Cronaca

Isis, fermato un "reclutatore" macedone a Mestre

I carabinieri del Ros hanno scoperto l'uomo che aveva il compito di arruolare foreing fighters sul territorio italiano

Nadia Francalacci

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Reclutava aspiranti mujaheddin che un imam bosniaco avrebbe successivamente radicalizzato, arruolato nell'Isis e avviato verso i teatri di guerra mediorientali.

Sarebbe stato questo il ruolo di Ajahn Veapi, 38 anni, cittadino macedone fermato questa mattina a Mestre in una operazione dei Carabinieri del Ros con l’accusa di arruolamento con finalità di terrorismo, anche internazionale. Secondo gli investigatori Veapi sarebbe il braccio destro del 'grande burattinaio' dell'Isis in Europa Husein Bosnic, imam itinerante bosniaco attualmente in carcere in Bosnia.

Isis: Ros ferma macedone, era residente in Friuli

Ajhan Veapi, 38, domiciliato ad Azzano Decimo (Pordenone), nella frazione di Tiezzo, il cittadino macedone fermato dai carabinieri del Ros a Mestre, 26 febbraio 2016. – Credits: ANSA/CARABINIERI ROS

Bosnic era il vertice del reclutamento, un vero e proprio ideologo della lotta armata jhadista che si prefiggeva la creazione di uno stato islamico nei Balcani. Proprio per questo si serviva di alcune persone di origine balcanica da fidelizzare all'Isis e inviare in zone di combattimento. Tra questi Veapi era divenuto il suo referente per l'Italia nord-orientale.

Il blitz che ha portato oggi al fermo Ajahn Veapi, il reclutatore di aspiranti mujaheddin, infatti, è nato a seguito delle indagini, effettuate alcuni mesi fa, su una serie di soggetti residenti nel nordest e originari dell'area balcanica, che avrebbero dato vita a una rete di predicazione e reclutamento di "foreign fighter".

Tra "foreign fighter", reclutati da questa cellula residente nel nostro territorio c'è anche Ismar Mesinovic, di origini bosniache e residente nel bellunese, ucciso in Siria nel gennaio 2014, e al centro delle cronache anche per aver portato con sé il figlioletto di tre anni, Ismail, di cui si sono perse le tracce.

E', infatti, dello scorso 14 gennaio l'ultimo appello in tv della madre del bambino, Lidia Solano Herrera: "Voglio chiedere a quelli che hanno mio figlio di restituirmelo, dovete capire che lui deve stare con me", ha implorato la donna davanti alle telecamere di Chi l'ha visto?.

La scomparsa di Ismail risale alla fine del 2013, quando Mesinovic disse di volerlo portare in visita dai nonni paterni in Bosnia, mentre condusse in Siria, dove lui si è arruolato tra le file dei fondamentalisti dell'Isis, rimanendo ucciso ad Aleppo durante un combattimento.

Oltre un anno fa fece scalpore una foto, in circolazione su internet, nella quale un miliziano dell'Isis teneva in braccio un bambino che qualcuno ha identificato nel piccolo Ismail. Ma la procura di Belluno, che ha aperto un'inchiesta sulla vicenda, esclude che possa essere proprio Ismail.

Una certezza che nasce anche dall'esito di una serie di accertamenti tecnici effettuati dal Reparto operativo speciale, comprese comparazioni morfologiche del viso. Sta di fatto, però, che i carabinieri del Ros che indagano sulla scomparsa sono riusciti a risalire alle persone che hanno avuto a che fare con il bambino dopo il "rapimento" da parte del padre, comprese quelle che in Siria si occuperebbero tuttora di lui.

Ma dallo stesso contesto investigativo che oggi ha portato al fermo del macedone, sono anche state raccolte le informazioni che avevano portato, alcuni mesi fa, all'espulsione per motivi di prevenzione del terrorismo, da parte del ministro dell'Interno, dei cittadini macedoni Arslan Osmanoski e Redjep Lijmani, mentre il decreto a carico del marocchino Jaffar Anass non è stato eseguito perchè l'uomo si troverebbe in Marocco.



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