Cronaca

L'agenda del nuovo Papa

Vangelo, pedofilia, Ior, dialogo con le altre religioni. Ecco le priorità che i principi della Chiesa consegnano al successore di Benedetto XVI. Lo speciale di Panorama.it

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Papa Francesco I, appena eletto, mentre benedice la folla in Piazza San Pietro a Roma – Credits: ANSA/ETTORE FERRARI

Il nuovo Papa alla prova dei primi 100 giorni. Il successore di Benedetto XVI non troverà sulla scrivania solo il rapporto dei tre cardinali su Vatileaks, ma anche un’agenda già piena di appuntamenti e di obiettivi ineludibili. A redigerla hanno pensato gli oltre 150 cardinali elettori e non elettori che si sono riuniti a Roma per quasi 10 giorni prima di chiudersi nella Cappella Sistina. È stato uno dei conclavi più lunghi dell’epoca contemporanea, se si considera che è virtualmente iniziato l’11 febbraio, giorno delle dimissioni di Benedetto XVI. E a molti è sembrato più simile a un sinodo: mai come questa volta i porporati del sacro collegio hanno parlato così liberamente e con tanta franchezza non solo dei problemi della Chiesa, ma anche delle divisioni e delle lacerazioni nella gerarchia. Una grande riflessione collettiva sui nodi lasciati irrisolti dal pontificato di Joseph Ratzinger e dal lungo declino di quello di Karol Wojtyla. Un’analisi franca e sincera sulle sfide che la Chiesa non può più eludere. E che, a sorpresa, potrebbero addirittura preludere a un Concilio Vaticano III che molti già invocano.
Ecco, nelle pafine seguenti, i sette punti principali dell’agenda del nuovo Pontefice, con significative discontinuità rispetto al predecessore.

Annuncio del Vangelo
Ratzinger lo aveva indicato fin dal primo giorno del suo pontificato: al primo posto delle preoccupazioni della Chiesa deve esserci l’annuncio del Vangelo, della gioia della fede. Ma dopo otto anni l’obiettivo, nonostante gli sforzi, rimane largamente incompiuto, così come l’Anno della fede, che Benedetto XVI ha indetto ma non ha voluto concludere. I cardinali lo hanno detto molto chiaramente. Non si tratta solo di reagire all’indifferenza religiosa dell’Occidente, né è sufficiente prendersela con la «dittatura del relativismo» che minaccia la società contemporanea. La Chiesa deve trovare la cifra giusta per tornare a comunicare il Vangelo con efficacia a tutte le latitudini, al cospetto di tutte le culture. E la chiave di volta è la testimonianza e l’unità. Non bastano Twitter o i grandi raduni di giovani: il nuovo Papa, hanno suggerito i cardinali, dovrà mettere in pratica una formula più radicale che si riassume in due parole: comunione e condivisione. I problemi del rito e della liturgia, che hanno assorbito tante energie dello scorso pontificato, passano in secondo piano. Inoltre il nuovo Pontefice è chiamato a guardare lontano, a cominciare dalla Cina e dalle altre frontiere dell’Asia.

Dialogo con le altre religioni  e con i non credenti
Il tema dell’annuncio va di pari passo con quello del dialogo, anzitutto con i non credenti. Un confronto dove nessuno pretenda di sentirsi superiore. Perciò un’altra parola chiave dell’agenda del nuovo Pontefice sarà umiltà. Una Chiesa che non ha paura di misurarsi con chi è diverso. Sia chi non crede sia chi professa un’altra fede. Il cammino compiuto dopo le polemiche sul discorso di Ratisbona di Benedetto XVI è stato molto lungo e i risultati del dialogo con il mondo musulmano non sono mancati. Ma al nuovo Pontefice i cardinali hanno chiesto un salto di qualità anche sul fronte del dialogo ecumenico con gli altri cristiani. Un profilo che nel corso del pontificato di Ratzinger è rimasto in ombra. Alla vigilia dell’anniversario dei 500 anni dalla riforma protestante per i cattolici è arrivato il tempo dell’esame di coscienza. Senza dimenticare che la divisione fra i cristiani oggi assume il volto attraente ma aggressivo delle nuove chiese carismatiche e pentecostali, sempre più diffuse in America Latina e nel resto del mondo.

