La rivoluzione gentile di papa Francesco

Lo stile di Bergoglio? Energico e innovativo. A costo di scontentare pezzi importanti della Curia. Lo speciale

Ignazio Ingrao

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È meglio non farsi ingannare dal sorriso. Nel palazzo apostolico hanno già iniziato a capire di che pasta è fatto papa Francesco. Un carattere forte e deciso, un uomo abituato a comandare. Ciò che chiede desidera che sia fatto immediatamente e bene. Ascolta tutti ma poi decide in piena autonomia. Così se i cerimonieri gli suggeriscono, dopo la messa di domenica 17 marzo presso la piccola chiesetta di sant’Anna in Vaticano, di non salutare tutti i presenti, Francesco preferisce mettersi in strada, con tanto di paramenti sacri, stringere la mano e abbracciare tutti i fedeli come fosse un parroco qualsiasi.

Se i liturgisti gli raccomandano alcuni comportamenti, per esempio pronunciare l’omelia seduto, dallo scranno riservato al pontefice, Francesco non si scompone e fa di testa sua, scegliendo persino di predicare dall’ambone, come fosse in una qualsiasi parrocchia. Lo stesso vale per i paramenti, i discorsi e così via. Il papa arrivato dall’Argentina ha le idee chiare e un carattere molto energico. Anche per l’Angelus rinnova lo stile e sembra quasi dialogare con la folla.

Per questo, pure parlando costantemente di mitezza e fratellanza, Francesco sta già mettendo in atto la sua rivoluzione gentile. Una rivoluzione che non pretende di costringere tutti e subito ma che riguarda una porzione molto ampia di comportamenti: anzitutto il rapporto con i laici, che Bergoglio ritiene siano troppo dalla vita della Chiesa. E in particolare le donne ancora ai margini del potere ecclesiastico.

La rivoluzione gentile di Francesco sembra partire solo apparentemente dalla liturgia, che è stata molto semplificata e portata all’essenzialità, ma in realtà tocca addirittura il concetto di Chiesa come popolo di Dio, le modalità di annuncio del vangelo, il coinvolgimento delle conferenze episcopali. C’è già chi mormora in Curia vaticana per le continue uscite a braccio quando fa i discorsi, per le innovazioni liturgiche, per il timore che si affermino novità senza controllo. Ma la spontaneità e la schiettezza di papa Francesco sono la forza del suo annuncio, nonostante i tentativi già di imbrigliarlo, come per la questione dei ministranti (chierichetti) in occasione della messa di insediamento: papa Francesco vuole accanto a sé i frati francescani de La Verna, i liturgisti hanno criticato la scelta ma si farà come vuole il papa.

Il resto poi riguarda la teologia, con il continuo richiamo della Chiesa popolo Dio che è un valore profondamente legato al Concilio Vaticano II e che il nuovo pontefice sta rilanciando in questi giorni.

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