutte le note spese per un presunto ‘allontanamento domiciliare’ di Emanuela Orlandi”. Ben 483 milioni di lire.

Così, su facebook Emiliano Fittipaldi ha postato una parte del suo articolo uscito su Repubblica e Il Corriere della Sera in cui rivela di essere in possesso di un “documento choc”  sulla ragazzina che viveva nella Santa Sede, poi scomparsa nel 1983.

“Leggendo il resoconto e seguendo le tracce delle uscite della nota, che l'estensore attribuisce al cardinale Lorenzo Antonetti, sembra che il Vaticano abbia trovato la piccola rapita chissà da chi, e che abbia deciso di ‘trasferirla’ in Inghilterra, a Londra”, prosegue Fittipaldi.

Da quanto si legge nell’articolo, il giornalista de L’Espresso sostiene che quei documenti gli sono stati consegnati da una fonte che “dopo aver tergiversato per alcune settimane”  al terzo appuntamento “ha ammesso di avere il dossier”.

Per poi lasciarglielo al quarto incontro. "Te li do solo perché credo che sia venuto il momento di far luce sulla storia."


Il dossier

Una cartellina con cinque fogli. Il dossier in mano a Fittipaldi è una lettera di cinque pagine, datata marzo 1998. “Scritta al computer o, forse, con una telescrivente, ed è inviata (così leggo in calce) dal cardinale Lorenzo Antonetti, allora capo dell'Apsa (l'Amministrazione del patrimonio della Sede apostolica), ai monsignori Giovanni Battista Re e Jean-Louis Tauran”.

La lettera sembrerebbe, dice ancora il giornalista de L’Espresso, “un documento di accompagnamento a una serie di fatture e materiali allegati di quasi duecento pagine che comproverebbero alla segreteria di Stato le spese sostenute per Emanuela Orlandi in un arco di tempo che va dal 1983 al 1997”.

Anni in cui la giovane sarebbe stata trasferita in ostelli femminili. Per 14 anni le sarebbero state pagate “rette, vitto e alloggio”, “spese mediche” e “spostamenti fino al 1997, quando l'ultima voce parla di un trasferimento in Vaticano e il disbrigo delle pratiche finali”. Soldi sborsati dalla Santa Sede che ammonterebbero a 483 milioni di lire e che vanno a infittire la trama della storia di Emanuela Orlandi e della sua scomparsa.

 

Chi sono i due monsignori della lettera

Ai vertici della Curia negli anni ‘90 c’erano Giovanni Battista Re, il sostituto per gli Affari generali della segreteria di Stato della Santa Sede, e Jean-Louis Tauran a capo dei Rapporti con gli stati che, come spiega il sito del Vaticano, "coadiuva il Sommo Pontefice nell'esercizio della sua suprema missione" e come tali i due “si sarebbero occupati direttamente della vicenda Orlandi” mentre il nome di Re era spuntato fuori già dalla lettura della prima sentenza istruttoria sul caso, firmata dal giudice Adele Rando nel 1997”.

Quando il caso Orlandi era stato chiuso

Il 6 maggio 2016 la Cassazione aveva confermato l’archiviazione dell’inchiesta secondo cui il caso di Emanuela Orlandi veniva definitivamente chiuso dal punto di vista giudiziario giudicando “inammissibile il ricorso della famiglia contro l’archiviazione” da parte della procura di Roma che nel maggio del 2015 aveva sostenuto che non erano emersi “Elementi idonei a richiedere il rinvio a giudizio di alcuno degli indagati”.

L’importanza del dossier

Come sostiene il Fittipaldi se il documento fosse vero quella pagine aprono “squarci clamorosi e impensabili sulla storia della Orlandi”. Se è un falso sarebbe “un apocrifo che segna una nuova violenta guerra di potere tra le sacre mura”.

© Riproduzione Riservata

Commenti