Orazio La Rocca

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Di Joaquin Navarro-Valls si è detto e scritto tutto. O quasi. Ma forse pochi sanno – o si ricordano – che il portavoce storico di Giovanni Paolo II morto il 5 luglio all'età di 81 anni a Roma dopo una lunga malattia, come primissima mossa fatta appena mise piede in Vaticano si presentò al cospetto del suo nuovo “datore di lavoro” - il Papa – con una lettera di dimissioni in tasca, pronto a firmarla e a presentarla se la Curia vaticana non avesse riammesso subito sul volo papale un giornalista vaticanista ritenuto “scomodo” e per questo messo fuori dalla lista dei cronisti al seguito del pontefice nei pellegrinaggi.

Spagnolo, Navarro-Valls è nato a Cartagena nel 1936. Laureato in medicina nel 1961, non eserciterà mai la professione preferendo dedicarsi all'altra grande passione della sua vita, il giornalismo che abbraccia con una seconda laurea ad hoc conseguita sette anni dopo e che gli permette di essere assunto dal quotidiano spagnolo Abc che lo utilizzò subito come inviato speciale avendo una grande dimestichezza con le lingue.

Ha sempre rivendicato con orgoglio la sua appartenenza all'Opus Dei come membro numerario. Era stato papa Wojtyla a volerlo alla direzione della Sala Stampa della Santa Sede nel 1984, dopo un incontro con l'allora pontefice e i giornalisti della Sala Stampa Estera, di cui Navarro Valls era presidente. Il medico-giornalista – che in gioventù ha avuto anche un debole per la corrida e ha fatto anche il matador a livello dilettantistico – in quella occasione pronunzia un discorso sul ruolo della stampa di fronte alle problematiche internazionali e al Giubileo straordinario della Redenzione 1983-1984 che colpisce il Pontefice polacco per ricchezza di contenuti, idee e dinamicità, al punto che il giorno dopo i due si rivedono in Vaticano a pranzo, durante il quale il giornalista di Abc su sollecitazione del Papa spiega come rivoluzionerebbe la macchina dell'informazione della Santa Sede.

All'indomani dell'incontro, Navarro-Nalls è il nuovo direttore della Sala Stampa della Santa sede, succedendo a monsignor Romeo Panciroli, che aveva ricoperto quell'incarico da una ventina d'anni, regnante Paolo VI. Incarico che il reporter spagnolo in breve tempo trasforma, sublimandolo, aprendolo al mondo estero – con la totale e incondizionata fiducia di Giovanni Paolo II - grazie alle sue capacità giornalistiche, umane e di intellettuale attento alle dinamiche sociali e religiose a livello internazionale, elevandolo alla dignità di “portavoce personale del Santo Padre”.

Una novità per il Vaticano. Prima di lui, i predecessori, da Panciroli a Ludovico Alessandrini (firma dell'Osservatore Romano, il quotidiano della Santa Sede, e storico fondatore della Sala Stampa pontificia) avevano tenuto sempre un profilo basso, discreto, lontano dai riflettori, “parlando” solo attraverso le consuete poche righe degli scarni comunicati che accompagnavano gli interventi dei Papi di turno. Ma niente di più.

Navarro-Valls, invece, parla, incontra la stampa di tutto il mondo quasi tutti i giorni, è uno dei pochissimi esponenti della Santa Sede che quasi tutti i giorni ha libero accesso all'appartamento di Giovanni Paolo II per avere indicazione, esporre, idee, preannunciare iniziative. E papa Wojtyla – appoggiato anche dal suo fido storico segretario, don Stanislano Dziwicz, futuro cardonale di Cracovia – lo lascia fare volentieri, gli dà, praticamente carta bianca nel rapporto con la stampa  concedendogli ampia facoltà di parlare, “sempre e comunque” a nome del Pontefice.

Una rivoluzione copernicana per le ingessate dinamiche d'Oltetevere nei rapporti con i mass media. Persona, dunque, giusta al posto giusto, pronto a dialogare con tutti e a ricevere nel suo prestigioso ufficio in Vaticano tutti i giornalisti che gli chiedono udienza. Specialmente i giovanissimi colleghi che per la prima volta fanno richiesta di accredito ai quali spiega sempre con parole ferme, chiare e gentili, che “qui in Vaticano ognuno è libero di scrivere quello che vuole, c'è massima libertà per tutti, ma a patto che non si disattendano due sole regole, il rispetto del pensiero del Papa, o di altri esponenti della santa Sede, cardinali, vescovi, prelati, e il rispetto dell'embargo per i comunicati stampa. Virgolettati del Papa o dei suoi collaboratori e embargo sono baluardi che nessun giornalista deve infrangere, pena l'espulsione dalla Sala Stampa”.

