Cronaca

La casa della Trenta e la vergogna dei 5 stelle

L'ex ministro della difesa occupa ancora la casa in centro a Roma che le era stata assegnata quando era ministro, come un politico da Prima Repubblica

Alpini parade in Milan

Carlo Puca

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L’evoluzione è quasi completa. Cadono governi, cambiano facce, spariscono partiti, eppure - dalla Prima alla Terza Repubblica - per i politici il vizietto immobiliare non tramonta mai.

L’ultima a cascarci in ordine di tempo (altri ne verranno) è Elisabetta Trenta. La fu ministra della Difesa è passata alle cronache per essere una grande ballerina di tango e ora rischia di rimanere nella Storia come la prima 5 Stelle ad aver approfittato del suo status per occupare un immobile in una zona rinomata, un appartamento di pregio di proprietà pubblica. Come si dice: servire lo Stato per servire se stessi.

Per la precisione, la casa è stata formalmente assegnata al marito, il maggiore dell’Esercito Claudio Passarelli. E infatti lei precisa che “nessuna legge è stata violata”, Però per molti la faccenda puzza terribilmente di escamotage, a cominciare dai suoi colleghi pentastellati. Se Luigi Di Maio definisce la faccenda “inaccettabile”, sui social il senatore Gianluigi Paragone è ancora più severo: “Ex ministro Trenta, molli la casa!!! Che c… (omissis di Panorama). La risposta è:“Non me ne vado, ho una vita di relazioni e mi serve l'appartamento più grande!!!”.

Ora, immemore delle battaglie anti-casta del M5S, come un politico qualsiasi, Trenta rifiuta di andarsene. Evidentemente la storia non ha insegnato nulla. Gli italiani ai politici perdonano quasi tutto ma difficilmente dimenticano le speculazioni immobiliari, vere o presunte.

Negli anni ci hanno lasciato le penne politiche in tanti, leader e semi-leader che hanno visto distrutta o rallentata la loro carriera: Gianfranco Fini, Claudio Scajola, Walter Veltroni, Ciriaco De Mita, Luciano Violante, Nicola Mancino e altri ancora, tutti però rimasti al loro posto, anche dopo le varie Affittopoli e Svendopoli.

L’unico che ribaltò la situazione fu Massimo D’Alema, che mollò la casa pubblica ad affitto agevolato e ne comprò privatamente una, nel quartiere Prati di Roma. Una scelta tempestiva, che rafforzò la sua leadership nella sinistra e lo portò successivamente a guidarla anche a Palazzo Chigi, da premier.

Oggettivamente, è difficile pensare a Elisabetta Trenta come novella D’Alema. Più facile immaginarla tra stucchi e tendaggi, seduta a bere un tè nel salotto di casa, mentre si affaccia su uno dei quartieri più belli di Roma e chiacchiera amabilmente con suo marito sulla loro vita a 5 Stelle, come il movimento che l’ha rilanciata in politica dopo che nei primi anni del Duemila era stata assessora di una giunta di centrodestra a Velletri, sui Castelli Romani.

Ne ha fatta di strada Elisabetta. D’altronde da cosa nasce cosa. Anzi, da casa nasce casa. Nuova.

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