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Cronaca

La famiglia di Totò Riina che non lo ha mai rinnegato

Quattro figli e una moglie, Ninetta Bagarella, che non lo ha mai abbandonato dividendo con lui anche parte della latitanza

Ninetta, Concetta, Giovanni, Giuseppe e Lucia. La moglie e i quattro figli di Totò Riina, il capo dei capi di Cosa Nostra, morto oggi. La famiglia. Quella che non lo ha mai rinnegato né abbandonato. Nonostante tutto.

Ninetta, la moglie

Ninetta è rimasta vedova. Questa mattina, alle ore 3.37 nel reparto detenuti del carcere di Parma ‘U Curtu, per la sua altezza che a mal fatica sfiorava il metro e 58 centimetri, l'ha lasciata. Lui che in molti avevano soprannominato La Belva, per la sua determinazione ed efferatezza nell’uccidere.

Eppure, lei, Antonietta Bagarella, detta Ninetta, era innamorata del suo uomo.

Durante il suo primo processo, nel luglio del 1971, perché ritenuta complice del boss Riina, la magistratura per lei chiese quattro anni di soggiorno obbligato in una località del nord Italia. Ma Ninetta, riuscì ad evitare la condanna grazie ad un appello accorato ai giudici nel quale si definì “semplicemente una donna innamorata”.

Antonietta Bagarella, penultima di sei fratelli, conobbe La Belva mentre frequentava le scuole superiori perché era il miglior amico del fratello Calogero, e se ne innamorò.

Il 16 aprile 1974 La Belva e Ninetta decisero di sposarsi segretamente, diventando così entrambi latitanti. In seguito, però, il matrimonio venne dichiarato non valido.

Dalla loro unione sono nati quattro figli, partoriti tutti in una clinica di Palermo: Concetta, Giovanni, Giuseppe e Lucia.

I quattro figli del boss

Giovanni, secondogenito della coppia, segue, dopo l’arresto del padre nel 1993, le sue orme tentando l’ascesa ai vertici di Cosa Nostra. Arrestato l'11 giugno del 1996, viene condannato all'ergastolo da una sentenza della corte di Assise di Palermo con l'accusa di quattro omicidi che risalgono al 1995.

Il primo fu quello di Giuseppe Giammona, 22 anni, freddato con due colpi di pistola alla nuca il 28 gennaio mentre si trovava in auto in compagnia della fidanzata; le altre vittime furono Giovanna Giammona e Francesco Saporito, marito e moglie, trucidati il 22 febbraio sotto gli occhi dei loro due figli; l'ultimo omicidio che sancì il suo "battesimo di fuoco" per Cosa Nostra, fu quello del dottor Antonio Di Caro, strangolato e sciolto nell'acido a Giardinello il 22 giugno con la complicità dello zio, Leoluca Bagarella.

L’altro erede maschio del boss, Giuseppe Salvatore, venne invece arrestato, processato e condannato ad una pena di 8 anni per mafia. Ha già scontato la pena ed è libero.

Concetta, la prima figlia di Ninetta, sposa Tony Ciavarello. È lui, il primo genero dello ‘U Curtu, a gestire una piccola parte del patrimonio nascosto del boss di Cosa Nostra: le aziende di commercializzazione di ricambi auto. Il sequestro delle attività, arriva solamente la scorsa estate, a luglio 2017.

Si tratterebbe solo di una piccolissima parte del “tesoretto” occultato da Riina, eppure Tony Ciavarello, apre una pagina di Facebook per chiedere “soldi”.

Il marito di Concetta dichiara di essere 'al verde', che restituirà tutti i soldi a chi glieli presterà, ma soprattutto di essere “un martire” perseguitato dalla Procura di Palermo, dal giorno in cui si è fidanzato con Maria Concetta, il 25 aprile 1994.

La Riina family usa moltissimo Facebook. Il 26 ottobre Tony Ciavarello ha lanciato l’appello "economico" e ha attaccato con fare intimidatorio il giornalista Salvo Palazzolo; Giuseppe solamente ieri sera faceva gli auguri al padre per il suo 87esimo compleanno.

Anche Lucia, la figlia più piccola di Riina, sposata dal luglio 2008 con Vincenzo Bellomo, si lamentò proprio su Facebook per la mancata concessione del “Bonus bebè”. Lei, che pochi giorni dopo l’uscita a Porta a Porta del fratello Giuseppe, dichiarò pubblicamente: ''Sono i miei genitori, siamo cattolici e devo amore a mio padre e mia madre''. Parole che mostravano un amore incondizionato verso quel “padre”.

Un padre che i figli non hanno mai voluto giudicare, nonostante i morti, le stragi e gli spargimenti di sangue.

"Amo mio padre e la mia famiglia, non tocca a me giudicare le azioni della mia famiglia", dichiarò Giuseppe in diretta tv su Rai Uno, nel salotto di Bruno Vespa.

Una famiglia, come nelle migliori tradizioni di mafia, compatta fino all’ultimo. Fino a stanotte, tutta riunita vicino al letto del boss morente.

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