E fu proprio una triste vicenda di questo genere –  cioè la cacciata di un collega dal volo papale – che Navarro-Valls fa subito capire che, all'occorrenza è anche capace di essere a suo modo un uomo scomodo. Il fatto: per “punire” il vaticanista inviato di Repubblica Domenico Del Rio, autore di una clamorosa inchiesta sul “mancato” decollo delle riforme del Concilio Vaticano II a 20 anni dalla conclusione, alcuni solerti burocrati della Curia pontificia decisero che il giornalista non poteva più accedere al volo papale nei viaggi apostolici. Uno schiaffo alla libertà di stampa mollato però all'insaputa di Navarro-Valls, perchè arrivato da poco alla direzione della Sala Stampa e quindi ancora un po' a digiuno di dinamiche ed equilibri interni.

Naturalmente la cacciata di Del Rio (presunto colpevole, in verità, di aver dato voce e ascolto ad ecclesiastici sul tema dell'applicazione del rinnovamento conciliare, molti dei quali se la prendevano con il potere centrale della Curia giudicato “chiuso e frenante” ad ogni apertura...) fece tanto rumore e la Santa Sede fu travolta da critiche feroci e additata, come minimo, “nemica della libertà di stampa”. Il nuovo direttore della Sala Stampa, pur fresco di nomina, non gradisce l'intemerata della Curia contro il collega di Repubblica. Per cui, si presenta da papa Wojtyla abbastanza teso e deciso a mollare perchè, spiega, “totalmente contrario alla cacciata di un giornalista che ha fatto solo una inchiesta a 20 anni dal Concilio Vaticano II”.

Da qui la richiesta “immediata” di reinserire Del Rio tra i giornalisti accredita per i voli papali, altrimenti avrebbe consegnato ufficialmente la lettera di dimissioni. Analoga minaccia, il direttore la lancia se “in futuro la Curia prenderà altri provvedimenti simili a carico di giornalisti accreditati senza esserne informato preventivamente”. Papa Wojtyla lo ascolta con attenzione, non si scompone, gli dà ampiamente ragione (sa che nelle Curia ci sono monsignori più papisti dei papi come nelle reggie funzionari più realisti dei re) e Del Rio ritorna subito al suo posto nella sala stampa e nel successivo viaggio apostolico.

Tra i tanti aneddoti forse i momenti più significativi e difficili sono stati quelli relativi alla salute del papa che col passare degli anni diventa sempre più precaria. Nel 1996, durante un viaggio in Ungheria, Navarro-Valls per la prima volta conferma ufficialmente che il papa soffre di Parkinson. Stessa apertura tutte le volte che Wojtyla viene ricoverato al Policlinico Gemelli, dove viene anche sottopposto a tracheotomia, per la quale non potrà più parlare.

Momenti duri e drammatici per il papa e per la Santa Sede che il portavoce seppe gestire informando costantemente e correttamente la stampa internazionale. Prima di Giovanni Paolo II nessun altro pontefice aveva avuto la serena coerenza di presentarsi in pubblico con la sua malattia. Wojtyla – grazie anche al ruolo del comunicatore Navarro-Valls – ne fece un apostolato della malattia, un gesto di sacrificio e di amore verso Dio che, spiega nelle numerose conferenze stampa all'indomani degli interventi chirurgici e dei ricoveri al Gemelli, “il Papa offre come esempio e incoraggiamento a credenti e non credenti”.

Navarro-Valls rimane accanto a Giovanni Paolo II fino all'ultimo con la dolcezza di un figlio, l'amore di un amico, ma senza mai perdere di vista il suo ruolo di portavoce, specialmente i giorni precedenti la morte del papa quando si presenta in Sala stampa col volto teso, pallido e triste per informare i colleghi giornalisti che “i medici hanno detto che non c'è più niente da fare”. Una frase breve, sintetica, drammatica che Navarro-Valls pronuncia con un fil di voce interrotta da un pianto amaro con gli occhi pieni di lacrime.

Per la prima volta il brillante, dinamico portavoce vaticano, piange davanti alla stampa internazionale. E non se ne vergogna. Scena in seguito mirabilmente ripresa nella fiction di Raiuno “Papa Giovanni Paolo II” diretta da John Kent Harrison e interpretata da John Voigt nei panni di Karol Wojtyla e di Giuliano Gemma nel ruolo di Navarro-Valls, il quale finita l'avventura al servizio della Santa Sede diventerà presidente dell'Advisor Board dell'Università Campo Biomedico di Roma, continuando a scrivere come editorialista per Repubblica su tematiche legate alla Chiesa, alla politica internazionale e all'attualità. Aveva da poco concluso la stesura di un lungo racconto sul suo rapporto con Giovanni Paolo II, che sarà pubblicato in un prossimo futuro. L'ultima “fatica” di Joaquin Navarro-Valls, portavoce papale gentile.

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