Migranti, non solo Sicilia: sbarchi anche in Puglia e Sardegna

Il giorno dopo la Giornata nazionale in memoria delle vittime dell'immigrazione proseguono gli arrivi a Gallipoli e nel Sulcis

Redazione

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4 ottobre

Ore 11:00 - Dopo i soccorsi nel Canale di Sicilia e le celebrazioni (inclusa la proiezione su Rai3 del documentario Fuocoammare, candidato all'Oscar) per la Giornata nazionale in memoria delle vittime dell'immigrazione, gli sbarchi proseguono su più coste italiane. Un gruppo di 52 pakistani è stato rintracciato all'alba di oggi subito dopo lo sbarco sull'isola di Sant'Andrea, a Gallipoli. I migranti, tutti uomini salvo 10 ragazzi minorenni non accompagnati, hanno riferito di aver fatto la traversata dalla Grecia a bordo di un gommone che li ha lasciati a ridosso dell'isola prima di riprendere il largo. E' stato un diportista a dare l'allarme alla Capitaneria di Porto, che ha quindi fatto intervenire le motovedette: una volta recuperati, i migranti sono stati condotti al Centro di prima accoglienza "Don Tonino Bello" di Otranto per le procedure di identificazione.

Sbarchi tra la tarda serata di ieri e la mattinata di oggi anche in Sardegna, dove nel Sulcis sono arrivate complessivamente 57 persone, tutte presumibilmente di nazionalità algerina. Dopo le visite mediche e le operazioni di identificazione, i migranti sono stati trasferiti ad Assemini (Cagliari) e nei vari centri di accoglienza sparzi sull'isola.

3 ottobre

Ore 19:00 - Oltre 5.500 migranti, che erano a bordo di 36 barconi, sono stati soccorsi oggi nel Canale di Sicilia dalle navi della Guardia Costiera, della Marina Militare e di organizzazioni non governative.

Quasi un modo indiretto di ricordare quel che succede nel Mediterraneo, in occasione della Giornata nazionale in memoria delle vittime dell'immigrazione, celebrata oggi in Italia, nell'anniversario del 3 ottobre 2013 quando 386 persone morirono a poche miglia da Lampedusa.

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La cifra dei soccorsi di oggi è destinata a salire ancora, dal momento che sono state condotte altre tre operazioni coordinate dalla centrale operative di Roma della Guardia Costiera.

La stessa Guardia Costiera ha curato l'evacuazione medica, attraverso una motovedetta veloce classe 300, di tre donne e un bambino in gravi condizioni.

Fra le varie iniziative di oggi spicca il discorso del Presidente del Senato Pietro Grasso che ha sottolineato come non si possa "barattare l'integrità morale di un popolo, il nostro, con un pugno di voti, significherebbe rinnegare interamente la cultura della vita su cui è prosperata la nostra civiltà".

Grasso ha parlato in occasione di un convegno - "Vedere gli stranieri" - nell'ambito della prima Giornata nazionale in memoria delle vittime dell'immigrazione.

"La morte non ha appello, non concede una seconda opportunità, almeno qui sulla terra. Per questo dobbiamo reagire a questa interminabile, insopportabile e a tratti troppo silenziosa strage recuperando il senso delle priorità e delle prospettive. Dobbiamo farlo guardando al passato, ad altre epoche storiche nelle quali l'umanità ha smarrito la propria coscienza nei rivoli delle discussioni o negli anfratti della burocrazia", ha aggiunto Grasso.

"I cambiamenti geopolitici di questa epoca rappresentano il banco di prova della civiltà occidentale. Le nostre città, ha continuato il Presidente del Senato, le nostre famiglie, le classi dei nostri figli e nipoti, sono destinate a colorarsi di altre realtà, a generarne di nuove, a fare i conti con tradizioni profondamente differenti. Più in generale la nostra cultura è dinanzi ad un bivio decisivo: è venuto il momento di fare delle scelte".
"Dobbiamo scegliere se dare valore concreto agli ideali sui quali abbiamo costruito la pace del nostro continente dopo la II guerra mondiale o se sacrificarli in nome della paura e dell'interesse; dobbiamo scegliere se la vita sia ancora e sempre un bene non negoziabile, e la sua difesa un valore assoluto, oppure no; dobbiamo scegliere se il diritto al futuro di un bambino di Aleppo sia minore di uno di Roma o Berlino - ha aggiunto -. Tocca a noi, siamo moralmente chiamati in causa. Non possiamo voltare le spalle alla più grande sfida del nostro tempo. Dobbiamo mantenere intatta la capacità di guardare questi barconi e riconoscere noi stessi negli stranieri a bordo, Papa Francesco direbbe 'i nostri fratelli e le nostre sorelle'. Se non saremo in grado di farlo, e quindi di difendere la dignità" dei migranti, falliremo anche nel preservare la nostra; se lasceremo prevalere l'ignoranza e la paura del diverso saremo inevitabilmente destinati al declino".

