Cronaca

La clinica degli orrori: mutilazioni, morti e danni gravi coperti dall'omertà

Un gravissimo caso di malasanità a Reggio Calabria, in un reparto di ostetricia e neonatologia

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Redazione

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Quattro medici sono stati arrestati ai domiciliari e altri 6 e un'ostetrica sono stati sospesi dalla professione in un'inchiesta della Procura di Reggio Calabria. Secondo le indagini del Nucleo polizia tributaria del Comando provinciale della Guardia di Finanza, nei reparti di Ostetricia e Ginecologia, di Neonatologia e di Anestesia degli "Ospedali riuniti" di Reggio vi sarebbe stato un sistema per coprire errori commessi in interventi su singole pazienti, per evitare di incorrere nelle responsabilità soprattutto giudiziaria.

La clinica del dottor Mengele

"Un quadro probatorio che richiama alla mente la famigerata clinica del dottor Mengele". Non usa mezzi termini un investigatore per descrivere quanto avveniva nel reparto.

Parole cui fa eco il procuratore di Reggio Calabria, Federico Cafiero de Raho che, incontrando i giornalisti, parla di "situazione indegna di un Paese civile". "Le gravissime vicende di questa inchiesta - aggiunge il magistrato - sono riassumibili col decesso di neonati, di malformazioni gravissime procurate per colpa e imperizia a puerpere e nascituri, di donne raggirate per abortire senza consenso".

Le mutilazioni

Come nel caso di una partoriente, spiega il procuratore, alla quale "insieme al bambino i sanitari di turno estraggono anche il collo uterino, mutilandola orrendamente". O il caso di una donna che "affetta da una forma di patologia della gravidanza, nonostante volesse tenere il bambino d'accordo col marito, per un malore viene ricoverata alla diciassettesima settimana di gravidanza nel reparto dove lavora anche il fratello, il quale, d'accordo con il primario facente funzioni Alessandro Tripodi, le somministra a sua insaputa un farmaco per stimolare le contrazioni uterine e indurre l'aborto".

Ed ancora, il caso del "neonato prematuro che una dottoressa non riesce ad intubare, inserendo la sonda nel canale digerente anziché nelle vie respiratorie, provocando danni cerebrali indelebili al piccolo, adesso di cinque anni, raccontando alla madre che sarebbe stato fatto il miracolo riuscendo a salvare almeno lei". "Ascoltando le conversazioni di Tripodi - ha detto il procuratore aggiunto Gaetano Paci - è emerso un quadro gravissimo: cartelle manipolate, volontà coartate, falsificazioni tese a dimostrare alle pazienti ed ai loro familiari che tutto era stato fatto secondo le regole e che solo il destino aveva voluto diversamente. Questa città è sottoposta ad ulteriore e profonda sofferenza persino dove la poca cura per la vita umana e sociale prevale fino a fare impallidire ogni valore e tutto diventa buio. E anche chi voleva denunciare veniva indotto con atteggiamenti che rasentano l'atteggiamento mafioso a rinunciare. Il diritto alla salute inserito nella Costituzione veniva umiliato e sottoposto a coercizione e in tanti si ritraevano per paura".

Le intercettazioni

"Abbiamo trovato una situazione che definire indecente è davvero poco", ha detto il comandante provinciale della Guardia di finanza col. Alessandro Barbera: "Cartelle cliniche lasciate dentro locali semi abbandonati e senza descrizione di quanto avveniva nel reparto e nella sala operatoria, con il personale più impegnato allo scaricabile che a garantire la sicurezza e il diritto alla salute".

"Senza le intercettazioni telefoniche - ha sottolineato Cafiero de Raho - oggi di tutto questo non avremmo saputo nulla, non si sarebbe mai colta la gravità dei fatti. Qui non si è trattato solo di errori, ma di una sistematica opera di falsificazione per impedire l'attività di ricerca delle fonti di prova. È proprio una pagina nera della sanità del nostro Paese".

L'inchiesta infatti è nata grazie ad intercettazioni telefoniche disposte nell'ambito di una inchiesta della Direzione distrettuale antimafia sulla cosca di 'ndrangheta dei De Stefano. In particolare, da quelle su un'utenza intestata all'Azienda ospedaliera e in uso al dottor Alessandro Tripodi, primario del reparto e nipote di Giorgio De Stefano - cugino dei capi storici della cosca. Gli atti sono così passati alla Procura ordinaria che ha disposto ulteriori intercettazioni, raccogliendo poi le dichiarazioni delle pazienti e degenti, acquisendo la documentazione sanitaria e disponendo consulenze tecniche.

Gli arrestati

Il primario e l'ex primario dell'Unità operativa complessa di Ostetricia e Ginecologia Alessandro Tripodi e Pasquale Vadalà, sono due dei quattro medici sottoposti agli arresti domiciliari nell'ambito dell'inchiesta "Mala sanitas". Gli altri due medici arrestati sono Daniela Manuzio e Filippo Luigi Saccà, entrambi in servizio nello stesso reparto. Saccà è anche responsabile della struttura semplice "Diagnosi e Terapia Prenatale". Sono, invece, stati sospesi dall'esercizio della professione per 12 mesi, i medici Salvatore Timpano (in servizio a Ostetricia e ginecologia fino al 28 febbraio 2015); Francesca Stiriti (Ostetricia); Maria Concetta Maio (responsabile "Ambulatorio di neonatologia" nell'Unita' di Neonatologia); Antonella Musella (Ostetricia e Ginecologia); Luigi Grasso (medico anestesista all'Unita' operativa di Anestesia fino al 31 dicembre 2012); Annibale Maria Musitano (direttore dell'Unita' operativa di Anestesia fino al 30 giugno 2013); e l'ostetrica Pina Grazia Gangemi (Ostetricia e ginecologia).

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