La Gendarmeria Vaticana per un anno ha intercettato tutta la curia - Precisazione di Panorama

La notizia esclusiva e la replica alle parole di oggi di Padre Federico Lombardi - tutto sulle dimissioni del Papa - la diretta web dell'addio - le foto "particolari" del pontificato -

Il Comandante della Gendarmeria Vaticana, Domenico Giani (Credits: FILIPPO MONTEFORTE/AFP/GettyImages)

Con riferimento alle dichiarazioni di padre Federico Lombardi in merito all’articolo pubblicato da Panorama nell’edizione da oggi (28 febbraio) in edicola, si ritiene di precisare quanto segue:

Tutte le notizie contenute nell’articolo sono state verificate e confermate al settimanale da plurime, accreditate e autorevoli fonti a conclusione di un lavoro durato diversi mesi. In particolare è bene sottolineare che l’attività di «controllo» a cui fa riferimento Panorama è precedente allo scandalo Vatileaks ed è stata disposta in seguito alla ricezione da parte del cardinale Tarcisio Bertone, nell’agosto 2011, di una lettera minatoria recapitata anche ad altri prelati della curia romana e intitolata «Grandi funerali a corte».

Questa indagine accurata è stata disposta alla Gendarmeria vaticana, coordinata dal comandante Domenico Giani, su richiesta dello stesso Segretario di Stato.

Nei mesi successivi, la pubblicazione di documenti riservati provenienti dalla segreteria di Stato e dall’appartamento pontificio, ha indotto la Gendarmeria a rafforzare l’impegno nelle indagini. Queste sono state oggetto, nel febbraio 2012,
di uno specifico provvedimento di autorizzazione da parte del promotore di giustizia, Nicola Picardi.

I processi a carico di Paolo Gabriele e Claudio Sciarpelletti, celebrati nei mesi di ottobre e novembre 2012 e conclusi con sentenza di condanna per entrambi gli imputati, non hanno esaurito il lavoro investigativo della Gendarmeria, che è invece proseguito – e non è ancora definito - con particolare riferimento alle seguenti ipotesi di reato: delitti contro lo Stato, delitti contro i poteri dello Stato, vilipendio delle istituzioni dello Stato, calunnia e diffamazione, inviolabilità dei segreti.
È bene inoltre precisare che il corpo della Gendarmeria, posto sotto il controllo del Governatorato della Città del Vaticano, nelle sue funzioni di polizia giudiziaria e di tutela dell’ordine pubblico opera in stretto raccordo con la prima sezione della segreteria di Stato («Sezione degli Affari generali») affidata alla responsabilità del Sostituto (art. 13, c.3 L. CCCLXXXIV del 16 Luglio 2002 sul governo dello Stato della Città del Vaticano e art. 41 c.1, costituzione apostolica «Pastor Bonus»).

Il segretario di Stato e il sostituto sono pertanto, «ex officio», tenuti al corrente sulle attività di indagine e tutela dell’ordine pubblico svolte dalla Gendarmeria e hanno accesso ai relativi atti.
A proposito della vastità dei controlli, infine, a Panorama risulta che presso la sala operativa della Gendarmeria Vaticana sono stati archiviati un’enorme massa di dati riguardanti gli spostamenti oltre che l’attività telefonica e telematica di
numerosi soggetti. Tutte queste informazioni sono ancora oggi a disposizione del reparto investigativo e del Gruppo intervento rapido (G.i.r.) della Gendarmeria.

Il lancio d'Agenzia di mercoledì 27 febbraio

Ormai i segreti non sono più al sicuro nemmeno in Vaticano. Da oltre un anno infatti, rivela Panorama nel numero in edicola da giovedì 28 febbraio, mail, telefoni, incontri e colloqui sono stati meticolosamente messi sotto osservazione, su incarico del cardinale Tarcisio Bertone, dalla gendarmeria vaticana guidata dal generale Domenico Giani, un ex ufficiale dei servizi segreti italiani che nelle prossime settimane potrebbe lasciare la Santa Sede per un nuovo incarico alle Nazioni Unite.

Tutto è iniziato nel settembre 2012 quando sono cominciate a circolare le prime lettere di minacce a Bertone (rivelate da Panorama) e le prime fughe di documenti riservati. E’ stata messa in atto così la più massiccia e capillare opera di intercettazione mai realizzata fino ad oggi nei Sacri Palazzi che, secondo alcuni, continua fino ad oggi perché, formalmente, le indagini su Vatileaks non si sono concluse. Una colossale schedatura di abitudini, amicizie e frequentazioni consegnata in mano a pochissime persone che innervosisce e preoccupa molti prelati e rischia di pesare sul conclave.

Oltre alle mail e alle telefonate sono stati conservati persino gli elenchi di tutti coloro che entrano ed escono dalle mura leonine dopo le ore 21. Tutti si chiedono se almeno durante la sede vacante ogni attività di investigazione e di controllo sarà sospesa e chi utilizzerà queste informazioni sotto il nuovo pontificato.

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