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Cronaca

L'Isis rialza la testa, anche in Italia, grazie al lockdown e alle debolezze dell'occidente

L'arresto di una fondamentalista a Milano è solo la punta dell'iceberg di un mondo nascosto ma in fermento come non accadeva da anni. Anche per colpe nostre

La recente operazione antiterrorismo che ha visto lo scorso 17 novembre l'arresto a Milano della 19enne kosovara-italiana Bleona Tafallari ‹‹fervente sostenitrice dell'Isis›› definita ‹‹furba e manipolatrice›› dal procuratore aggiunto antiterrorismo Alberto Nobili, mostra come le reti europee dello Stato islamico non hanno mai perso forza nemmeno durante l'emergenza pandemica anzi, si può tranquillamente affermare che la predicazione e il proselitismo -sia sul web che nei luoghi di preghiera- siano persino aumentati nel corso dell'ultimo biennio.

Un fenomeno quello del proselitismo e gli inviti alla jihad che si registra in tutto il Vecchio Continente anche grazie ai terroristi rilasciati: chi per decorrenza dei termini di carcerazione e chi per buona condotta e i molti ‹‹predicatori del male›› come accade in Gran Bretagna con l'anglo-pakistano Anjem Choudary che ha ispirato per decenni (e continua a farlo) migliaia di musulmani e decine di gruppi terroristici, oppure in Germania dove nessuno ferma le attività di predicatori estremisti come Ahmad Abul Baraa alias di Ahmad Armih, capo imam della moschea As-Sahaba a Berlino-Wedding che imperversa anche sul web con un canale You Tube (Abul Baraa Tube) seguito da 9.700 iscritti che possono consultare i 1.200 video nei quali dice cose come ‹‹la maggior parte degli abitanti dell'Inferno sono donne›› solo per citarne una. Stesso scenario in Austria, Francia, Belgio, Spagna, Svezia, Olanda, Italia (che espelle a getto continuo estremisti islamici), Danimarca, Norvegia e nei Balcani che sono una vera e propria fucina di estremisti islamici fomentati dai predicatori del male (oggi itineranti), formatisi all'islam duro e puro dei salafiti-wahaabiti dell'Arabia Saudita che ammorbano da decenni l'Europa con le loro prediche incendiarie.

Per tornare al web non si contano più i siti e i canali Telegram ufficiali e quelli dei simpatizzanti -non certo meno pericolosi- che incitano all'atto di forza contro i ‹‹kuffar›› (gli infedeli) e i recenti attacchi dei cosidetti ‹‹lupi solitari›› che solitari non sono mai perché c'è sempre chi li spinge all'atto di forza, li protegge e li finanzia, provano che chi riteneva che con la sconfitta militare dello Stato islamico (marzo 2019) il problema fosse stato magicamente risolto si sbagliava e di grosso. Così mentre ci si beava della ‹‹grande vittoria militare›› ci si è dimenticati delle centinaia di quartieri dove prevale l'emarginazione, divenuti off limits, sparsi in tutta Europa (Italia compresa), dove la versione più avvelenata dell'Islam ha conquistato e continua a farlo, cuori e menti di donne e uomini di religione musulmana senza dimenticare i convertiti che sono in costante aumento.

Discorso a parte meritano le carceri dove talvolta si entra come ladri di polli e piccoli delinquenti e si esce come bestie feroci radicalizzate da detenuti autonominatosi imam. A preoccuparci non c'è solo la situazione europea ma anche e sopratutto quello che sta accadendo in Afghanistan dove ormai lo scontro tra i Talebani e l'Isis-Khorasan assume sempre più i contorni della guerra civile; quanto accade ogni giorno in Africa e le attività dell'Isis nel Siraq dove il gruppo si è riorganizzato e dove il gruppo attende il ritiro americano fissato per il prossimo 31 dicembre così da ridare la spallata definitiva. Lo Stato islamico in quelle terre sta alzando sempre più il tiro utilizzando vecchie tattiche come ad esempio attaccare le carceri per liberare le migliaia di detenuti come accaduto lo scorso 8 novembre dove le forze di sicurezza interne del nord e dell'est della Siria (Asayish) sostenute dalla Coalizione globale guidata dagli Stati Uniti per sconfiggere l'ISIS hanno sventato un piano di una cellula dormiente a Deir ez-Zor per attaccare la prigione di Sina'a che si trova nel quartiere occidentale della città di Hasakah, nel quartiere di Ghweiran, che è stata destinata a contenere combattenti dell'Isis. Alla fine del 2020, secondo quanto riferito, le SDF detenevano almeno 10.000 prigionieri dell'Isis in circa 14 centri di detenzione che ora sono tutti nel mirino del gruppo comandato dal nuovo califfo Amir Mohammed Abdul Rahman al-Mawli al-Salbi, nom de guerre di Abu Ibrahim al-Hashimi al-Qurayshi, misterioso iracheno di origine turkmena con un passato in Al-Qaeda. Altro elemento di preoccupazione è quanto accade nei campi profughi come quello di al-Hol nella provincia di Hasakah, nel nord-est della Siria dove lo scorso 13 novembre tre cittadini iracheni, tra cui una donna, sono stati uccisi. Il campo dal quale si fugge con facilità corrompendo le guardie è gestito dall'amministrazione a guida curda e attualmente ospita oltre 50.000 persone metà delle quali sono irachene, ammassate in condizioni disumane. Qui comanda l'Isis e prova ne è il fatto che 78 persone sono state uccise nel campo nel 2021 (10 decapitate).

A chi fa spallucce e dice ‹‹lasciamo che si ammazzino tra di loro tanto sono lontani›› occorre far presente che parliamo delle vite umane di inermi civili, ma non solo: se un Continente come l'Africa esplode, e non manca molto, il fenomeno migratorio verso l'Europa e quindi verso l'Italia diventerà incontenibile e non sarà la demagogia a fermare i barconi carichi di disperati veri e di terroristi. Infine, un buon consiglio -seppur non richiesto- a tutti coloro che si presentano come esperti, analisti, ex agenti segreti in servizio (a tal proposito è sempre più difficile trovare qualcuno che non lo sia, o lo sia stato, anche grazie alle decine di libri sgangherati che circolano sul tema): per favore, piantatela di pubblicare gli art-work dei gruppi terroristici come l'Isis oppure spezzoni tratti dai loro video sui social network per mostrare quanto siete bravi. Lo sappiamo già. State facendo esattamente quello che vogliono coloro che vogliono ammazzarci. Ve ne saremmo grati.

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