"L'incidente al pullman è colpa anche delle infrastrutture"

Secondo l'associazione "Basta Un Attimo" che si occupa di incidenti sulle strade, si poteva fare qualcosa per evitare la strage di ieri in Irpinia o quanto meno, limitarne le conseguenze - Le foto - Il racconto del nostro inviato

I resti del pullman precipitato dal viadotto in Irpinia, lungo la A16 (Credits: ANSA/CESARE ABBATE)

Chiara Duri

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"L'incidente del pullman in Irpinia? E' colpa è anche delle infrastrutture”. E' l’accusa di Carmelo Lentino, portavoce di BastaUnAttimo, la campagna nazionale sulla sicurezza stradale e contro le stragi del sabato sera promossa da AssoGiovani e Forum Nazionale dei Giovani.

"Le cause saranno accertate meglio dalla Magistratura, ma le prime notizie dicono ci siano stati dei problemi al mezzo riguardanti i freni o penumatici. Il pullman, infatti, senza controllo si è per un lungo tratto adagiato a barriere di cemento, che lo hanno tenuto in carreggiata, dato che reggono pesi enormi; ad un certo punto però i new jersey sarebbero terminati sostituiti dal guardrail che, come ovvio, non ha retto. In Italia esiste un elevato numero di incidenti stradali derivato da carenze infrastrutturali, Alessandro Barbano, direttore del Mattino, dice di aver percorso quel tragitto poche ore prima dell’incidente e ha constatato una situazione disastrosa".

La strage quindi poteva essere evitata?

"Non si può dire. Guasti al pullman o esplosioni della gomma non si possono prevedere. Quel che era prevedibile erano i limiti delle infrastrutture, sui quali bisogna riflettere".

Bisogna allora intervenire sul codice della strada? 

"Non è una questione solamente di cambio del codice della strada, il che può andare benissimo, ma non può essere sufficiente, altre cose vanno sistemate. Prima di tutto bisogna parlare del reimpiego delle proventi da parte del codice della strada derivati al sistema tutor e della rilevazione elettronica della velocità. Non sempre, infatti, i proventi delle sanzioni sono impiegati in prevenzione e sicurezza, molto spesso le amministrazioni riutilizzano questa cifra per sanare buchi di bilancio..."

L’Italia è un paese sensibile al problema della sicurezza stradale?

"In Italia esiste un problema culturale. Siamo abituati all’idea che fino a quando il fenomeno non riguarda noi o i nostri familiari, è qualcosa che tocca gli altri, e non viene affrontato giusto modo. Nelle scuole si dovrebbe formare giovani all’educazione stradale durante i primi anni di istruzione obbligatoria, ma, a tutt’oggi, non esiste un’azione di coordinamento sugli incidenti stradali. Esistono decine di forze di polizia competenti, ma non è inusuale percorrere tratti di strade secondarie dove per centinaia di km una persona non si vede nemmeno il miraggio di pattuglie di polizia, e poi nell’arco di 4 km trovare tutti insieme polizia locale, finanza e carabinieri".

Vede un futuro nella sensibilizzazione della sicurezza stradale in Italia?

Negli ultimi anni sono state depositate numerose proposte di legge ma, purtroppo, le situazioni non sono cambiate.

In Italia quando si parla di agenzie che sensibilizzano la sicurezza stradale esiste il timore dei costi elevati e degli sprechi, quando alcune ipotesi di progetto prevedevano un costo 0,anzi, probabilmente portavano anche un risparmio.

Le campagne di comunicazione sociale come promozione (costano poco o ricavano sui fondi) hanno fatto degli investimenti enormi, ma non portando l’effetto voluto.

La sicurezza stradale è una materia con sfaccettature a 360 gradi, perciò necessita degli interventi a 360 gradi.

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