Cronaca

La risposta del Vaticano alle violenze e abusi dei preti

Dopo il processo a Pell, super ministro dell'economia, ora si attendono le dimissioni Errazuriz, membro del C9. La commissione cardinalizia, che affianca papa Francesco per le riforme, chiama a difendersi entrambi i cardinali aspettandosi un passo indietro dai due rispetto ai loro prestigiosi incarichi

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Orazio La Rocca

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Lo scandalo della pedofilia sta scuotendo drammaticamente la Chiesa cattolica cilena. Ma – a migliaia chilometri di distanza – i contraccolpi si avvertono anche nel Sacro Collegio cardinalizio per accuse, vere o presunte, di violenze sessuali e abusi su minori che hanno colpito due tra i più potenti cardinali, l'australiano George Pell e il cileno Francisco Javier Errazuriz, ex arcivescovo di Santiago. Entrambi stretti collaboratori di papa Francesco in materia di finanze e di riforme vaticane (Pell super ministro dell'economia, Errazuriz membro del C9, la commissione cardinalizia che affianca il papa per le riforme), costretti però a fare i conti con un passato piuttosto scomodo e per questo chiamati a difendersi dalla giustizia vaticana e invitati più o meno riservatamente a fare un passo indietro dai loro prestigiosi incarichi.

Pell, da circa un anno è in congedo su decisione di papa Francesco, e in Australia il prossimo mese sarà processato in un Tribunale civile per pesanti accuse di omesso controllo su preti pedofili e di presunti abusi su minori commessi da lui stesso, a detta di alcuni testimoni, quando era prete. Il cardinale australiano si è sempre dichiarato innocente, ma dovrà dimostrarlo davanti ai giudici.

Storia quasi analoga per Javier Errazuriz, che con altri 33 vescovi cileni nei giorni scorsi ha preso parte in Vaticano, su convocazione del Papa, ad un summit dedicato agli scandali sessuali su minori che ci sono stati in passato in Cile. Una quattro giorni a porte chiuse conclusa con una decisione che non ha precedenti, le dimissioni in blocco dei 34 presuli cileni che hanno rimesso i loro incarichi nelle mani del pontefice come “segno” di assunzione di colpa per non aver vigilato con più attenzione sui preti pedofili e difeso i minori dalle violenze.

Passo indietro dei vescovi cileni

Sarà papa Francesco a decidere se accettare tutte o in parte le dimissioni annunciate dai due portavoce, i vescovi Fernando Ramos e Juan Ignacio Gonzales, che, nel chiedere perdono alle vittime, ringraziate anche per il loro "coraggio" e la loro "perseveranza", hanno spiegato che il gesto "collegiale e solidale" dei vescovi ha lo scopo di lasciare che ora sia il Papa a decidere "liberamente" se e a quali rimozioni procedere. In attesa delle decisioni del Pontefice, che dal 1 al 3 giugno prossimo riceverà in Vaticano altre 5 vittime di preti pedofili cileni, l'arcivescovo di Santiago del Cile, il cardinale Ricardo Ezzati, riconosce la gravità dello scandalo pedofilia che ha investito la Chiesa cilena e, ieri, al termine del Sinodo dei giovani ha pronunciato un solenne mea culpa chiedendo anche lui “perdono” alle vittime: "Mi fa male sapere – ha reso noto la diocesi di Santiago - che la malattia non è stata sconfitta e superata. Accolgo la critica, l'indignazione e la rabbia" che è stata manifestata nel corso dell'incontro con i giovani. "Voglio chiedervi misericordia e perdono. Ho visto il profondo dolore di coloro che hanno parlato al Sinodo". E ha concluso ricordando il recente incontro in Vaticano con Bergoglio: “Il Papa ci ha detto: vi invito a continuare a costruire la Chiesa profetica: per i poveri, i migranti e gli abusati”.

Tutta la Chiesa cilena, dunque, ha messo mano ad un generale esame di coscienza di fronte alla catena di omissioni e insabbiamenti portati avanti su preti pedofili e abusatori, come dimostra in particolare il caso del vescovo di Osorno, Juan Barros (accusato di aver coperto gli abusi sessuali del suo direttore spirituale, padre Fernando Karadima), dopo che papa Francesco stesso, che in un primo momento lo aveva difeso sostenendo che contro di lui non c'erano prove, aveva ordinato all'investigatore vaticano, il vescovo Charles Scicluna, una nuova indagine, conclusa con un dossier di 2.300 pagine contenenti le testimonianze di decine di vittime che hanno dato modo al pontefice di scrivere un atto di accusa senza precedenti consegnato ai vescovi cileni.

Preti pedofili solo "rimossi"

Nel testo Bergoglio avverte che la sola "rimozione" dei vescovi responsabili - "che pure bisogna fare" -  "non è sufficiente" perché "il problema è il sistema". Francesco si sofferma a lungo sul modo in cui sono stati coperti "gli abusi sessuali, di potere e di coscienza" e critica aspramente il modus operandi per cui alcuni religiosi, espulsi dai loro rispettivi ordini per gli abusi commessi, sono stati accolti da altre diocesi e hanno ricevuto incarichi che li hanno portati a contatto con minori. Francesco critica anche il modo in cui sono state condotte le indagini sugli abusi: le denunce ricevute "sono state qualificate come inverosimili" mentre rappresentavano "gravi indizi". Ci sono state anche, denuncia Bergoglio, pressioni su coloro che dovevano fare i processi e "la distruzione di documenti" compromettenti. Si sono verificati problemi nei seminari perché vescovi e superiori hanno affidato la guida di questi a sacerdoti omosessuali. La Chiesa cilena, accusa il Pontefice, "ha perduto il suo centro e si è concentrata su sé stessa" e ha sviluppato una "psicologia d'elite" che ha finito per "generare dinamiche di divisione, separazione, circoli chiusi che portano a spiritualità narcisistiche e autoritarie, in cui, invece di evangelizzare, l'importante è sentirsi speciali, diversi dagli altri".

Parole durissime che di fatto hanno “convinto” i 34 vescovi cileni a dimettersi. Tra di loro, il nome più importante è quello del cardinale Javier Errazuriz. Si dimetterà anche lui dalla commissione dei C9? Oltretevere non sono pochi quelli che se lo augurano, mentre Francesco continua ad aprire le porte vaticane alle vittime.

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