Sono stati proprio i superstiti di quella tragedia di ottobre 2013 ad aprire la marcia che ha attraversato le strade di Lampedusa per concludersi davanti alla Porta d'Europa, il monumento costruito per commemorare i migranti morti in mare.

Alla testa del corteo un grande cartello con la scritta "Proteggere le persone, non i confini" e il sindaco di Lampedusa Giusi Nicolini, con la fascia tricolore, che in questi anni è stata sempre in prima fila nella difesa dei diritti di profughi e rifugiati.

Alla manifestazione hanno partecipato anche 200 studenti giunti da tutta Europa per partecipare a workshop tematici nell'ambito del progetto "L'Europa inizia a Lampedusa", un'iniziativa promossa dal Ministero dell'Istruzione presente sull'isola con il sottosegretario Davide Faraone.

Al termine della marcia si è svolta una cerimonia in mare in ricordo di tutte le vittime dell'immigrazione con il ministro dell'Interno Angelino Alfano, che da una motovedetta della Guardia Costiera ha lanciato una corona nella zona dove avvenne il naufragio.

"Tre anni fa - ha osservato il ministro - era solo una tragedia italiana oggi è una giornata europea". "Noi non sappiamo se sono profughi o no quando li salviamo - ha aggiunto riferendosi alle operazioni di soccorso in mare - ma sappiamo che dobbiamo salvarli".

Alfano ha poi commentato il risultato del referendum in Ungheria sostenendo che rappresenta una bocciatura della linea del premier Orban.
"L'Europa - ha detto - è ad un bivio decisivo: o ci si salva tutti con severità, rispettando le regole oppure sarà un fallimento".

Il responsabile del Viminale ha infine ricordato che "l'Europa aveva deciso di ricollocare i profughi e gli Stati hanno sottoscritto quei patti, anche se non tutti li stanno rispettando. Un atteggiamento che io considero grave".

Un'analisi condivisa anche dalla presidente della Camera, Laura Boldrini: "L'Italia continua a prodigarsi in una straordinaria azione di soccorso - ha sottolineato - ma l'accoglienza non può coinvolgere soltanto un esiguo numero di Paesi europei. C'e' bisogno che tutti gli Stati dell'Unione condividano la propria quota di responsabilità, come condividono le risorse che dall'Ue arrivano. I morti di Lampedusa chiedono all'Europa di non dimenticare le proprie responsabilità".

Secondo l'Alto commissariato Onu per i rifugiati sono oltre 11.400 le persone morte nel Mediterraneo dal 3 ottobre 2013 ad oggi. "Solo quest'anno, sono 3.498 le persone che hanno perso la vita nel Mediterraneo nel disperato tentativo di trovare salvezza in Europa", ha evidenziato Carlotta Sami, portavoce dell'Unhcr per il Sud Europa, anche lei presente a Lampedusa.

Quest'anno hanno attraversato il mar Mediterraneo, fino ad ora, oltre 300 mila persone, il 28% sono bambini, molti dei quali non accompagnati.

Ore 8:00 - È oggi la Giornata della Memoria delle vittime dell'immigrazione. Una giornata per celebrare e commemorare le 386 vittime che il 3 ottobre del 2013 naufragarono a poche miglia da Lampedusa in una delle tragedie più gravi che si sia mai consumata nel Canale di Sicilia.

Nell'isola, oltre a una ventina di sopravvissuti della strage, sono arrivati più di 200 studenti da tutta Italia e dall'Europa, accompagnati dai loro insegnanti, per confrontarsi concretamente sui temi dell'immigrazione e dell'integrazione nell'ambito di un progetto promosso dal ministero dell'Istruzione in collaborazione con il Comitato 3 Ottobre. Oggi si svolgeranno altre iniziative, dopo la proiezione di ieri sera del documentario "Fuocoammare" di Gianfraco Rosi.

