Cronaca

"La flotta mercantile italiana è in pericolo". L'allarme di Confitarma

Due nuovi emendamenti rischiano di far "migrare" verso i paradisi fiscali centinaia di armatori, mettendo a rischio migliaia di posti di lavoro

Nadia Francalacci

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“È un massacro per l’intera flotta mercantile italiana. In questo modo si costringe a delocalizzare”. È allarmato il presidente di Confitarma (la confederazione degli armatori), Emanuele Grimaldi dopo i due emendamenti presentati dal senatore Roberto Cocianich, alla XVI Commissione al Senato.

In sostanza, con i due emendamenti viene richiesta una riduzione drastica dei benefici statali previsti dal Registro Internazionale, limitandoli alle sole navi che imbarcano equipaggi italiani o comunitari. Dunque, sovvenzioni solo a quegli armatori che hanno a bordo lavoratori con cittadinanza italiana o europea.

La flotta mercantile a rischio

“Nell'ipotesi in cui i 2 emendamenti fossero accolti, si avrebbe una riduzione dell’80% del tonnellaggio di bandiera con danni economici per il Paese di milioni e milioni di euro- spiega a Panorama.it, il presidente Grimaldi – venendo meno questi benefici, tutti gli armatori italiani che svolgono traffici internazionali e traffici misti, per fronteggiare la concorrenza, si troverebbero costretti a iscrivere le proprie navi in altri registri comunitari senza alcun vincolo per la nazionalità degli equipaggi, se non addirittura a delocalizzare le proprie aziende. E questa è l'ipotesi più probabile”.

L'importanza del Registro Internazionale

Secondo Confitarma, la Federazione Italiana degli Armatori, togliere agevolazioni previste dal Registro Internazionale ridurrebbe la flotta battente bandiera italiana alle sole navi che svolgono esclusivamente traffici di cabotaggio e quelli di servizi in concessione, ovvero quelle flotte che collegano le isole italiane con la terraferma.
Il Registro Internazionale è nato nel 1998, per agevolare gli armatori europei e soprattutto per renderli concorrenziali rispetto a quei Paesi che storicamente mantengono la leadership dell’immatricolazioni delle navi in quanto considerati “paradisi fiscali” come ad esempio, la Liberia, Montecarlo, Malta o Panama.

“Si perderebbe oltre alla quasi totalità degli armatori e delle navi battenti bandiera italiana, anche tutta l'occupazione marittima italiana oggi impiegata sulle tratte internazionali oltre quella a terra e nell'indotto- continua Emanuele Grimaldi - il vincolo della nazionalità degli equipaggi imposto dagli emendamenti come ‘conditio sine qua non’ per accedere ai benefici, risulterebbe difficile da rispettare anche perché non esiste un’offerta italiana adeguata in particolare per gli stati maggiori ovvero ufficiali di coperta e macchina, e quindi l'esodo risulterebbe una necessità per armare le navi e competere sui mercati internazionali”

Posti di lavoro a rischio

In sostanza, quanti sarebbero i posti a rischio se venissero approvati gli emendamenti?
“In pratica questi emendamenti invece di conseguire una maggiore occupazione, porterebbero a un risultato opposto- conclude il presidente di Confitarma- in sintesi, si assisterebbe alla perdita di oltre 13.000 posti di lavoro che interessano circa 20.000 marittimi italiani e comunitari. Non solo, avremmo anche la perdita di oltre 500 navi tra bulkcarrier, cisterne, navi da crociera, unità ro-ro, traghetti, portacontenitori, unità offshore”.
Imbarcazioni, costrette a scegliere una bandiera diversa tra quelle di Malta, Panama e Liberia che possono garantire loro una fiscalità sicuramente più agevole rispetto a quella italiana.

Traffici e investimenti

Ad oggi la flotta italiana ha all’attivo oltre 1.000 navi presenti su tutte le principali rotte nazionali e internazionali che gestiscono il  94% del tonnellaggio di proprietà italiana. Ma grazie alle agevolazione del Registro Internazionale, negli ultimi dieci anni sono raddoppiati anche gli investimenti fatti dagli armatori sotto la bandiera italiana.

15.600 milioni di euro attivati negli ultimi dieci anni per la costruzione di navi in Italia ed all’estero mentre gli addetti sono arrivati fino 24.000 posti a bordo e a terra, su un totale di 30.000  e 49.000 operatori sono stati necessari nei comparti dell'indotto.

L’Italia, infine, è tra i primi Paesi europei a detenere il primato dei traffici internazionali. Infatti, sono 122 milioni di tonnellate le merci trasportate in tutto il mondo con navi di proprietà e noleggiate mentre sono 70 le linee regolari di navigazione che distribuiscono prodotti italiani in tutto il mondo.


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