Riforma della Curia e scelta dei «leader»
Siate come «un’orchestra» aveva raccomandato Benedetto XVI ai cardinali il giorno del congedo. Dopo la stagione dei veleni e delle lotte intestine tutti auspicano che torni il tempo dell’armonia. Unità e riconciliazione, ha chiesto il decano del collegio cardinalizio, Angelo Sodano, nell’omelia della «missa pro eligendo romano Pontifice» prima che gli elettori entrassero nella Cappella Sistina. Secondo la maggioranza dei cardinali, Vatileaks è stato il frutto della  mancanza di collegialità nel governo della Chiesa. Detto in termini più laici: è finito lo spirito di squadra. L’appello di Sodano al disarmo dei partiti e delle fazioni serve a preparare il terreno per una radicale riforma della curia. Razionalizzare i centri di potere in seno al Vaticano, favorire la collaborazione tra i diversi capidicastero (i «ministri» del Papa) e coinvolgere sempre di più le diverse conferenze episcopali. La rinuncia di Benedetto ha esaltato il carattere episcopale del ruolo del Papa: il suo successore, «vescovo tra vescovi», sarà chiamato a esaltare la collegialità. Bisognerà superare personalismi e divisioni. Ma non solo: al nuovo Pontefice viene chiesto anche di ripensare i criteri di selezione della «classe dirigente» della Chiesa. I meccanismi di scelta dei vescovi sono opachi e discrezionali, finiscono per premiare gli yesmen piuttosto che le personalità forti e carismatiche. Le incertezze di questo conclave sono il sintomo di un sistema che non permette ai migliori di emergere.

Finanze più pulite
Riformare la curia significa anche rivoluzionare l’assetto delle finanze vaticane. Non si tratta solo di proseguire il negoziato con il Consiglio d’Europa per portare lo Ior nella «white list» degli istituti di credito. Le finanze all’ombra del Cupolone sono divise in una pletora di centri indipendenti: oltre allo Ior ci sono l’Apsa (l’Amministrazione del patrimonio della sede apostolica) che ha una sezione finanziaria e persino dei correntisti, il Governatorato che ha una parte consistente del bilancio in investimenti mobiliari, il Fondo pensioni e Propaganda fide. In una situazione così frammentata il controllo e la trasparenza sono quasi impossibili. Anche gli organismi di vigilanza sono spezzettati: la Prefettura degli affari economici, l’Aif, l’Autorità di informazione finanziaria, e la Commissione cardinalizia per lo Ior. Per questo il nuovo Pontefice dovrà affrontare il difficile capitolo di razionalizzazione e semplificazione delle finanze. Non sarà facile perché si tratta di rompere situazioni di potere cristallizzate da anni.

Ruolo della donna e dei laici
L’eco delle proteste delle suore statunitensi è arrivata fino alla Cappella Sistina. Nelle congregazioni generali si è parlato del ruolo della donna nella Chiesa. Una nuova soggettività e un nuovo protagonismo che viene chiesto soprattutto dai cattolici del Sud del mondo. Finora non si è andati oltre qualche promozione di donne in seno ai dicasteri vaticani, all’assunzione di giornaliste all’Osservatore romano e al varo di un inserto femminile del quotidiano. Ma la richiesta è di riconsiderare radicalmente il posto delle donne. Una concezione maschilista del potere, è stato detto, è anche all’origine degli scandali e delle guerre interne. Accanto alle donne si tratta di riconsiderare più in generale il ruolo dei laici. Un tema conciliare che occuperà una parte consistente dell’agenda del Papa.

Lotta alla pedofilia
Non si torna indietro rispetto alla «tolleranza zero». Il messaggio lanciato dai cardinali americani è molto chiaro. Tuttavia l’applicazione nelle Chiese nazionali delle linee guida dettate da Benedetto XVI è ancora troppo difforme, a cominciare dall’Italia. Si tratta di continuare a fare luce sul passato, senza reticenze. Ma anche di aggiornare i sistemi di selezione dei sacerdoti nei seminari e il loro percorso di formazione. Un tema molto vivo che nel corso del conclave ha diviso i cardinali tra garantisti e giustizialisti.

Morale sessuale
Lo «scisma sommerso» che si registra nella Chiesa cattolica in molti paesi, riguarda soprattutto la morale sessuale e le questioni inerenti la famiglia. Nell’agenda del nuovo Papa c’è anzitutto il tema dell’accoglienza dei divorziati risposati nella Chiesa, il loro accesso ai sacramenti, la possibilità di contrarre un secondo matrimonio in chiesa. Lo stesso Benedetto, all’inizio del suo pontificato, aveva invitato ad aprire una riflessione su questo fronte, che però poi non ha avuto seguito. Più ferma sembra la chiusura sui temi della contraccezione e della bioetica. Sull’eutanasia invece il nuovo Papa sarà chiamato a tener conto dell’evoluzione della sensibilità in molte Chiese e persino nella gerarchia. Anche su questo, attesissimo fronte, l’agenda del successore di Pietro potrebbe riservare grandi sorprese.

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