Celebrazioni anche a Roma: in Senato la giornata sarà ricordata nel corso di un incontro al quale parteciperà anche il presidente Piero Grasso. L'Arci invece ha organizzato, sempre oggi un flash mob alle 11 davanti al Pantheon, a Roma, per ricordare non solo il naufragio di tre anni fa ma anche le migliaia di migranti morti (solo dall'inizio dell'anno più di 3500), e chiedere "l'apertura di corridoi umanitari e una vera politica d'accoglienza".

"A tre anni di distanza è ancora forte il dolore per le centinaia di vittime innocenti annegate per colpa di un sistema immorale, criminale ed egoista dell'Europa", ha affermato il sindaco di Palermo Leoluca Orlando.

"L'Europa dovrebbe essere il primo Paese al mondo. Il problema è che non è un Paese. Questo impedisce di avere una buona politica sull'immigrazione attraverso una discussione democratica. Invece stiamo combattendo gli uni contro gli altri", ha commentato l'economista francese Jean Paul Fitoussi, Presidente Ofce.

Cosa accadde

Tre anni fa, il 3 ottobre del 2013, una imbarcazione libica utilizzata per il trasporto di migranti è naufragata a poche miglia del porto dell'isola di Lampedusa. Le vittime di quel naufragio furono 386 (366 morti accertati e 20 dispersi), numeri che fanno di questa tragedia una delle più gravi catastrofi marittime nel Mediterraneo dal dopoguerra.

Furono portate in salvo da quel barcone 155 persone, di cui 41 minori. L'imbarcazione era un peschereccio lungo circa 20 metri ed era salpata dal porto libico di Misurata il 1 ottobre 2013, con a bordo migranti di origine africana provenienti soprattutto dall'Eritrea.

Quando il barcone carico di profughi giunse a circa mezzo miglio dalle coste lampedusane, poco lontano dall'Isola dei Conigli, l'assistente del capitano gettò a terra una torcia infuocata che provocò un devastante incendio. Le fiamme erano state accese - fu spiegato in seguito - per fare notare la presenza della carretta del mare alle autorità italiane e per far scattare dunque i soccorsi. Nei difficili istanti in cui i profughi cercarono di mettersi in salvo l'imbarcazione si capovolse e poi colo' a picco.

I primi ad accorgersi della tragedia furono all'alba dei pescatori locali che videro la gente in mare in mezzo a pozze di gasolio. Furono proprio quei pescherecci a caricare i primi superstiti mentre comunque era stato dato l'allarme alla Guardia Costiera.

È dello scorso mese di aprile la decisione della Corte di assise di appello di Palermo che ha confermato 30 anni di reclusione al somalo Mouhamud Elmi Muhidin, uno degli scafisti del barcone naufragato quel 3 ottobre 2013.

Il Comitato 3 Ottobre

Dopo quella tragedia si era istituito il "Comitato 3 ottobre" per non dimenticare le vittime del mare e con una legge, approvata definitivamente il 16 marzo scorso, oggi si celebra la prima Giornata della Memoria. "Il 3 ottobre come giornata dei migranti ribadisce il valore della dignità umana come valore universale: mi auguro che questo valore conquisti il cuore e la mente di tutti gli italiani e di tutti gli europei e diventi il valore guida delle politiche di governo dell'immigrazione. Solo così potremo costruire un futuro di umanità e di speranza" ha detto all'ANSA Livia Turco, firmataria, insieme a Giorgio Napolitano, della prima legge quadro sull'immigrazione approvata nel 1998, provvedimento che si poneva l'obiettivo di superare la fase emergenziale. La prima ad aver favorito l'immigrazione regolare e scoraggiato quella clandestina. La legge Turco-Napolitano è stata poi modificata dalla Bossi-Fini.

Per Livia Turco "bene ha fatto il legislatore ad approvare la legge che ha istituito la giornata nazionale in memoria delle vittime dell'immigrazione, a tre anni del naufragio al largo di Lampedusa. Ricordare i migranti morti in mare ci sollecita a costruire una politica dell'immigrazione che riconosca la dignità delle persone migranti, dotate di diritti e doveri". (AGI/ANSA)   

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